Nuovi dati sulle celle solid state Factorial Energy

Le celle da 40 Ah con elettroliti allo stato solido della startup americana nei test di laboratorio conservano il 97,3% della capacità dopo 675 cicli di carica e scarica a temperatura ambiente

La startup delle batterie basate su elettroliti solid state Factorial Energy era emersa dall’ombra lo scorso aprile, e adesso riferisce alcuni ulteriori risultati che provengono dai propri laboratori. Secondo la casa americana la capacità conservata dalla sua nuova cella da 40 Ah dopo 675 cicli effettuati a temperatura ambiente (25 gradi) è del 97,3%.

La scorsa primavera l’azienda aveva annunciato la realizzazione della cella con elettroliti solidi che, aveva dichiarato all’epoca, sarà in grado di migliorare l’autonomia dei veicoli elettrici che la monteranno nei rispettivi pianali di una percentuale compresa tra il 20 e il 50%.

Il materiale sviluppato è chiamato FEST (Factorial Electrolyte System Technology), un materiale che, peraltro come tutti i concorrenti che percorrono la strada degli elettroliti allo stato solido, punta a realizzare celle affidabili e sicure in grado di supportare elettrodi ad alta densità di energia.

Quando era uscita la prima notizia dell’esistenza del progetto, l’agenzia Bloomberg aveva fatto riferimento al materiale FEST come a uno speciale separatore polimerico e Factorial Energy aveva fornito alcuni dati sulle celle solid state.

Accreditate di densità gravimetrica di energia di 350 Wh/kg e di densità volumetrica di 770 Wh/l. L’obiettivo a cui lavora la società per il prodotto che intende commercializzare è di 400 Wh/kg e 1.000 Wh/l per celle che potranno essere caricate a un rateo 1C.

I valori sono interessanti ma non straordinari per una cella solid state: la californiana Enevate, che è molto vicina a trasformare licenze sulla sua tecnologia in linee di produzione di celle ricaricabili ad altissima velocità grazie ad anodi ultra-sottili con prevalenza di silicio (70% e oltre), per il suo prodotto battezzato XFC-Energy prefigura valori di 340 Wh/kg e 800 Wh/kg a 1C/1C.

Il traguardo superiore che sono convinti di raggiungere in Factorial Energy indurrebbe a pensare che, al contrario di quelle Enevate, le celle proposte siano realizzate con anodi in litio metallico. Tuttavia l’azienda (nel cui board sono presenti numerosi veterani dei settori delle batterie ed automotive nordamericani e non solo) insiste da tempo nella comunicazione istituzionale che la propria sia una tecnologia drop-in, quindi facilmente integrabile nelle linee dei maggiori produttori di celle, che utilizzano però come noto anodi in grafite.

In effetti, su LinkedIn uno dei cofondatori di Factorial Energy, Alex Yu, ha confermato in uno scambio di pareri con la Professoressa Shirley Meng dell’università di California San Diego che la cella è realizzata con anodi in grafite convenzionale.

La startup sta però già lavorando a una cella da 20 Ah con anodi in litio metallico che sarà presentata nel prossimo futuro. I dati di questo nuovo prodotto saranno probabilmente in grado di colmare la discrepanza tra target di densità di energia attribuibili a celle in litio metallico e quelli dei dati attuali.

Credito foto di apertura: sito web Factorial Energy