Brave A2A ed Unareti ma… avete scordato i vostri vicini?

La flotta elettrica dell’utility lombarda è arrivata a cento veicoli: li alimentano 74 postazioni di un E-hub non accessibile ai milanesi

Supponete di abitare nella periferia est di Milano, ad esempio in via Francesco Zambrini (o nelle vicine via Umberto Saba, via Cesare Pavese, via Corrado Alvaro) e di aver fatto un pensierino ad un’auto elettrica. No, non esageriamo pensando ad una scintillante Tesla: piuttosto una frugale Zoe, o magari la prossima Leaf.

Una volta convinti delle qualità dell’auto, viene il momento di cominciare a domandarsi come ricaricarla. E guardando le app disponibili di A2A, Enel ed altre utility vi accorgereste subito che, no, non ci sono colonnine di ricarica vicine. Sai che novità, avrete pensato: in Italia periferie ed hinterland sono notoriamente trascurati dalla diffusione delle postazioni di ricarica.

Risultato: l’aspirante proprietario di una Zoe dovrebbe inevitabilmente prendere in considerazione l’installazione e relativa spesa di un wallbox. E, visto che via Zambrini è una ininterrotta sequenza di villette, non dovrebbe essere un problema installarlo in uno dei relativi garage.

Ma ciò che in realtà non è affatto logico è che quel o quella milanese debba inevitabilmente pagare un wallbox. Perché via Zambrini e quelle vicine non sono vie qualsiasi: sono la zona in cui la spesa che il proprietario di un’auto elettrica dovrebbe affrontare per il wallbox sarebbe una beffa.

Perché quelle vie che ho nominato prima si trovano praticamente di fronte all’appena inaugurato, più nuovo e più grande E-hub nazionale destinato alla ricarica di auto elettriche: 74 colonnine.

74 postazioni che serviranno la flotta aziendale di A2A e di Unareti, la società di A2A per i servizi di energia elettrica e gas. Una flotta che su circa 900 mezzi oggi ne comprende ormai circa 100 elettrici (bene) di cui 25 Renault Zoe appena arrivate (molto bene).

Inoltre. visto il DNA di A2A, notoriamente battistrada nel settore idroelettrico fin da quando si chiamava AEM, questo comporta anche che la corrente che passa nei connettori abbia una quota rilevante da energie rinnovabili (ottimo).

L'ingresso della sede Unareti/A2A in via Ponte Nuovo a Milano (credito foto: Auto21).

Purtroppo però, una piattaforma di queste dimensioni esclude i privati cittadini dalla possibilità di usare almeno una colonnina. Perché quelle colonnine sono all’interno dell’area privata di Unareti, e quindi inaccessibili. E, quando un paio di giorni fa l’E-Hub è stato inaugurato, pare nessuno abbia pensato di suggerirlo all’amministratore delegato di A2A Valerio Camerano.

Magari (come ho fatto io questa mattina quando sono andato a vedere l’area, dall’esterno), avrebbe potuto facilmente collegarsi con lo smartphone al portale del progetto e-moving per mostrargli che in quella zona di Milano le colonnine sono un miraggio. Come conferma l’immagine in basso (l’omino bianco, cioè chi scrive, era accanto alla portineria dell’E-Hub A2A Unareti).

e-hub A2A Unareti Milano via Ponte Nuovo 100

Si vede spuntare l’icona di un’isola digitale in piazzale Martesana (che va bene solo per parcheggiarli, i veicoli elettrici) ma per una ricarica normale occorre orientarsi verso il non vicinissimo Teatro degli Arcimboldi (l’icona “E” su sfondo grigio). Se invece si è esigenti e si pretende una colonnina fast occorre guidare fino a via Taramelli, una delle postazioni che Nissan e la stessa A2A hanno installato per la finale di Champions League ospitata a San Siro.

Nel nuovo E-hub A2A Unareti non sono state installate fantascientifiche colonnine superveloci: si tratta di postazioni convenzionali che lavorano fino a 22kW. Considerata la possibilità di gestire opportunamente mediante modelli di smart grid la ricarica della flotta (ad esempio spalmandola tra giorno e notte) la scelta è giustificata e ragionevole.

C’è quasi da chiedersi se non aver previsto punti di ricarica pubblici non sia in qualche modo il rovescio della medaglia della prodigalità di A2A nel dare accesso a postazioni di ricarica a prezzi davvero incredibili. La tessera A2A infatti si può ottenere sul sito e-moving o nell’ufficio di Milano in via Santa Maria alla Porta 11 pagando €30 per i primi tre mesi di utilizzo inclusa attivazione e poi solo  €15,10 per i successivi rinnovi trimestrali.

Ma i prezzi destinati a creare consenso per un nuovo tipo di mercato, non dovrebbero essere destinati solo ad attirare l’attenzione dei residenti dei centri storici. Residenti che nelle città italiane sono sempre meno ma, nel caso della mobilità elettrica e dei servizi condivisi, sono già quelli attualmente più privilegiati.

L’Italia è fatta soprattutto di dignitosissime periferie e di laboriosissimi hinterland: non basta preparare messaggi condivisibili, poi occorre sostanziarli coi fatti. Per far arrivare all’Italia di periferia il messaggio della mobilità elettrica, quella che ormai tutti possono vedere passeggiando nel centro storico di Milano o di Firenze, occorre anche far capire che non si tratta di un gioco riservato a chi sta in quartieri distanti.

Un momento come l’attuale in cui le vendite italiane delle auto elettriche ed ibride plug-in hanno cominciato a uscire dal torpore (lo scorso giugno si sono vendute 51 Leaf, 30 i3, 37 Zoe…) è quello giusto per avvicinare anche la gente dell’Italia di periferia alla mobilità a zero emissioni.

Un modo simbolicamente importante ma estremamente semplice per cominciare non potrebbe essere prevedere che una o due delle 58 prossime nuove colonnine dell’E-Hub elettrico diventino accessibili anche ai milanesi?


Credito foto di apertura: ufficio stampa Renault Italia