Come trasformare la Ford Fusion in taxi autonomo

La startup Voyage ci mostra come in una officina della baia di San Francisco in soli tre giorni possa nascere un veicolo-test

Voyage, la giovanissima azienda californiana che vuole realizzare il meno costoso sistema di taxi al mondo, ha appena rilasciato un video su YouTube ed un post su medium.com in cui il co-fondatore Oliver Cameron spiega come è nato il più recente veicolo-test della compagnia: Homer.

No, il mezzo con cui Voyage sta lavorando allo sviluppo dei propri sistemi per la guida autonoma non è… giallo. È una Ford Fusion ibrida che è stata dotata di una batteria di sensori: radar, LiDAR (il dispositivo che si vede ruotare sul tetto e mappa gli ostacoli mediante raggi laser) e ovviamente telecamere.

Sono questi sensori combinati ed i dati da essi raccolti ed adeguatamente fusi a fornire al veicolo l’abilità di percepire l’ambiente esterno in cui deve navigare. Come farebbe un essere umano. Ma, precisa Cameron, anche un essere sovrumano considerata la capacità di vedere e prevedere pericoli che un essere umano non scorgerebbe.

Per fare tutto questo Voyage ha portato tre giorni Homer in una officina specializzata della baia di San Francisco per adeguare alle nuove necessità una Ford Fusion regolarmente acquistata in una concessionaria. E, con atteggiamento quasi goliardico rispetto alla paranoica tendenza alla segretezza di altre startup, non si è fatta troppi problemi a mostrare il lavoro svolto.

Il primo giorno è stato dedicato alla preparazione della vettura, con la collaborazione della APROE, una piccola ditta americana dall’officina apparentemente artigianale e dimessa ma in realtà abituata a lavorare anche coi giganti della Silicon Valley.

I primi ad essere installati sono stati i cinque radar. Uno è a lunga distanza e può vedere ostacoli fino a duecento metri, anche in cattive condizioni di visibilità; gli altri quattro sono a corto raggio e sono stati installati ai quattro angoli della vettura, rivolti primariamente a gestire le intersezioni e situazioni di navigazione complesse. Se quelli posteriori hanno trovato posto sotto il paraurti, per quello che guarda avanti la soluzione scelta è stata quella di installare la barra anteriore che vedete nelle immagini e nel video.

Voyage, che per i primi esperimenti aveva lavorato con una Lincoln MKZ (Ford e Lincoln sono tra i mezzi più popolari tra le aziende impegnate nella guida autonoma) dotata di un LiDAR Velodyne HDL-32E, con Homer è passata ad un HDL-64E prodotto dalla stessa azienda (ora controllata da Ford e Baidu).

Ma il nuovo LiDAR è più grande e più pesante del precedente, e l’esperienza della APROE nell’installazione di questi dispositivi ha permesso di mettere a punto un supporto sul tetto perfettamente stabile, premessa indispensabile perché Homer possa lavorare subito al meglio.


Credito foto di apertura: Voyage