Renault, Veolia e Solvay nella “miniera urbana”

Riciclare i materiali custoditi dalle batterie delle auto elettriche producendo metalli di tale purezza da essere utilizzati in nuove celle riducendo l’impronta sul clima: ci lavora un consorzio Renault, Veolia e Solvay

Le batterie dei veicoli elettrici avranno vita lunga, visto che sono sempre più spesso inserite in iniziative second life per valorizzarle, in impianti di stoccaggio e anche nell’industria, come recentemente ha dimostrato Nissan. Ma recuperare dalle celle le materie prime, alcune delle quali inserite nelle liste dei materiali considerati strategici in Europa, per limitare l’impatto sulle risorse e l’ambiente è sempre più considerato fondamentale da gruppi auto e loro fornitori.

Il gruppo Renault, e i conglomerati Veolia e Solvay hanno annunciato oggi (data del Global Recycling Day) la creazione di un consorzio che avrà proprio questa finalità, con ben chiaro il quadro e le opportunità per l’economia circolare che si prospetteranno per la fine della decade.

Nel 2030, suggerisce il gruppo transalpino, il numero di veicoli attivo sulle strade europee si sarà moltiplicato per dieci, con gli effetti immaginabili sulle necessità di approvvigionamento di materie prime. Se l’evoluzione della progettazione delle celle ridurrà alcuni fattori di criticità, ad esempio la quantità di cobalto, per quanto riguarda litio, nichel e altre materie prime la necessità del riciclo diverrà impellente.

Prima del riciclo in effetti, Renault punterà sulle riparazioni e l’allungamento della vita dei pacchi batterie, grazie alla fabbrica di Flins. Come noto il progetto Re-Factory punta alla riconversione del sito da cui escono oggi le Zoe, che per il 2030 sarà in grado di riparare e rendere efficienti fino a 20.000 unità l’anno.

La capacità di riparare le batterie per reinserirle in settori appropriati sarà una tappa fondamentale e consentirà di spostare di un arco di tempo tra i 5 ed i 10 anni il fine vita di un apparato che altrimenti andrebbe in pensione dall’uso veicolare dopo 8-12 anni.

Alla fine della vite utile arriva tuttavia il riciclo, nel quale Renault collabora con Veolia, che ha know-how aziendale sulla gestione delle risorse in questa fase. Pacchi, moduli sono smontati e le celle sminuzzate, i metalli estratti e riusati attraverso i processi metallurgici più diffusi.

Dove le cose si fanno interessanti è nell’ambizione di Renault e Veolia, col contributo del gruppo chimico europeo Solvay, è calibrare i processi di riciclo in misura tale da riuscire a estrarre e purificare i materiali attivi presenti in una batteria, quali litio, nichel o cobalto, perché raggiungano di qualità tale da poter essere riutilizzati come materia prima per la produzione di nuove celle e far ripartire il ciclo.

Il riuso del materiale in particolare si prospetta come un contributo alla riduzione dell’impronta di emissioni nella fase di produzione di una cella. La fase della produzione della batteria è come noto il fattore più critico se si esamina il ciclo di vita completo di un veicolo elettrico (LCA ovvero life cycle assessment), quello in cui i modelli a zero emissioni dallo scarico devono recuperare terreno rispetto a quelli convenzionali.

Secondo i principi dell’economia circolare, i partner Renault, Veolia e Solvay stanno creando un circuito chiuso in grado di mitigare i parametri negativi per contribuire a preservare le risorse e limitare l’attività estrattiva, generando nuove fonti di crescita e competitività se non a chilometri zero almeno a livello continentale concentrando il maggior numero possibile di fasi in Europa.

Per passare dalla teoria alla pratica un impianto pilota sarà installato in Francia entro breve tempo. E la necessità di creare una filiera su base regionale con un’ottica di questo tipo aiuta a capire perché l’amministratore delegato Luca De Meo abbia ritenuto di sottolineare in precedenza la necessità di avvicinare altre fasi essenziali della catena della manifattura di auto elettriche, quali la produzione di celle in un Electro Pole da insediare nel nord della Francia.

Credito foto di apertura: ufficio stampa Groupe Renault