A San Francisco il pubblico sale sui «robotaxi» Cruise

La divisione General Motors, sostenuta anche da investimenti giapponesi, dimostra che i gruppi dell’auto possono essere protagonisti nell’innovazione, perfino in settori complessi come la guida autonoma

Cruise da ieri ha aperto al pubblico il suo servizio di robotaxi senza conducente o supervisore a bordo a San Francisco, dove i suoi veicoli (Chevrolet Bolt elettriche modificate con abbondanza di sensori, chip e software) sono in azione dal lontano 2016, utilizzando il traffico complesso della città californiana come palestra e come misura del livello di affidabilità della propria tecnologia. Un sistema arrivato al punto da consentire alla controllata General Motors (e compartecipata da Honda) di avvicinarsi alla piena commercializzazione.

Per raggiungere questa fase critica in cui Cruise inizierà non solo a ottenere titoli sui siti specializzati e video sui social media ma ad ottenere ricavi, sarà prezioso un investimento aggiuntivo da $1,35 miliardi proveniente da SoftBank Vision Fund. Il fondo giapponese di Masayoshi Son si era già in precedenza impegnato a investire altri $1,35 miliardi a valle del proprio investimento iniziale di $900 milioni, una volta che Cruise avesse raggiunto questo stadio.

Dopo le centinaia di corse riservate a collaudatori e programmatori e quelle riservate ai dipendenti Cruise a partire dalla scorsa estate, i tragitti aperti al pubblico saranno inizialmente gratuiti e per le prenotazioni dei robotaxi è disponibile una apposita pagina sul sito web dell’azienda, con tutte le fasce orarie già accessibili.

Un aspetto interessante dell’apertura delle prenotazioni, è che chi intende scoprire come funziona il servizio dei robotaxi Cruise stavolta non sarà tenuto a firmare un accordo di riservatezza prima di utilizzarlo. Al contrario dipendenti Cruise e loro familiari finora erano tenuti a firmarne uno.

Cruise testa i suoi veicoli autonomi, ciascuno dei quali ha un proprio nome come si usa con le barche, in tutta San Francisco, ma il servizio privo di supervisore umano a bordo per ora è limitato ad alcune aree e strade all’interno dei quartieri centrali di Haight-Ashbury, Richmond District, Chinatown e Pacific Heights. Questo servizio di robotaxi aperto al pubblico nei piani originari della startup era previsto nel 2019, ma le complessità del settore hanno fatto slittare il traguardo a queste giornate.

Cruise è una della sessantina di società e startup che hanno ricevuto dalla DMV della California, l’equivalente locale della motorizzazione, i permessi necessari per sottoporre a test ed operare veicoli che raggiungono il Livello 4 della tassonomia SAE sulla guida autonoma, ovvero fanno del tutto a meno di interventi umani salvo in condizioni particolari, ad esempio condizioni meteo quali una nevicata.

I permessi per svolgere attività commerciali sono invece un terreno di competenza della California Public Utilities Commission, che finora ha rilasciato a Cruise solo la licenza di addebitare corse in fascia notturna. La presidente e CEO di GM Mary Barra ha sperimentato il servizio e anche lei in compagnia di altri manager del suo gruppo lo ha utilizzato in uso notturno, anche se non sappiamo quanto abbia speso….

La cosa che sembra interessante del programma Cruise Rider Community non è che sia qualcosa mai fatto prima dalla concorrenza. Anzi, in effetti da molto più tempo Waymo opera un servizio di robotaxi in Arizona e la filiale di Alphabet è stata la prima a proporre l’esperienza di viaggiare in un’auto “vuota” al pubblico americano.

Quello che interessa in questo caso è che Cruise è riuscita a dimostrare che anche i gruppi auto tradizionali, nello specifico uno dei Big 3 di Detroit, sia stata in grado di dimostrare di misurarsi con le startup di origine tecnologica, quel gruppo di aziende come Uber o Waymo che appena cinque anni fa numerosi economisti ed addetti ai lavori tendevano a pronosticare come destinati a soppiantare le case auto e il loro modello di business.

Sulla scia della spinta all’innovazione in settori come l’automazione, l’elettrificazione, la connettività dei veicoli, il gruppo americano ieri ha dichiarato anche che spenderà più dei $35 miliardi precedentemente pianificati fino al 2025 per accelerare il lancio di nuovi veicoli elettrici e ha sottolineato che gli investimenti in tecnologia avranno la priorità su maggiori profitti. GM prevede una spesa in conto capitale annuale compresa tra i $9 e $10 miliardi quest’anno e per i prossimi anni.

La mossa Cruise di aprire il servizio di robotaxi al pubblico tende a dimostrare che i “dinosauri” dell’auto se fanno gli investimenti appropriati sono in grado di misurarsi con società molto più giovani e agili anche sul loro terreno. Nel caso specifico della divisione californiana, suggerisce anche che col co-fondatore Kyle Vogt tornato al timone dopo la partenza dell’ex-CEO Dan Ammann la società sia in buone mani e sulla strada giusta.

Preso atto del sostanziale passo avanti compiuto da Cruise, altro è invece stabilire dove possa collocarsi oggi la società nell’ideale ranking della tecnologia globale dei robotaxi. E in questo caso forse sempre più importante sarà non limitarsi alle solite Waymo (o Tesla) e guardare invece anche a Oriente.

A fine gennaio la startup cinese della guida autonoma AutoX (finanziata tra l’altro da Alibaba) ha espanso la propria area operativa dei servizi di robotaxi a 1.000 chilometri quadrati nella metropoli di Shenzhen, facendone la più grande area di guida autonoma di tutta la Cina. AutoX, che ha permessi per test anche in California, a Shanzhen dal gennaio 2021 copre già una zona operativa completamente senza conducente di 168 chilometri quadrati.

Credito foto di apertura: sito web Cruise