ENEL investirà €300 milioni per installare 14.000 colonnine entro il 2022

Con il forte impulso alle postazioni di ricarica urbane ENEL diventerebbe leader del Piano Nazionale Infrastrutturale per la Ricarica dei veicoli Elettrici

All’Autodromo di Vallelunga, alle porte di Roma, proprio in quello che sta per diventare il polo tecnologico per la mobilità elettrica di ENEL, l’utility italiana stamattina in un incontro con stampa ed addetti ai lavori ha riassunto i punti essenziali del progetto sul quale intende porre le basi per essere protagonista di primo piano della mobilità elettrica.

Visto il retaggio ENEL, non c’è proprio da meravigliarsi se una fetta importante del tempo è stata dedicata all’argomento della infrastrutturazione elettrica, uno dei tre temi scottanti che finora hanno costituito un ostacolo alla diffusione dei veicoli a batteria, oltre a costi ed autonomia.

ENEL, che oggi parte da una rete 930 stazioni di ricarica (40 sono postazioni veloci, di cui 30 della rete italo-austriaca EVA+), ha annunciato che l’Italia potrà contare su ben 14.000 colonnine entro il 2022, con un traguardo intermedio comunque importante di 7.000 nuovi punti di ricarica pubblici entro il 2020.

14.000 postazioni di ricarica ENEL per auto elettriche entro 2022

Il rapporto tra investimento e dispositivi installati comporta che una parte importante del capitale sia destinata a finire nelle postazioni fast ed ultra-fast. Una colonnina a due prese da 22kW, come quelle che si vedono ormai facilmente in città come Roma o Firenze costa tra i €7.000 e gli €8.000. Ma con le postazioni veloci, come quelle che vedete nella foto di apertura, si sale invece a cifre che partono dai €30.000 in su.

Questo piano infrastrutturale e gli investimenti che esso comporta, fino a €300 milioni,è destinato a fare in modo stabile del gruppo diretto da Francesco Starace il principale protagonista del PNIRE: il Piano Nazionale Infrastrutturale per la Ricarica dei veicoli Elettrici, a suo tempo redatto, e finanziato, dal Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti e che nella sua versione originaria si era posto un (piuttosto vago) obiettivo per il 2020, tra i 4.500 e i 13.000 punti di ricarica.

La cifra proposta da ENEL rientra senza difficoltà in questi obiettivi ed avrà come principali destinazioni le aree urbane, che dovrebbero contare per circa l’80% (per il 21% nelle grandi aree metropolitane ed il restante 57% nelle altre città). Si inizierà dal 2018 nelle aree urbane con la copertura di circa 250 comuni.

C’è ancora un 20% di punti di ricarica in ballo nelle cifre ENEL, e questi andranno a supportare gli spostamenti a medio e lungo raggio, nelle zone extraurbane e nelle autostrade. Considerando che solo a inizio anni ’20 i modelli in uscita e le loro batterie tenderanno a diventare interessanti anche per la clientela delle lunghe percorrenze, forse non è una scelta sorprendente.

Secondo quanto esposto dal manager ENEL Alberto Piglia, le priorità dello sviluppo si articoleranno su tre assi: anzitutto andare dove localmente ci sono approcci propositivi verso i programmi mobilità elettrica (come di recente ad esempio si è visto ad Assisi o a Lucca) contando sull’effetto volano. Il secondo tema è quello di monitorare costantemente parco circolante e flussi di traffico per far corrispondere infrastruttura a domanda. Il terzo è la capillarità della copertura geografica.

Ma ENEL ha sottolineato oggi che non vuole essere sbilanciata sui soli servizi di ricarica, anche se questi saranno una fetta rilevante dei ricavi nella mobilità elettrica. Dopo quello che si è visto in esperimenti come quello di e-Go a Firenze, con ben 70 taxi elettrici nel capoluogo toscano che fanno capo al programma ENEL, i manager credono che proprio gli e-taxi, insieme agli e-bus ed alle flotte costituiranno un’opportunità commerciale rilevante per l’utility.

Utility che stanno diventando sempre più iperattive in tutta Europa. Pochi giorni prima di ENEL un’altro player importante come E.ON aveva comunicato che prevede di installare 10.000 postazioni di ricarica entro il 2020: puntando sì su centri commerciali, supermercati come sembra voler fare ENEL, ma con una rilevante presenza di stazioni di servizio e con percentuali più alte in itinerari di lunghe percorrenze, anzitutto quindi autostrade.

Sarà interessante seguire da vicino i progressi del modello di business su cui puntano le maggiori utility internazionali, specie per cercare di capire le possibili sovrapposizioni ed eventuali rivalità nascenti coi grandi gruppi dell’automobile.

Da pochi giorni i grandi gruppi tedeschi (più Ford) hanno dato vita alla startup Ionity che gestirà una rete di ricarica ultra-veloce pan-europea. Ma sarà soprattutto focalizzata sulle autostrade, un disegno che non sembra conflittuale con utility che come ENEL in Italia guardino soprattutto alle reti urbane. Ma la coesistenza attuale non è detto non possa diventare concorrenza, il che per i consumatori non sarebbe forse un male…


Credito foto di apertura: Auto21