Coi motori elettrici Skövde viaggia nel tempo

I propulsori delle future auto elettriche e ibride plug-in costruite da Volvo Cars saranno realizzati presso uno dei siti simbolo della manifattura svedese

Una nota ufficiale di Volvo Cars ha confermato oggi la scelta di destinare l’assemblaggio dei motori elettrici presso lo stabilimento di Skövde. In uno degli impianti più antichi di Svezia, che fa parte della storia del marchio scandinavo fin dal 1927, sarà messa a punto una linea di produzione interna completa entro la metà del decennio.

La casa automobilistica del gruppo Geely destinerà 700 milioni di corone svedesi (circa €68 milioni) nei prossimi anni per la realizzazione di questo progetto. Un investimento necessario per realizzare l’obiettivo di diventare un produttore di vetture elettriche premium puntando a un 50% di quota di modelli esclusivamente elettrici sul totale delle vendite globali entro il 2025, con la restante parte rappresentata da veicoli ibridi.

“La primissima Volvo del 1927 era alimentata da un motore costruito a Skövde”, spiega nella nota ufficiale Javier Varela, Senior Vice President responsabile delle aree Attività Industriali e Qualità. “Qui abbiamo una squadra altamente qualificata che si impegna a garantire i più alti livelli di qualità. Quindi è giusto che faccia parte del nostro entusiasmante futuro”.

A inizio 2020 Volvo Cars ha annunciato di avere avviato un piano di investimenti significativi nella progettazione interna e nello sviluppo di motori elettrici per la prossima generazione di modelli Volvo. Skövde sta ora passando alle fasi di assemblaggio e produzione interna dei motori elettrici: in una prima fase dedicandosi all’assemblaggio delle unità elettriche. Poi la società intende concentrare lì l’intero processo di produzione dei motori elettrici.

La progettazione e lo sviluppo dei motori elettrici della casa automobilistica hanno luogo a Göteborg e a Shanghai, quest’ultima una sede modernissima inaugurata a inizio novembre che si è affiancata alle attività di sviluppo di motori elettrici già in corso in Svezia, senza scordare i laboratori per le batterie anche questi divisi tra Cina e Svezia.

Il fatto di concentrare all’interno dell’Azienda i processi di sviluppo e produzione dei motori elettrici permetterà agli ingegneri di Volvo Cars di ottimizzare ulteriormente sia questi ultimi sia l’intero sistema di propulsione elettrica delle Volvo di nuova produzione. Questo approccio consentirà ai tecnici di incrementare ulteriormente l’efficienza energetica e le prestazioni complessive delle nuove vetture elettriche.

Le restanti attività dello stabilimento di Skövde, concentrate sulla produzione di motori endotermici, saranno trasferite a una consociata di Volvo Cars, la Powertrain Engineering Sweden (PES), che è destinata a confluire nelle attività di produzione di motori endotermici di Geely, come annunciato in precedenza.

Anche la conferma della presenza Volvo a Skövde evidenzia come rispetto al passato cresca l’impegno convinto di manager e organici per assicurarsi ruoli nei settori della manifattura collegati all’auto elettrica. Nessuno ormai dubita che produrre motori elettrici o assemblare celle di batterie sia un compito che manterrà importanza a lungo termine.

Là dove ci sono dubbi sulla presenza della manifattura collegata all’elettrico negli ultimi mesi è diventato frequente che si aprano scontri e crescano tensioni. Un caso recente e non ancora risolto definitivamente riguarda per esempio Daimler, collegata al miliardario Li Shufu peraltro come Volvo che fa capo a Geely.

A Stoccarda sono state anche accese le discussioni sul futuro della manifattura in una sede storica come quella Mercedes-Benz di Untertürkheim, dove sindacati e dipendenti vorrebbero motori elettrici, per anticipare il momento in cui Daimler passerà alla piena collaborazione comune col gruppo Geely sui motori convenzionali. Il timore sembra essere nella maggior parte dei casi che non sempre come nel caso francese di Flins un costruttore come ha fatto Renault abbia pronto un piano alternativo basato sull’economia circolare.

Se le preoccupazioni a contorno della storica transizione verso un automotive più sostenibile non mancano, qualche spunto di luce emerge a guardare notizie come quella annunciata da Volvo. Si tratta in effetti di un altro segnale che non è obbligatorio aspettarsi dall’auto elettrica che si ripeta il fenomeno della globalizzazione più sfrenata.

Sostenibilità dell’auto e delle batterie vuol dire anche, nell’ottica di obiettivi di neutralità sulle emissioni, che motori elettrici o batterie fatte in Asia (magari con energia elettrica proveniente da fonti fossili) non hanno più quel vantaggio competitivo che aveva la manifattura asiatica su quella europea negli Anni ’90.

E non è più una coincidenza, ma sembra l’inizio di un processo vero e proprio, che Volvo Cars come Nidec, Marelli e altri grandi marchi dovendo produrre motori elettrici per i veicoli elettrici prodotti in Europa decidano di farli in Svezia, Francia, Germania e non in Asia. Un altro settore sembra iniziare a riprodurre le scelte dei produttori di batterie, che anche quando con sede in Asia si sono installati in Europa e ora che c’è da aumentare la produzione non delocalizzano ma ingrandiscono le fabbriche.

Credito foto di apertura: ufficio stampa Volvo Car Italia