Sul serio: ecco le previsioni più interessanti di chi dà i numeri sull’auto elettrica

Previsioni a breve o lungo termine, timide o aggressive, su vendite o parchi circolanti: nel 2017 il futuro dell’auto elettrica ha scatenato gli esperti

Nelle giornate di fine anno è difficile sfuggire ai bilanci ed alle previsioni. Occupandoci di temi attinenti all’auto e alla mobilità, riteniamo ragionevole attendere ancora qualche giorno e cifre certe riguardo ai primi.

Invece quelle delle previsioni non sono cifre certe: e allora, senza rischiare di perdere il sonno per le loro indicazioni, anche noi approfittiamo del periodo per dare un’occhiata a quello che gli addetti ai lavori si aspettano per il futuro.

Per il futuro a breve termine tutti o quasi i centri studi sono concordi sulla forte probabilità che continui ad assomigliare al 2017, un argomento che non cambia per la crescita del mercato delle auto con la presa (quindi elettriche al 100% o ibride plug-in).

In particolare qui in Italia: il mercato totale 2017 sfiorerà i 2.000.000 di auto vendute e le vendite di veicoli con sola batteria di trazione sfioreranno i 2.000 e per il 2018 ci si aspetta che entrambe le soglie siano superate.

Le previsioni estese al mercato globale diventato molto più incoraggianti rispetto a quelle italiane. Come noto i dati della IEA (l’Agenzia Internazionale per l’Energia) hanno verificato che nel 2015 il parco globale ha raggiunto il milione, nel 2016 abbiamo passato il secondo milione e quest’anno siamo arrivati al terzo. Le auto al 100% elettriche sono circa il 60% (il 75% in Cina).

La crescita nel 2018 dovrebbe accelerare: una flotta silenziosa di cinque milioni di veicoli in marcia nel mondo sembra possibile, sostiene la società di consulenza LMC Automotive. Non tutte le previsioni lo hanno scritto così esplicitamente ma è un quadro in linea di massima condiviso.

Dividere le previsioni tra quelle a breve e lungo termine, nel caso delle prospettive dell’auto elettrica finisce per tradursi in scelte di campo tra ottimismo e pessimismo, o tra scenari conservativi ed aggressivi, espressione che gli analisti spesso preferiscono.

Ad oggi, sono solo sette i paesi in cui il mercato dell’auto elettrica ha superato l’1% delle vendite annuali totali: Cina, Stati Uniti, Norvegia, Svezia, Olanda, Regno Unito, Austria, Belgio, Svizzera, Germania, Islanda, Finlandia e Portogallo.

Considerato che l’1% non è in ogni caso una quota rilevante più di tanto, quello che rende interessante una previsione a medio e lungo termine (diciamo dal 2020 in poi) è il modo in cui aiuta a capire dove e quando le curve della crescita dei modelli adottati si impennano.

Perché quelle curva siano destinate a schizzare verso l’alto è presto detto: soprattutto sarà una questione di competitività dei prezzi rispetto alle auto convenzionali. Una parità che nascerà in primo luogo dal crollo dei prezzi delle batterie. Una maggioranza degli analisti collocano a metà della prossima decade quel momento.

Ma alcuni ormai cominciano a sostenere che sarà proprio in Europa che questo avverrà inizialmente. In un 2017 che sembra essere stato contagiato da un ottimismo perfino euforico per quanto riguarda le previsioni dei tassi di crescita dell’auto elettrica, gli esperti della banca elvetica UBS hanno sostenuto che quando questo avverrà (2025) vedremo vendite del 13,7% del totale: 14,2 milioni di auto al 100% elettriche.

Una cifra molto generosa nel dispensare fiducia alle prospettive dell’auto elettrica che è stata in qualche caso perfino superata. Sorprendentemente anche in Italia, in qualche sporadico caso: nei vari capitoli della SEN, la strategia energetica nazionale da poco presentata, c’è una previsione di cinque milioni di auto elettriche in circolazione nel parco auto nazionale del 2030.

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Uno studio della banca olandese ING prevede che in Europa nel 2035 si venderanno solo auto a zero emissioni, saranno il 20% già nel 2025 (credito immagine: ING).

Una quota che ha suscitato perplessità. Perché abbia qualche probabilità di rivelarsi concreta, la quota probabilmente avrebbe bisogno di essere collocata nella scia della previsione più ottimistica che il 2017 ci ha consegnato: quella degli esperti della banca olandese ING. Come indica il grafico qui sopra prevede per le auto native elettriche il 100% del mercato delle immatricolazioni nel 2035, una cifra decisamente bullish.

Ma, per quanto il mercato della Vecchia Europa ci riguardi da vicino, tuttavia la crescita e la diffusione dell’auto elettrica è un fenomeno globale e non continentale. Mettere a fuoco i numeri che riguardano il futuro richiede che non si perda di vista chi sta chiamando gli schemi in questa partita fondamentale per il futuro dell’auto.

E parliamo ovviamente anzitutto del primo mercato: la Cina. Il cui governo pretende che nel 2025 i veicoli elettrificati (quelli che loro chiamano NEV, ovvero new energy vehicles) siano 7 milioni, o 20% del totale. Una quota che in Europa per quell’anno nessuno, tranne i super-ottimisti di ING, si attende.

Guardando alle dimensioni globali conviene allora esaminare quelle che sono le previsioni più conservative e le più ottimistiche disponibili per vedere dove conducono. Boston Consulting Group ad esempio, come si nota dal grafico tratto da questo report, prevede una crescita immediata blanda, con 980.000 auto al 100% elettriche vendute nel 2020, rispetto a circa il doppio di ibride plug-in.

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Le quote previste per i veicoli elettrici sono in blu, le ibride plug-in color azzurro e le ibride convenzionali arancione (Credito immagine: the Boston Consulting Group Inc.)

Nel 2025 prevede che le elettriche possano raggiungere una quota del 6% (6,3 milioni) mentre resterebbe invariata la quota delle ibride plug-in. Nel 2030 le elettriche saranno salite al 14%, con oltre 15 milioni venduti globalmente e le ibride plug-in ancora staccate, sebbene con una quota del 6%.

Perché inseriamo la previsione di BCG tra gli scenari conservativi? Perché c’è una corrispondenza tra i livelli di vendite che loro prevedono per il 2025 e gli obiettivi annunciati dai gruppi Volkswagen, dall’Alleanza franco-giapponese, Volvo, General Motors e Tesla. Mancano quindi dal conto i veicoli elettrici che tutti gli altri gruppi globali si prefiggono di vendere e, soprattutto, quelli di tutti i costruttori cinesi.

Vale la pena di osservare che le previsioni delle società di consulenza e dei centri studi hanno qualcosa di congenitamente diverso rispetto a quelle dei gruppi dell’auto: per questi ultimi sono sempre la premessa ad obiettivi da raggiungere.

Questo implica che cambiare le cifre degli obiettivi per un gruppo auto è la premessa a complesse e costose riorganizzazioni. Per centri studi e think-tank invece, cambiare idea sulle previsioni è molto più facile, perché per i loro bilanci è indolore…

Seriamente: ecco le previsioni più interessanti di chi dà i numeri sull'auto elettrica 1
La strategia presentata a dicembre 2017 prevede per Toyota vendite di oltre 5 milioni di auto elettrificate e 1 milione elettriche pure/fuel cell nel 2030 (credito immagine: Toyota)

Il che non vuol dire che anche tra i colossi dell’auto non possa succedere. Ma di solito cercano di orientare le previsioni in un modo che non sia troppo dirompente per la propria pianificazione. Così è successo con Toyota, certo considerato un gruppo tanto efficiente quanto conservativo nell’approccio.

Eppure da poche settimane ha annunciato una nuova strategia: molto più aperta alle auto con la presa rispetto alla sua storica preferenza per le ibride convenzionali. Se tuttavia si guarda la slide che riproduciamo qui sopra tratta dalla presentazione Start Your Impossible, due cose saltano agli occhi.

Sì, ha messo in conto per il 2030 oltre un 50% di vendite di veicoli da rifornire alle colonnine, ma include ancora una quota rilevante di vetture ibride ricaricabili, che già oggi ha deciso di promuovere, accanto a quelle al 100% elettriche, che vedremo solo dal 2020 e soprattutto in Cina.

La quota di queste categorie (in rosa ed azzurro nel grafico) è peraltro ancora minima. Il che fa pensare che secondo il gruppo giapponese la parità tra quote delle vendite di auto elettriche e ancora quella delle quote del parco circolante sia ancora distante.

Nel panorama delle previsioni messe a punto quest’anno non è certo difficile trovare chi identifica con precisione il momento della parità tra le due, a cui seguirà l’inevitabile predominio delle auto a zero emissioni.

Bloomberg New Energy Finance colloca quel momento nell’anno 2038: nel 2040 i veicoli elettrici avranno già una quota di vendite del 54% ed avranno raggiunto una quota del 33% del parco circolante globale.

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A sinistra le vendite annuali globali dei veicoli elettrici, in viola, a destra le quote rispetto al parco circolante complessivo (Credito grafico: Bloomberg New Energy Finance)

Prima di allora prevede una sequenza di buone notizie, come riporta il grafico qui sopra tratto dall’Electric Vehicle Outlook 2017 dello scorso luglio. La quota globale prevista per il 2020 è del 3%, che salirà all’8% nel 2025 e al 24% nel 2030, quando i veicoli nativi elettrici saranno il 7% di una flotta di circa 1,4 miliardi di unità.

Inoltre, secondo gli esperti di BNEF (opinione peraltro diffusa) grazie alla crescita dell’autonomia e al calo dei costi della motorizzazione elettrica rispetto a quella convenzionale, il momento della parità tra le due (collocata all’incirca nel 2025) sarà l’inizio della fine della popolarità delle ibride plug-in.

Al contrario di quello che ritiene Toyota e qualche altro marchio, si diffonderà tra costruttori e clienti a quel punto il desiderio di evitare la complessità ed i costi di una piattaforma duale che la doppia motorizzazione comporta.

La questione della composizione della flotta di auto con le batterie è di particolare interesse perché modificherà in modo anche sostanziale i piani industriali sia dei gruppi dell’auto che dei fornitori, incluso quelli di materie prime ed in primis il petrolio.

Proprio per questo probabilmente la IEA, che si preoccupa e molto per suo statuto di quel punto di parità tra veicoli convenzionali ed elettrici, per gli effetti che questo avrà sul consumo del carburante, nei propri studi periodici guarda con particolare attenzione oltre che alle vendite alla composizione del parco circolante.

La IEA prevede che nel 2020 ci siano tra i 9 ed i 20 milioni di veicoli elettrici nello stock globale di veicoli, cifra che nel 2025 potrebbe invece oscillare tra i 40 ed i 70 milioni. Perché un’organizzazione di esperti come quelli di un’agenzia importante come la IEA presenti delle forchette così ampie è chiaro: gli scenari ottimistici e pessimistici che vengono disegnati da fattori come prezzo del petrolio, costo e facilità di credito, rapidità del progresso tecnologico cambiano e molto il risultato finale dei modelli econometrici.

Ci sono anche altri fattori in gioco, e uno in particolare lo vogliamo segnalare perché da qualche anno contribuisce a cambiare uno degli elementi del quadro: oggi cresce il numero di esperti che fanno le loro previsioni pensando a una flotta globale di veicoli che non sia destinata a crescere per sempre.

Se guardate ancora i grafici di BCG e BNEF vedrete che il parco circolante globale continua a crescere nei prossimi lustri. Non tutti credono che questo sia il caso. Uno dei colossi della consulenza, IHS Markit, ritiene che le vendite dei veicoli leggeri continueranno a crescere sempre più lentamente fino al 2030 per poi declinare, e parallelamente il parco circolante globale farà lo stesso.

Secondo IHS Markit non saranno tanto le auto elettriche ed ibride a determinare la stagnazione delle vendite e del parco circolante, ma il fenomeno della mobilità condivisa. Ride hailing e poi la guida autonoma applicata ai mezzi di trasporto on demand faranno sì che la sola cosa a crescere sarà il chilometraggio dei mezzi delle aziende della mobilità.

Daniel Yergin, supervisore dello studio IHS Markit Reinventing the Wheel, ha sottolineato che questo sarà un fattore dirompente per la composizione dello scenario della mobilità perché motivato dalla spinta dei consumatori, e quindi ben difficilmente contrastabile.

In un convegno svoltosi a Bologna a margine del Motor Show 2017 Andrea Marinoni, partner di Roland Berger (una delle società di consulenze più qualificate nel mondo dell’automotive) ha schierato la sua azienda tra quelle che condividono il pessimismo sulle possibilità di crescita illimitata globale di vendite e parco auto.

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Una slide tratta dalla presentazione di Andrea Marinoni al Motor Show di Bologna il 2 dicembre 2017 (credito immagine: Roland Berger).

Anzi, come conferma la diapositiva proiettata durante il convegno, Roland Berger sembra anticipare al 2030 i primi effetti visibili della contrazione di vendite e parco circolante. In particolare in Europa per il parco circolante è prevista una riduzione tra 2025 e 2030 del 20%. A livello globale si aspettano un comunque significativo calo del 16%.

Le previsioni, a questo punto sarete forse arrivati alla nostra stessa conclusione, sembrano davvero un interminabile e diabolico percorso ad ostacoli, in cui i fattori che possono indurre in errore sembrano crescere man mano si cerca aggiungere precisione. Forse è per questo che statistici dotati di senso dell’umorismo hanno detto che la verifica delle previsioni è quando si scopre se si è sbagliato o si è stati fortunati.


Credito foto di apertura: ufficio stampa internazionale Honda Motor Co.