In Continental si allenano con le pale per la loro prima “gigafactory” di batterie

Il numero uno Elmar Degenhart conferma l’interesse Continental per il mercato di batterie per auto, ma vuole puntare €2,5 miliardi sulla prossima generazione

Mentre i fornitori asiatici di batterie mettono piede in pianta stabile nell’Europa dell’Est uno tra loro, quella CATL che contende a Panasonic e BYD la palma di primo produttore al mondo, ha addirittura deciso di aprire ad Erfurt, in Germania, per fornire i locali gruppi dell’auto.

Probabilmente sarebbe frettoloso dire che si sia trattato della goccia che ha fatto traboccare il vaso, però da quell’annuncio è curioso che si sia risvegliato l’interesse di alcuni marchi tedeschi per l’argomento.

Da pochi giorni si è appreso che Daimler nei suoi impianti di Sindelfingen ed Unterturkheim troverà spazio per l’assemblaggio delle batterie, mentre stamattina in una lunga intervista al quotidiano finanziario Handelsblatt è stata Continental a confermare di voler entrare nell’affollata arena delle batterie.

Questo è quello che il numero uno dell’azienda di Hannover Elmar Degenhart ha dichiarato, definendo il business delle batterie una opzione per il futuro del suo gruppo. Se l’approccio è ben diverso da quello di uno dei principali concorrenti nella fornitura per auto, Bosch che ha appena gettato la spugna, i primi passi non sono però esattamente analoghi a quelli di Usain Bolt.

Anzi, il primo esempio indicato da Degenhart nello spazio dell’elettrificazione è quello di una joint venture con la cinese CITC: per i sistemi 48-volt, promettenti dal punto di vista del mercato a breve termine, un piccolo supporto al taglio delle emissioni ma certo non una meraviglia tecnologica.

CITC avrebbe anche le competenze per passare al settore della fornitura di celle per batterie. Ma il fatto è che ad Hannover di fare questo salto nel mercato attuale sembrano tutt’altro che entusiasti, puntando piuttosto con più decisione alla generazione delle batterie con elettroliti allo stato solido.

Quello che in molti stanno inseguendo è un futuro di energia per le auto che passerà  da batterie più piccole, più sicure ma in grado di contenere più carica. Degenhart ha sostenuto con la testata tedesca che se i primi nuovi modelli di batterie in grado di vantare 500 Wh saranno presto sui mercati, a suo avviso per rendere le auto elettriche davvero competitive sarà necessario puntare ai 1.000 Wh.

Valori che solo le batterie allo stato solido secondo Continental metteranno a disposizione delle auto elettriche. Gli investimenti necessari per una gigafactory in grado di sfornare questa nuova generazione di batterie sono imponenti (ed il primo motivo a dissuadere Bosch dall’avventurarcisi): oltre due miliardi e mezzo di euro.

Parliamo di una fase iniziale di diffusione della tecnologia che in Continental collocano tra il 2025 ed il 2030: non proprio una data che appaia fatta per far fremere di gioia il Commissario Europeo Maros Sefcovic che da tempo sta tirando per la giacca i colossi industriali continentali per far decollare la sua cosiddetta Airbus delle batterie.

Ad onor del vero Degenhart non si tira affatto indietro nel cercare la sponda del supporto federale e/o europeo: più che di protezionismo chi dovrà cercare uno spazio con le nuove tecnologie e le nuove generazioni di prodotto avrebbe bisogno di sostegno alla ricerca ed allo sviluppo.

Una volta messo a punto il prodotto di nuova generazione, una Airbus delle batterie, non dovrebbe faticare a trovare una quota importante di passeggeri, o meglio di clienti. Secondo il gruppo tedesco, infatti, se nel 2050 il 70% delle vendite fosse di veicoli nativi elettrici servirebbero 160 gigafactory (quella originale di Tesla e Panasonic a regime dovrebbe avere una capacità di 32 GWh l’anno).


Credito foto: ufficio stampa Continental AG