Lo scenario più ottimistico sulle colonnine di ricarica sarà quello giusto?

Mentre le nostre utility sviluppano le reti di ricarica per adeguarle al decollo del mercato dell’auto elettrica, la francese EDF punta al primato delle colonnine in quattro paesi europei, Italia inclusa

La mobilità elettrica sta per offrire opportunità interessanti a chi apprezza il valore della concorrenza. Non solo per quanto riguarda il prodotto a quattro ruote (e due) ma anche per le colonnine pubbliche a cui quei veicoli dovranno attingere energia.

Un settore abbastanza interessante nelle sue prospettive da attirare l’attenzione di grandi gruppi come BP, Shell e Total che a vario titolo sono entrati nel settore con l’idea di affiancare alle stazioni di servizio postazioni veloci ed ultra-veloci. Perciò non meraviglia che le grandi utility continentali si stiano muovendo con sempre maggiore decisione per andare a occupare le posizioni più comode per partecipare al mercato della ricarica delle auto elettriche.

Questa settimana durante la conferenza parigina “Electric Days” EDF ha reso pubblico il progetto col quale punterà al 30% della quota europea di ricarica dei veicoli elettrici entro il 2022. A quel traguardo intende arrivare grazie alla sua filiale Sodetrel.

L’obiettivo è collocare 75.000 postazioni in Francia, Belgio, Regno Unito ed Italia, contro le circa 5.000 attuali, quasi tutte francesi (chi guida all’estero può averle già viste nelle aree di servizio delle autostrade transalpine, come quella della foto di apertura). Al riguardo qualche confronto può essere utile.

Nel proprio programma di sviluppo delle postazioni di ricarica in Italia, ENEL X ha previsto entro il 2022 di installare 14.000 colonnine, di cui 3.000 fast. Un progetto ribadito dal suo amministratore delegato Francesco Venturini durante la settimana della mobilità di fine settembre al convegno di Vallelunga. Finora sono 1.578 le infrastrutture di ricarica con tecnologia ENEL già installate e 918 quelle ancora da installare entro fine anno.

Come si vede, per chi sta pensando di scegliere veicoli elettrici, il progresso a medio termine sul versante della disponibilità di postazioni di ricarica pubbliche appare molto incoraggiante: finora l’argomento della difficoltà di trovare colonnine, specie per viaggi impegnativi, ha invece pesato molto nelle decisioni di acquisto.

EDF in particolare ha indicato di voler essere il partner prescelto per la ricarica per 600.000 veicoli elettrici, il 30% nei quattro paesi interessati dal suo business plan. E se si legge il servizio dedicato a questo tema da Le Point, la società intenderebbe raggiungere il primo posto in tutti e quattro, visto che il suo PDG Jean-Bernard Lévy in conferenza stampa ha parlato di gruppo “leader incontestato della mobilità elettrica laddove andrà ad espandersi ed accelerare“.

Prendendo alla lettera il proposito di monsieur Lévy, dovremmo quindi dedurre che nel 2022 in Italia saranno disponibili 14.000 colonnine ENEL X, qualcuna di più di Sodetrel/EDF, più le altre delle utility regionali, tra le quali alcuni gruppi come Hera o A2A sono già piuttosto attivi. Quasi troppo bello per essere vero?

Il punto interrogativo, anche nel migliore dei casi possibili, resta probabilmente quello della distribuzione delle postazioni. Come ricordava l’e-Mobility report appena presentato dall’Energy & Strategy Group del Politecnico di Milano, ad oggi sussiste un forte squilibrio nel posizionamento delle postazioni.

La distribuzione vede il 48% delle postazioni al nord, 40% al centro ed il restante al sud. Ma se si guarda alle colonnine veloci a corrente continua il nord ha un 63%, il centro il 28% ed il resto è sparpagliato nel mezzogiorno.

Un eventuale boom della concorrenza tra ENEL X, EDF ed altri si tradurrà forse in una maggiore possibilità di scelta nelle maggiori aree urbane, dove si concentra maggiormente il PIL nazionale. In periferia anche lo scenario più ottimistico impiegherà più tempo a farsi sentire.

La questione delle collaborazioni con le utility e con chi opera nelle postazioni di ricarica è invece già un tema attualissimo per le case auto. Il mix di alleanze che diventano rivalità appena si passa un confine tende anzi a frammentare le collaborazioni.

Almeno è quello che viene da pensare vedendo alcuni recenti accordi. I clienti della nuova Jaguar I-Pace, ad esempio, durante il Salone di Parigi hanno scoperto che in Francia saranno clienti privilegiati della rete Chargemap, servizio che ha già 200.000 affiliati e che consente ai membri di usare app e carta in oltre 23.000 postazioni francesi ed europee.

Il gruppo Renault invece ha appena annunciato nuovi accordi con attori di riferimento del mercato energetico europeo: EDF, Total ed ENEL. In Italia la collaborazione con ENEL X tra l’altro riguarderà un progetto pilota sulla ricarica intelligente (che tiene conto di prezzi e carichi della rete) e lo sviluppo dell’infrastruttura di ricarica, che sarà reso più facile alla clientela di auto e furgoni francesi che accederanno alle colonnine con l’app Renault Z.E. Pass.

Se ENEL ha iniziato a collaborare con molti marchi che hanno auto elettriche, oltre a Renault ad esempio Nissan ed Audi, tali collaborazioni non sono ad ampio raggio geografico. In Francia Renault stessa sta ampliando i rapporti con EDF per sviluppare da un lato la ricarica intelligente e dall’altro l’autoconsumo da parte della clientela.

Come si vede nessun matrimonio sembra attualmente essere stato consumato, invece c’è una frenesia di dating. Sullo smart charging in Francia Renault ha anche accordi con il gruppo Total e la startup olandese Jedlix, per lanciare dal 2019 un’altra app anch’essa mirante a gestire la ricarica con le tariffe più basse e in questo caso con energie rinnovabili (la maggior parte dell’energia delle centrali EDF è quella nucleare).

In questa fase di massima fluidità dello sviluppo della mobilità elettrica non è affatto sorprendente che gli accordi siano spesso specifici su singoli progetti. In Italia Nissan è partner ENEL nella ricerca sulla ricarica bi-direzionale, tecnologia nella quale è partner della maggior parte dei progetti la startup Nuvve Corp.

Ma i progetti di sviluppo che EDF ha in mente prevedono anche 4.000 postazioni V2G con tecnologia Nuvve Corp. in grado di re-inviare se necessario energia alla rete, e non solo prelevarla in modo smart. E’ probabile che EDF in Italia promuova questo progetto, appoggiandosi ad uno o più marchi dell’Alleanza franco-giapponese, e visto la selva di incroci di collaborazioni che cui siamo di fronte, appare improbabile che ENEL ecceda in gelosia…


Credito foto di apertura: AUTO21