Accordo di programma definito per la prima Gigafactory britannica

AMTE Power e Britishvolt a caccia di 1,2 miliardi di sterline per aprire entro il 2023 la prima base, da 10 GWh, di una fabbrica di celle destinata ad affrontare Tesla e Northvolt

Il settore della mobilità elettrica si conferma una fonte di investimenti anche nella fase peggiore della crisi seguita alla pandemia. Due startup hanno annunciato ieri il loro progetto di dare vita a una fabbrica di celle da impiegare in particolare nelle future auto elettriche.

Il piano prevede investimenti fino a 4 miliardi di sterline (€4,45 miliardi), che sembrano perfino superare gli analoghi sforzi resi necessari dall’avvio di grandi fabbriche di batterie come quella comune tra Tesla e Panasonic in Nevada e quella scandinava in costruzione grazie a Northvolt, partecipata da molti soci tra cui il gruppo Volkswagen.

A firmare un accordo di programma sono state AMTE Power e Britishvolt. La scozzese AMTE Power aveva in passato rilevato da GS Yuasa e Mitsubishi AGM Batteries. Finora si è dedicata a commercializzare celle di nicchia agli ioni di litio (ma anche agli ioni di sodio).

Da tempo AGM Batteries produce celle cilindriche e pouch e batterie di avviamento in settori auto nei quali la resistenza (la fibra di vetro nell’elettrolita delle celle AGM assicura buona sopportazione delle vibrazioni) è importante come nell’off-road e nelle competizioni oppure dove si impiegano sistemi start-stop, come in molti modelli tedeschi.

Prima dell’annuncio si sapeva che l’azienda diretta da Kevin Brundish aveva in programma, anche grazie alla partecipazione a programmi di sovvenzioni governative, di realizzare un impianto da 1GWh a Dundee o nelle West Midlands.

Ma il nuovo piano è infinitamente più ambizioso e per questo ad AMTE Power si è associata Britishvolt. Insieme, ha dichiarato l’amministratore delegato Lars Carlstrom, le due aziende puntano a costruire un impianto, già battezzato GigaPlant con capacità superiore ai 30 GWh annui e fino a 35 GWh.

Si tratta delle dimensioni dell’attuale Gigafactory Tesla e di quelle a cui dovrebbe arrivare a regime Northvolt in Svezia. Nel 2023, quando AMTE Power e Britishvolt vorrebbero arrivare sul mercato, la nuova GigaPlant dovrebbe valere fino a 4.000 nuovi posti di lavoro.

Il consorzio pubblico-privato Faraday Institution, che attraverso il programma Faraday Challenge ha in parte sostenuto altri progetti AMTE Power, valuta che entro il 2040 il Regno Unito dovrà avere 130 GWh di capacità produttiva annuale di celle (all’incirca la richiesta per un milione e mezzo di auto) per restare rilevante come fornitore degli impianti di assemblaggio automotive presenti sulle Isole Britanniche.

Nel grafico è indicata la domanda fino al 2040 per la capacità (espressa in GWh) di celle per batterie prodotte nel Regno Unito (credito grafico e fonte dati: The Faraday Institution)

In termini di effetti sulla filiera in questo arco di tempo, Faraday Institution stima che otto grandi impianti potrebbero trasformare settore automotive e delle batterie portando il personale totale da 186.000 a 246.000.

La disponibilità di celle per auto elettriche specialmente nella prima metà dell’attuale decade sembra destinata a scontrarsi con la domanda, e la presenza dell’offerta della GigaPlant potrebbe rendere più interessante il Regno Unito come location per produrre auto a zero emissioni.

Attualmente le auto elettriche prodotte in Inghilterra su larga scala sono le Nissan Leaf a Sunderland e più di recente le Mini ad Oxford. Ma Jaguar Land Rover produce le I-Pace in Austria e le Vauxhall Corsa-e escono dallo stesso stabilimento spagnolo in cui nascono le cugine Opel Corsa-e.

Di certo a creare una attrattiva per tenere vive le prospettive degli impianti britannici anche durante e dopo la transizione alla mobilità elettrica sta lavorando a pieno ritmo l’Advanced Propulsion Centre, consorzio sostenuto dal governo che ha fatto da chaperon al matrimonio tra le due startup.

Tuttavia la maggior parte degli investimenti, considerato che l’uscita dall’UE non renderà più validi progetti britannici per fondi connessi al prossimo green new deal continentale, dovrà provenire da privati.

Secondo fonti di stampa inglesi Britishvolt sta scegliendo tra cinque possibili sedi per la prima fabbrica, che dovrebbe arrivare ad una capacità annuale di 10 GWh. Solo per il prossimo anno le startup puntano a rastrellare 1,2 miliardi di sterline (1,3 miliardi di euro) per avviare il progetto, con sostegno che potrebbe provenire dal Medio Oriente e dalla Scandinavia. Malgrado i postumi della pandemia.

Credito foto di apertura: sito web AMTE Power