Il gruppo BMW svela il “giallo” della fabbrica delle Mini elettriche

La prima Mini elettrica sarà assemblata ad Oxford sulla base della tre porte, ma la spingerà tecnologia tedesca ed asiatica

Nel giro di quarantotto ore il gruppo BMW sta cercando di allontanare un paio di sospetti che nuocciono al quieto vivere e, dopo avere con veemenza smentito di aver preso parte a ciò che è sospettato di essere il più grande cartello industriale della storia della Germania post-bellica, oggi passa a rivelare che la marca britannica per eccellenza Mini non subirà l’affronto della produzione della versione elettrica fuori dalle Isole Britanniche, malgrado le voci insistenti al riguardo.

Più esattamente: la Mini elettrica a diciotto carati (esiste già la Countryma plug-in) verrà sì assemblata nell’Oxfordshire, ma la tecnologia che ci si potrà trovare sopra sarà essenzialmente tecnologia di motori e trasmissioni tedesche. E di batterie… provenienti chissà da dove, quasi certamente Asia.

Questo è peraltro il prezzo necessario da pagare per aderire alla scelta di flessibilità delle piattaforme della casa tedesca che, con un occhio ai bilanci, da tempo ha deciso che i pianali delle sue auto devono essere in grado di accogliere motori e trasmissioni convenzionali così come quelli elettrificati.

Seguendo questa strategia a Monaco di Baviera sono peraltro convinti di poter raggiungere l’ambizioso traguardo dei 100.000 veicoli elettrificati venduti entro fine 2017. Anche la prima Mini spinta da batteria di trazione, che sarà una variante della tre porte, quando entrerà in produzione nel 2019 dovrà marciare in questo solco.

Per i vertici BMW è essenziale riuscire a raggiungere obiettivi produttivi e di vendite senza la necessità di aprire nuove divisioni e marchi: scelta opposta a quella fatta dalla rivale (e numero uno premium globale) Mercedes-Benz aprendo il capitolo EQ. Una soluzione osteggiata soprattutto dal potentissimo chief financial officer Nicolas Peter, ben noto a Monaco di Baviera e fuori per la sua maniacale attenzione agli sprechi.

Il motore a zero emissioni e la trasmissione per la prima Mini elettrica quindi proverranno dagli stabilimenti bavaresi di Dingolfing e Landshut. Già oggi sono fondamentali nella catena che porta al completamento delle auto elettriche e delle numerose ibride ricaricabili della casa dell’elica, inclusa la prossima arrivata, la i8 roadaster attesa nel 2018.

Oliver Zipse, che fa parte del consiglio di amministrazione della casa tedesca, ha dichiarato nella nota stampa: “Gli impianti del gruppo BMW di Dingolfing e Landshut giocano un ruolo di punta nella nostra rete produttiva quali centri di competenze globali per la mobilità elettrica”.


Credito foto di apertura: ufficio stampa internazionale BMW Group