Le ambizioni di Didi sulla mobilità elettrica attirano una dozzina di case auto

L’anti-Uber prepara un nuovo servizio di car sharing tutto elettrico e mira ad avere nella sua rete di veicoli un milione di auto a zero emissioni entro il 2020

Prima di passare alla notizia, una riflessione sul contrasto che salta agli occhi in questo periodo: Didi Chuxing e Uber sono entrambi colossi del ride hailing globale. L’azienda americana in questi giorni è alle prese con i postumi di un travagliatissimo 2017 e fa rumore soprattutto per la lunga causa che è in corso con Google (più esattamente con la divisione auto Waymo).

Uber, inoltre, sta iniziando a fare lobby insieme ad altre società americane per escludere in futuro che le auto a guida autonoma operate da privati possano guidare nelle metropoli. Quasi una richiesta socialista. Invece Didi Chuxing, che nella comunista Pechino ha sede davvero, offre prove di uno spirito imprenditoriale degno dei mercanti portoghesi od olandesi del XVII° secolo.

Dopo aver messo piede in Brasile acquistando la società locale 99 (quasi per far concorrenza ad Uber per così dire “alle porte di casa”) adesso sta avviando accordi con ben dodici case automobilistiche.

Tra i nomi ci sono Ford, l’Alleanza formata da Renault, Nissan e Mitsubishi e i principali marchi nazionali, a cominciare dai leader nelle vendite di auto “verdi” (in Cina direbbero NEV) BYD Co Ltd. BAIC BJEV, Chery Automobile. Inoltre Changan Automobile Group, Zotye Automobile, Geely Auto, KIA Motors ed altri.

In un paese in cui le norme introdurranno presto quote minime di auto elettriche sulle nuove immatricolazioni, e nella quale Didi Chuxing ha acquisito le attività locali proprio da Uber (che in quel duello commerciale stava dissanguando le sue casse) il gruppo svilupperà una formula di car sharing basata su auto a zero emissioni (o aspiranti tali, visto il mix con cui in Cina si produce energia elettrica).

La dominatrice del mercato cinese dei taxi privati finora aveva nella sua rete di autisti 260.000 veicoli elettrici. Ma Didi punta ad arrivare ad un milione di auto elettriche pronte a offrire corse (oppure noleggi nel caso destinate al car sharing) entro il 2020. Programmi di tali dimensioni da giustificare una propria rete di colonnine di ricarica, il cui sviluppo in effetti è in atto.

Ogi Redzic, che è il massimo responsabile della divisione veicoli connessi e dei servizi di mobilità per l’Alleanza franco-giapponese, nella nota stampa ha dichiarato “le opportunità commerciali e tecnologiche che studieremo con Didi sono molto promettenti. Questa cooperazione corrisponde allo sviluppo dell’Alleanza in termini di elettrificazione dei veicoli, di autonomia, di connettività e dei nuovi servizi di mobilità“.

All’agenzia Reuters un manager locale ha rivelato che l’Alleanza, di certo insieme al partner cinese Dongfeng, avrebbe ambizioni di aggiudicarsi una fetta molto importante delle vendite dei veicoli al 100% elettrici a Didi, partendo dalla propria posizione di gruppo leader globale nelle vendite di auto native elettriche.


Credito foto di apertura: sito web Didi Chuxing