I costruttori di auto si preparano ad un futuro da ‘utilities’?

La risposta positiva alla domanda è certamente prematura. Però non è lontana dalla realtà, se pensiamo ad un futuro meno a breve termine. Che i grandi gruppi dell’automobile stiano guardando con attenzione ad una transizione dal vendere un prodotto a vendere un servizio lo dimostra il “martedì da leoni” che hanno vissuto due società di tecnologia concentrate sul ride sharing come la celebre Uber e la meno conosciuta Gett. Quest’ultima ha dapprima reso noto che aveva iniziato a lavorare insieme al gruppo Volkswagen, da cui ha ottenuto un finanziamento di $300 milioni. A poche ore (e fusi orari di distanza) è stata svelata l’alleanza tra Uber ed il primo gruppo automobilistico al mondo: Toyota.

Quella del gruppo giapponese è solo l’ultima di una serie di contatti trasformatisi in business iniziata a gennaio con la partnership tra General Motors e Lyft, nata da un investimento di mezzo miliardo di dollari. Al sito di Bloomberg, l’analista americano Alan Baum ha detto: “I costruttori vedono una minaccia ed una opportunità. Se tutto quello che fanno è vendere veicoli e non rivedono poi il cliente per anni, questo è un problema. Se possono trovare un modo di generare un reddito corrente, allora quello è qualcosa che vogliono fare“.

I costruttori mondiali sempre più sono attenti al ritmo accelerato con cui giovani o giovanissime società della Silicon Valley (o della Silicon Valley israeliana, nel caso di Gett) riescono a sviluppare servizi che rendono meno attraente possedere un’auto. O magari saper guidare, come le statistiche americane sui giovani neo-patentati confermano anno dopo anno. Quindi, come scriveva ieri commentando l’accordo il New York Times: “i costruttori di auto guardano verso un futuro in cui l’impulso viene dalla tecnologia, uno in cui essi debbano sempre più riconoscere che muoversi non richiede possedere un’auto”.

Ma il futuro da società che fornisce  servizi, quasi da utilities, per le caratteristiche di network che la mobilità, il settore dei trasporti richiedono, va costruito facendo una propria rete. Una in cui sia magari più facile o esclusivo collocare i propri prodotti. Nella nota con cui è stato rivelato l’impegno (di cui non è stato chiarita l’entità econcomica) con Uber, Shigeki Tomoyama, uno dei massimi dirigenti Toyota, ha detto: “Il ride sharing ha un enorme potenziale in termini di dare forma al futuro della mobilità. Ci piacerebbe esplorare nuovi modi di fornire servizi di mobilità sicuri, comodi ed attraenti ai nostri clienti”.

I servizi ai clienti, peraltro, significano autovetture necessarie per fornirli, e Toyota e Uber sanno bene che opportunità questo offra. Una delle prime conseguenze dell’alleanza tra GM e Lyft è stata l’offerta di servizi di leasing per i conducenti che aderiscono al servizio in tutte le città in cui la società di ride sharing è presente. Nel caso di Toyota, i suoi modelli sono già tra i più popolari tra gli autisti di Uber, e proporre leasing interessanti a chi aderisce al programma può solo fidelizzare ed ampliare ulteriormente la base di mercato all’interno del servizio Uber.

Ma la rivale globale dei giapponesi, Volkswagen, sembra molto più decisa nel prendere posizione, commentando i propri passi. “Intendiamo andare oltre il nostro ruolo pionieristico nel settore automobilistico, per diventare un provider di mobilità di riferimento a livello mondiale entro il 2025“, ha detto il presidente del consiglio di amministrazione Matthias Mueller. “Nell’ambito della futura Strategia 2025, la partnership con Gett rappresenta per il gruppo Volkswagen la prima pietra miliare sulla strada delle soluzioni di mobilità integrate che puntano i riflettori sui nostri clienti e sulle esigenze di mobilità“.

Nel puntare su una azienda come Gett, che si è già fatta largo in due settori promettenti come la mobilità on demand e in particolare specializzandosi su un tipo di clientela ambita come quella business, il gruppo di Wolfsburg sembra aver pensato ad una opzione che possa galvanizzare la redditività. Magari riuscendo così ad accontentare rapidamente un azionariato che dopo i problemi conseguenti al diesel-gate è diventato particolarmente irrequieto.

Probabilmente sono ancora molto poche le Mirai ad idrogeno come quelle alla stazione di rifonimento dell'aeroporto di Bruxelles, ma tra gli autisti di Uber le Toyota sono oggi la maggioranza. (Source: Toyota media website)
Probabilmente sono ancora rare le Mirai ad idrogeno come quelle alla stazione di rifornimento di Zaventem in Belgio (vicino al centro ricerche Toyota), ma tra gli autisti di Uber le giapponesi sono oggi già la maggioranza. (Source: Toyota media website)