La guida automatica assolta per il primo incidente fatale Tesla

Non solo: Autopilot ed Autosteer hanno ridotto il tasso di incidentalità, accertano le indagini delle autorità

I risultati dell’inchiesta delle autorità americane rivelati ieri non avrebbero potuto essere più favorevoli: per Tesla e non solo. Anzitutto certamente per la casa americana (il primo incidente fatale che ha coinvolto un sistema di assistenza alla guida di Livello 2 SAE riguardava una Model S), ma in generale anche per tutti quelli che già hanno investito nella guida autonoma.

E ieri sembrava di sentire un sospiro di sollievo ripetersi innumerevoli volte dalla Silicon Valley fino a Stoccarda. Il Dipartimento dei Trasporti e la sua agenzia del traffico (NHTSA) non hanno trovato alcuna prova di problemi di sicurezza nell’Autopilot, il sistema di assistenza alla guida sviluppato dalla marca di Palo Alto. Sorvegliato speciale tra i vari elementi era in particolare l’Autosteer, la funzione di guida automatica più estesa destinata alle autostrade: permette al guidatore di viaggiare anche senza mani sul volante (ma controllando le operazioni).

L’Autosteer era inserito il 7 maggio 2016 quando una Model S si è schiantata contro un autoarticolato che svoltava a sinistra. Due minuti prima del sinistro il conducente aveva regolato la velocità a 74 miglia (119km/h) su una autostrada della Florida con attraversamenti a raso. Secondo i dati il guidatore prima della collisione è stato distratto da altro per almeno sette secondi. Una fase in cui avrebbe avuto il tempo di intervenire anche se il sistema di frenata automatica non lo ha fatto: come hanno rilevato gli inquirenti questi dispositivi sono ancora molto più efficaci nell’evitare i tamponamenti che nel gestire i problemi di incroci.

Quello che invece piacerà a tutti i protagonisti del settore della guida autonoma è che le indagini hanno evidenziato una variazione dei tassi di incidenti favorevoli alla casa di Elon Musk. Tesla è in una posizione unica per determinare l’incidenza dell’Autopilot su questi valori: oltre all’hardware necessario, per farlo funzionare occorre una attivazione del software demandato a gestirlo. Dato che l’Autopilot è una funzionalità che si aggiunge dopo l’acquisto, esiste una traccia precisa per confrontare i dati di incidentalità del prima e dopo.

tesla autosteer autopilot

Come indica la grafica qui sopra, riportata dall’agenzia Bloomberg, i dati forniti da Tesla alle agenzie federali per i loro accertamenti indicano un calo di quasi il quaranta per cento del tasso di incidenti. Dal valore di 1,3 per milione di miglia con l’Autosteer disabilitato si scende allo 0,8. Musk, con uno dei suoi soliti tweet, ha indicato che le auto che escono dalla fabbrica di Fremont punteranno a 0,1 incidenti per milione di miglia grazie ai sistemi di seconda generazione che proprio questa settimana cominciano ad essere attivati via etere ai clienti.

La pessima pubblicità seguita all’incidente della Florida aveva portato ad una epidemia di scetticismo sulle prospettive del successo della guida autonoma. Dopo una fase di incertezza però i programmi delle case auto e high-tech hanno ripreso con vigore. L’archiviazione dell’inchiesta senza bisogno di richiami (e sarebbe stato anche interessante vedere come l’azione di richiamo avrebbe potuto investire un software ormai modificato a fondo) è un altro semaforo verde per chi in questi progetti sta investendo e lavorando.

Quello che è cambiato, in particolare per Tesla ma anche per altri paladini dell’autonomia in auto, è l’atteggiamento. Secondo i tecnici californiani il nuovo HW2 (il nome del complesso di radar, telecamere e sensori) sarebbe stato in grado di rilevare il camion in svolta a sinistra e reagire. I dispositivi installati su tutte le auto da ottobre non sono però stati messi in funzione immediatamente, facendo operare la flotta con l’approccio di una software house che rilascia una versione beta.

Invece i tecnici hanno raccolto dati, effettuato una prima installazione-pilota su mille auto e poi elaborato e sviscerato anche questi dati, prima di far accedere i guidatori sull’attuale Autopilot ed Autosteer alle stesse funzionalità del precedente. Finito l’aggiornamento dalla prossima settimana inizierà la campagna di raccolta dei dati sul campo.

I numerosi avversari di Musk lo attenderanno al varco in attesa di vedere il primo passo falso della nuova generazione di co-pilota Tesla. L’ultimo passo falso della prima generazione ha però alle resa dei conti fatto paradossalmente bene anzitutto alla sicurezza, e anche all’azienda, che ha quasi capovolto la situazione critica con la freddezza di Mercedes-Benz ai tempi della crisi della prova dell’alce in cui era incappata la prima generazione di Classe A.


Credito foto di apertura: press kit Tesla