AUTO

Il sorpasso elettrico nei costi di produzione auto rinviato?

Segnale di cautela dalla società di consulenza Oliver Wayman sulla parità di costi di produzione tra auto elettrica e convenzionale, malgrado i prezzi delle batterie dimezzati

In questa decade i costi totali di una casa auto europea per costruire una compatta al 100% elettrica scenderanno in media di un quinto arrivando nel 2030 a €16.000. Lo scrive stamattina il Financial Times, che ha incaricato della stima la società di consulenza specializzata Oliver Wyman.

E tuttavia il consistente taglio ai costi lascerebbe, secondo gli esperti interpellati, un gap del 9% tra una compatta a zero emissioni e una convenzionale spinta da un motore che brucia combustibile fossile. Per le case auto, tra le quali durante la pandemia solo Porsche, Tesla e Toyota finora sono riuscite ad evitare di andare in rosso, si tratta di un segnale di allarme.

Un segnale che arriva malgrado il componente più costoso e strategico dell’auto elettrica, il pacco batterie, sia destinato a dimezzarsi come impatto sul prezzo complessivo del veicolo.

Nel grafico si nota in blu il contributo del pacco batterie ai costi di una compatta al 100% elettrica: dai circa €8.000 attuali si scenderà secondo le previsioni degli esperti a circa €4.000. (Credito immagine: Financial Times, fonte dati Oliver Wayman)

Per una batteria con capacità di 50 kWh l’attuale media di €8.000 scenderà a fine Anni ’20 a €4.300, secondo lo studio tedesco citato da Joe Miller nella sua corrispondenza da Francoforte. Non dovrebbe far male al rispettare questa previsione la nascita di una filiera continentale, con progetti sulla manifattura di celle sempre meno rari che vanno da Northvolt a Britishvolt.

Il responsabile del settore automotive della società di consulenza Simon Schnurrer ha detto alla testa britannica: “si può guadagnare denaro dai veicoli elettrici, ma meno di quanto storicamente avvenuto coi veicoli benzina a diesel“.

Le previsioni arrivano sulla scia di un mese di luglio che ha visto le elettriche in Europa arrivare alla quota record del 18% del mercato passeggeri a fronte di un 7,5% dello stesso periodo del 2019. E lo stesso anno trascorso corrisponde, ha fatto notare la società specializzata Jato Dynamics, alla crescita di modelli offerti da 28 agli attuali 38.

D’altro canto la vettura convenzionale a sua volta tenderà a diventare più costosa. Da un lato per tagliare a sua volta le emissioni, ma in parallelo per la quantità di accessori e gadget a cui nessuna vettura, sempre più connessa e sicura, sembra ormai in grado di rinunciare.

Così gli esperti della Oliver Wayman prevedono il sorpasso della elettrica pura sulla “cugina” convenzionale poco oltre la soglia del 2030, con un approccio meno ottimista rispetto ad altre fonti più entusiaste verso la mobilità green.

Quello che la stima dell’azienda consultata dal Financial Times sui costi di produzione auto futuri sembra soprattutto sottolineare, è che nei prossimi anni le risorse dei grandi gruppi auto saranno tese come corde di violino per rispondere a tutte le istanze di tecnologia e ricerca.

Un fenomeno che sembra lasciar immaginare che il caso dell’avvicinamento tra FCA e PSA da cui emergerà Stellantis non sia destinato alla solitudine, e che casi di razionalizzazioni di piattaforme e produzione, come quello di recente ipotizzato da Automotive News che dovrebbe vedere i modelli del Segmento B FCA incanalati verso il pianale PSA saranno un spettacolo abituale.

Credito foto di apertura: ufficio stampa FCA Italy