Le auto convenzionali alle prese con la sindrome cinese

Il governo cinese conferma che sta per decidere in quale anno bandire produzione e vendite di auto con motori a scoppio

Chiunque abbia già letto qualcosa per orientarsi nel settore delle auto elettriche, avrà capito da tempo che in questo ambito i due “elefanti nella cristalleria” in grado di decidere per tutti i player in campo sono la California e la Cina.

Però, mentre a Sacramento hanno appena fatto marcia indietro su un possibile mega-programma di incentivi da $3 miliardi, a Pechino hanno invece deciso di premere sull’acceleratore della transizione verso le zero emissioni.

Xin Guobin, uno dei viceministri del MIIT, sigla dietro a cui si cela il potente ministero dell’industria e delle tecnologie informatiche, nel corso di un forum sull’automobile tenutosi nella città di Tianjin ha fatto sapere che il governo cinese sta lavorando ad un calendario che stabilirà una data definitiva per la fine della produzione e vendita di automobili spinte da motori endotermici.

Con l’agenzia Bloomberg Lia Zhijia, un manager di Chery Automobile, il gruppo cinese noto per essere leader delle esportazioni globali di auto prodotte in Asia, ha cercato di essere rassicurante, suggerendo che la data (non indicata dal viceministro Xin Guobin) potrebbe essere dopo il 2040.

Ma anche se fosse il 205o come ha già indicato la Norvegia, invece che il 2040 scelto da Francia e Regno Unito, la decisione di programmare la fine delle auto convenzionali a lungo termine avrà un impatto enorme su quello che è il mercato auto numero uno al mondo sia in termini di auto tradizionali che di quelle a batteria .

Ricordiamo che, secondo la società di consulenza IHS Markit a livello globale le vendite totali di vetture spinte da batterie di trazione quest’anno si prevede possano avvicinarsi ai 700.000 esemplari. Secondo gli analisti della stessa società nel 2025 potrebbero arrivare a 3.700.000 vetture. Ma il governo in Cina è molto più ambizioso: per quella data vuole arrivare a quasi il doppio nel solo mercato nazionale.

Per non fare tardi all’appuntamento si comincia dal 2018 con quote minime obbligatorie e crescenti per ciascun gruppo auto dell’8% delle vendite fatte di auto a nuova energia, come le chiamano là. E quest’anno si stanno già mettendo in linea ben 800.000 nuovi punti di ricarica, per non lasciare i nuovi clienti senza colonnine di appoggio a cui rifornire le batterie.

Il fatto è che l’Asia, con le sue dimensioni ed i suoi volumi, è un mal di testa permanente per ogni amministratore delegato di un gruppo auto. E come se non bastasse la Cina, in India il governo attuale ha in mente di agevolare quello che ora è un mercato dell’elettrico inesistente: sconti del 31% sulle tasse che invece colpiscono auto tradizionali ed ibride convenzionali. Secondo le previsioni verso il 2020 l’India avrà superato sia Germania sia Giappone per dimensioni di vendite auto, se non forse in valore.


Credito foto di apertura: sito internet Singulato Motors