Anche General Motors apre agli aggiornamenti software OTA

L’amministratore delegato Mary Barra dal 2020 dovrà litigare coi concessionari GM, che perderanno ricavi…

L’amministratore delegato General Motors Mary Barra questa settimana parlando con il periodico Automotive News ha svelato che anche il suo gruppo con la nuova generazione di auto elettrificate sarà, entro il 2020, nella condizione di aggiornare software OTA (over-the-air).

Finora GM era in grado di intervenire via etere solo sul proprio servizio di assistenza e navigazione OnStar. La svolta annunciata comporta che ad essere coinvolti saranno oltre all’infotainment, anche i sistemi veicolari di propulsione e trasmissione, oltre che la gestione degli assetti.

La società di consulenza internazionale IHS Markit ritiene che le funzionalità di aggiornamento software OTA possano far risparmiare ai gruppi dell’auto fino a $35 miliardi nei prossimi cinque anni. Una cifra che appare a prima vista enorme ma che risulta dai sostanziosi importi che oggi confluiscono in richiami, aggiornamenti, costi per le garanzie.

Costi che invece piacciono ai concessionari, non esclusi quelli GM, perché il costo del produttore è un ricavo per l’officina. Officina che con la mentalità media occidentale (non ci pronunciamo su quelle giapponesi o asiatiche) vede come un’ottima cosa il crescere delle visite del cliente. A prescindere.

concessionari officine aggiornamenti software OTA
Secondo la banca svizzera UBS i profitti lordi delle concessionarie provengono per oltre il 40% dalle attività di assistenza e manutenzione, quindi non ameranno gli aggiornamenti software via etere (credito foto: ufficio stampa Ford Motor Co.)

Ma sempre più spesso i clienti invece si chiedono perché essere costretti a passare in una concessionaria per la stessa cosa che con un iPad o lo smartphone si fa a casa, perfino mentre si dorme? Insomma, l’aggiornamento software via etere è un possibile strumento per migliorare quell’esperienza del cliente che ora le case venerano, mentre i concessionari sono già sul piede di guerra con chi si sta entusiasmando per questa soluzione.

Una soluzione resa popolare, certo non a caso, dalla casa automobilistica che meno ha avuto a che fare con la classica concessionaria con mandato: Tesla. L’azienda di Elon Musk offre da tempo questa comodità ai clienti che hanno acquistato le lussuose Model S ed X. Gli aggiornamenti della seconda versione dell’Autopilot dallo scorso ottobre sono una costante ed anche una fonte di incessanti discussioni sui forum dei clienti della casa di Palo Alto.

Ma anche una perpetua protagonista dello panorama di Detroit come Ford si è da poco lanciata sui primi aggiornamenti via etere: per ora al suo sistema di bordo SYNC 3, che ormai integra anche Android Auto e Apple CarPlay per non escludere le funzionalità degli smartphone in un posto come l’auto dove in tanti passano ore. Se l’opzione di aggiornamento via Wi-Fi è selezionata dal cliente gli aggiornamenti avvengono in background, senza alcun intervento del cliente.

La cosa che colpisce è che le parti ed i ruoli in questa commedia dell’arte si stanno talmente rovesciando che un fornitore Tier1 di componenti e ricambi come Delphi (che in teoria dovrebbe voler vedere le auto in officina il più spesso possibile) sviluppando sistemi di bordo e vendendoli alle case ormai ha a sua volta più interesse a spingere sugli aggiornamenti software OTA. Chiaro: pensa di recuperare con questa tecnologia i ricambi che non venderà più in officina.

Magari andando anche a ritroso fino alle auto del 2010, le prime ad essere suscettibili, secondo Delphi di aggiornamenti per centraline o per sistemi di infotainment. Il tutto anche grazie ai progressi fatti da quando nel 2015 ha acquisito una azienda britannica chiamata Movimento, che da diverso tempo esplorava le opportunità di questa soluzione insieme a Mitsubishi Electric per aggiornare gli apparati di bordo di infotainment di una varietà di modelli.


Credito foto di apertura: ufficio stampa General Motors