Le risorse di un impianto virtuale? Le batterie di ibride plug-in come l'Outlander - auto21.net

Le risorse di un impianto virtuale? Le batterie di ibride plug-in come l’Outlander

Mitsubishi insieme a sei grandi aziende ed utility giapponesi partecipa ad un progetto che studia l’integrazione di veicoli elettrici per stabilizzare le reti

I progetti-pilota sul V2G (vehicle-to-grid) che puntano ad integrare auto elettriche nella rete ormai non sono una rarità ed alcuni sono in corso anche in Europa e qui in Italia (a Genova). In Giappone ne sta partendo uno che ha ottenuto il sostegno economico del locale ministero di Economia, Trasporti ed Infrastrutture (METI).

Il METI ha coinvolto imprese ed utilities (Tepco Co., Tepco Energy Partner, Tepco Power Grid, Hitachi Systems Power Service, Hitachi Solutions, Mitsubishi Motors e Shizuoka Gas) nell’ambito di una iniziativa sull’innovazione sostenibile che si configura come “V2G Aggregator Project“: un progetto che punta a dimostrare la fattibilità di un impianto virtuale che impieghi energia destinata ai consumatori.

Dalla settimana scorsa il progetto realizzerà un sistema V2G sviluppando anche un modello di business che impieghi le capacità di numerose auto elettriche ed ibride plug-in (Mitsubishi si è già impegnata in uno simile in Olanda insieme alla società New Motion) di stoccare energia per far intervenire le batterie per regolare domanda ed offerta all’interno di una rete.

Il Giappone sta promuovendo l’adozione ed espansione di fonti di energia rinnovabili quale sostegno alla riduzione dell’impatto dei gas sul cambiamento climatico.

Peraltro la rapida crescita delle quote di energia solare ed altre fonti rinnovabili ha reso palesi un numero di possibili criticità che andrebbero a intralciare la stabilità delle reti elettriche, a cominciare dalle fluttuazioni nella produzione e l’eventualità di concentrazioni di picchi di produzione che le fonti rinnovabili possono determinare.

Stabilizzare le reti elettriche tipicamente in Italia finora è stato fatto con centrali termiche in particolare a gas, mentre in Giappone (nel quale i problemi agli impianti nucleari hanno messo in questione questa opzione) l’alternativa non gradita è quella del carbone.

Gli impianti virtuali VPP (virtual power plants) sono un approccio alternativo che viene promosso come una alternativa dai costi contenuti e dalla scalabilità particolarmente flessibile, in considerazione delle previsioni sulla futura espansione del numero di auto al 100% elettriche dotate di pacchi batteria in grado di giocare un ruolo nella stabilità della rete.

Questa eventuale risorsa è in particolare interessante quando si tratta di modelli Nissan e Mitsubishi, perché finora i loro sistemi CHAdeMo sono quelli più rapidi nel connettersi alle necessità di stabilizzazione della rete.

Contrariamente a quello che si potrebbe pensare, gli impianti virtuali con molta probabilità saranno più spesso chiamati a caricare le batterie in modo selettivo durante i picchi di produzione delle rinnovabili (tipicamente giorno il solare e notte per l’eolico) piuttosto che a scaricare energia nella rete, a rischio di ridurre l’autonomia dei proprietari. Questa funzione peraltro sarà presente, ed è quello che differenzia la carica bi-direzionale dal semplice smart charge.

Gli ostacoli da superare per progetti-pilota come questo che avrà come sedi iniziali la fabbrica Mitsubishi Motors di Okazaki e un impianto della Shizuoka Gas non sono di dettaglio ma sostanziali.

I sette partner dovranno sviluppare una tecnologia in grado di gestire grandi, in prospettiva anche colossali numeri di auto elettriche ed ibride con caratteristiche e batterie diverse, l’aggiornamento delle reti per renderle compatibili con queste nuove risorse e il raggiungimento di un punto di equilibrio tra esigenze di mobilità dei veicoli e di stabilità delle reti.


Credito foto di apertura: ufficio stampa New Motion