I clienti della Model 3 saranno i più impazienti che Musk abbia avuto

Con la piccola Tesla la casa californiana non si misura solo con la produzione di massa ma anche con un pubblico di massa: non sarà facile

In una nota di J.D.Power, la società americana che da lustri misura il polso del gradimento dei clienti dell’auto riguardo ad affidabilità e qualità delle varie marche, c’è quasi sempre qualcosa di nuovo da imparare. Quella emessa martedì scorso riguardava Tesla ed indicava che i proprietari delle prossime Model 3 saranno meno tolleranti dei clienti che hanno acquistato in passato le Model S e Model X.

La valutazione espressa da Kathleen Rizk di J.D.Power è che “quando i consumatori comprano una vettura prodotta in grandi numeri al prezzo di circa $35.000 si tratta del loro mezzo di trasporto primario; il grado di aspettativa crescerà immensamente. Lo abbiamo visto con altri marchi molto amati, che questo abbia o meno a che fare con un veicolo elettrico”.

Partendo dal prezzo base di $35.000 le piccole, accessibili Model 3 hanno raccolto sì un interesse molto più vasto delle “sorelle maggiori”, ma hanno diminuito la loro quota percentuale di clienti che pensano al veicolo elettrico come ad una missione ecologica o di quelli che sono tout court dei fan di Elon Musk. In altri termini aumenterà il numero di chi guarda ad una Tesla, per lo meno alla “piccola” Tesla, come ad una possibile scelta tra molte.

In effetti, è la riflessione di J.D.Power, verrebbe da pensare che chi pagherà meno della metà il nuovo modello rispetto ai precedenti dovrebbe essere meno suscettibile ad eventuali problemi. Specie a quelli di gioventù, come quelli che hanno colpito in particolare il SUV di Tesla. Ma l’evidenza indica il contrario: in passato è ben noto che i ricchi acquirenti di costosissime macchine sportive, specialmente italiane ed inglesi, hanno dovuto sopportare molti difetti ed idiosincrasie, pur di poter contare sulle ricadute di status che derivano dall’avere in garage auto con stemmi carismatici ed esclusivi sul cofano.

Marchi come Ferrari, Lamborghini, o Aston Martin intimoriscono chi non può permettersele ma hanno fatto dannare i fortunati che potevano permettersele. Marchi che non intimoriscono o persino considerati noiosi, come alcuni brand giapponesi e tedeschi, invece hanno dovuto affermarsi prima e prima di tutto passando per le doti di affidabilità. Forbes ha rivelato che un costruttore rivale di Tesla ha segretamente fatto eseguire un sondaggio sul cliente-tipo della futura Model 3, appurando che si tratta di qualcuno che oggi guida una… Toyota.

Non proprio un paragone facile per i livelli di affidabilità complessiva; inoltre si tratta di una indicazione che sembra andare nella direzione del report di J.D.Power. Peraltro va detto che Tesla nel recente passato è parsa muoversi avendo ben chiara la sfida che ha di fronte: nell’ultima classifica di affidabilità rilasciata da Consumer Reports ha scavalcato Buick come miglior marchio americano. La casa californiana risulta ottava (Audi al primo posto), un bel passo avanti considerando che nel 2015 aveva fatto peggio della media.

Si ripeterà la cosa con la Model 3? In questo caso il nuovo prodotto Tesla non potrà contare né sul supporto della psicologia dell’acquirente di fuoriserie anni ’60 (guidare la macchina più veloce e adatta a… fare conquiste a Portofino) né sull’approccio da early adopter di numerosi clienti della Model S (guidare la macchina all’avanguardia e che… salverà il pianeta).

Si tratta di un interrogativo di peso rilevante, tanto più che ormai Tesla sembra avere ancora una volta preso in contropiede addetti ai lavori e clienti stessi, rivoluzionando il percorso con cui la Model 3 arriverà nelle strade. Pochi giorni fa Fred Lambert sul blog Electrek ha scritto che Tesla punta ad arrivare direttamente a completare delle release candidate della Model 3: si tratta quello che le case auto convenzionali chiamerebbero “pre-serie”.

In altri termini: salteranno direttamente le versioni preliminari sulle quali condurre lunghi test e collaudi. Un rischio che nessun ingegnere di una casa auto sul mercato da qualche decennio si sognerebbe di prendere. Ma, come ha scritto Lambert: “Musk ha detto che sta già vedendo prototipi di qualità molto superiore a quella vista in precedenza nelle release candidate delle Model S (2012) e delle Model X (2015).

La società di Palo Alto avrebbe in mente di iniziare a consegnare le prime Model 3 in estate, iniziando coi dipendenti che l’hanno prenotata, e con la produzione destinata ai clienti esterni pronta a partire a pieno ritmo da settembre in poi. Tesla ha già 373.000 ordini già da smaltire prima ancora di iniziare.

La sicurezza nell’assumersi il rischio di sfornare automobili potenzialmente da richiamare a poche settimane dalla consegna a Musk non sembra venire solo dall’iniziare cinicamente le consegne coi dipendenti (ovvero usando loro e le loro auto come cavia). Tesla non si stanca di ripetere che con la Model 3 (ma anche con la Gigafactory per le nuove batterie) ha messo a fuoco sempre di più le fasi ed il processo della manifattura, come conferma anche l’acquisizione di una società tedesca specializzata.

L’imprenditore sudafricano ed i suoi sono probabilmente stati convinti fin dal primo momento che migliorando la loro “machine that builds machines” sarebbero stati in grado di accelerare la produzione delle prossime auto e batterie, dando alla produzione delle auto una svolta all’altezza dell’arrivo del metodo-Toyota. E proprio gli ex-clienti Toyota ci diranno nei prossimi mesi se in California hanno ragione oppure dovevano dare ascolto a J.D.Power…


Credito foto di apertura: press kit Tesla