L’Autopilot Tesla tiene sempre meglio il volante: è questo il problema?

La casa californiana ha pubblicato l’esito del report trimestrale sulla sicurezza del suo noto sistema semi-automatico di assistenza alla guida: la frequenza degli incidenti quando è inserito non cala

Tesla ha diffuso i risultati del suo terzo Autopilot Safety Report: i numeri segnalano che la frequenza di incidenti verificatisi quando l’Autopilot è attivato è aumentata, sebbene sia rimasta significativamente più bassa quando il sistema è disinserito.

Dalla pagina in cui Tesla ha riassunto i risultati si possono trarre le cifre del primo trimestre 2019, nel quale si è verificato un incidente ogni 2,87 milioni di miglia percorse col sistema di supporto alla guida inserito rispetto a uno ogni 3,34 milioni di miglia rilevati alla fine del terzo trimestre 2018, il primo reso pubblico. Nell’ultimo trimestre 2018 si era verificato un incidente ogni 2,91 milioni di miglia.

Se si passa alle percorrenze in cui l’Autopilot non era inserito il trimestre concluso a marzo ha dato un riscontro di un incidente ogni 1,76 milioni di miglia, rispetto ad 1,92 milioni nel primo resoconto e 1,58 milioni nel trimestre concluso a dicembre 2018. Tesla sottolinea che l’incidenza di incidenti va comparata alle cifre valutate dall’agenzia federale americana NHTSA, che stimano una media di un incidente ogni 436.000 miglia percorse.

Non è difficile cercare sui forum le opinioni della clientela Tesla sull’Autopilot, specialmente sulle ultime versioni. Le opinioni sono positive in misura schiacciante, e questo sembra all’apparenza rendere più inspiegabile che la frequenza degli incidenti tenda a crescere man mano gli specialisti del software di Palo Alto migliorano il sistema.

Ma con ogni probabilità la spiegazione al paradosso è appena stata fornita: l’aumento della frequenza di incidenti con Autopilot inserito avviene perché è migliorato. Con la graduale assuefazione ai miglioramenti del sistema la vigilanza tende a scemare in modo inevitabile, con i clienti Tesla come con tutte le persone che siedono al volante di un veicolo, che sia auto o aereo non cambia molto, come le polemiche sulla sicurezza dei meccanismi di automazione sui  Boeing 737 Max hanno riportato recentemente alla luce.

Che i sistemi per aviazione o stradali studiati per ridurre il carico di lavoro possano comportare conseguenze negative sembra sempre più credibile, ma ci sono studi che paiono contraddire questa ormai diffusa e maggioritaria convinzione.

Lex Fridman all’MIT ha da poco pubblicato la bozza di uno studio incentrato proprio sul sistema Tesla, uno dei molti dispositivi di Livello SAE 2, o semi-autonomi, che il suo reparto in Massachusetts sta da tempo studiando e sviscerando. Nel database, Fridman e collaboratori hanno analizzato nel corso di oltre tre anni 18.928 disingaggi dell’Autopilot verificatisi in normali condizioni di marcia.

La conclusione centrale che i ricercatori hanno tratto è che i conducenti che hanno partecipato allo studio nel 34,8% delle percorrenze hanno usato l’Autopilot e tuttavia apparivano in grado di mantenere un grado relativamente alto di vigilanza funzionale. Lo studio è stato accolto in modo contrastante: bene accolto dai fan Tesla e con scetticismo soprattutto da molti noti esperti di sicurezza stradale e del traffico. Più che chiudere un argomento, Fridman e coautori sembrano aver riaperto il contenzioso sulle transizioni del controllo della guida tra esseri umani e computer.


Credito foto di apertura: AUTO21