I sensori ad alta precisione e basso consumo Aeva candidati a equipaggiare l’ID Buzz

A partire dal 2022 l’erede elettrico del Microbus potrebbe essere la prima destinazione dei test su strada dei sensori Aeva ad alto potenziale e basso consumo sviluppati dalla startup californiana

I dubbi che hanno indotto molti top manager dei gruppi auto riguardo alla praticabilità dei sistemi di guida autonoma avanzati in grado di sostituire in ogni condizione gli esseri umani non hanno finora rallentato le più promettenti startup impegnate a realizzare non i sistemi nel complesso ma i loro pilastri: i sensori.

L’azionista di maggioranza del gruppo Volkswagen, Porsche SE, ha investito nella società di Mountain View Aeva, con la quale da molti mesi ormai collaborano altre divisioni tecnologiche del gruppo tedesco.

Per prima era stata AID, ora confluita nella joint venture con Ford e Argo AI, e più recentemente la nuova divisione Volkswagen Autonomy, il reparto diretto da Alex Hitzinger, una delle figure più brillanti del panorama tedesco che si è mosso tra reparto corse Porsche ed Apple (dove ha lavorato al segretissimo Project Titan sulla Apple car mai nata).

Fondata da ingegneri usciti da Apple e Nikon, Soroush Salehian e Mina Rezk, i sensori Aeva puntano a tracciare una mappa a 360° in tempo reale di quello che circonda i veicoli, fino alla distanza di 300 metri e oltre. Che è quello che fanno altri sensori come i LiDAR basati sui raggi laser, anche se così lontano vedono solo i più evoluti tra questi.

I sensori Aeva però, arrivati alla terza generazione, non emettono raggi laser ma irradiano l’ambiente circostante con onde a bassa potenza e ne misurano continuamente la frequenze. Una tecnologia originale che trasferisce in ambito ottico le caratteristiche del radar doppler e richiede massicce competenze di fotonica (e alla quale si sta applicando anche la rivale americana Blackmore).

Uno degli aspetti interessanti dei chip Aeva appena presentati è che i sensori possono essere realizzati nelle stesse fabbriche che producono chip per altri usi, contribuendo a tenere sotto controllo i costi di produzione aumentando il volume, un aspetto che rende finora difficile l’applicazione massiccia dei più costosi LiDAR.

I vertici della startup ritengono che la tecnologia sia abbastanza matura per essere avviata su larga scala, con costi plausibili di $500 per pezzo, molto concorrenziali nel settore della guida autonoma avanzata (Livello SAE 4 o 5), così come tali sono gli ingombri dei chip rispetto ad altri concorrenti.

Riguardo ad Aeva il numero uno di Volkswagen Autonomy ha detto: “la sua tecnologia spicca sulle altre. Ha risoluzione più alta, non è sensibile all’interferenza, è a lungo raggio, e si presta ad essere impacchettata in spazi molto piccoli, consuma poco ed è veramente scalabile”.

Malgrado l’investimento da parte della società che fa capo alla famiglia Porsche, che ha affiancato altri investitori come Lux Capital, non risulta che il rapporto con i tedeschi sia in esclusiva.

L’idea preliminare di Hitzinger sarebbe di equipaggiare coi sensori Aeva alcuni esemplari del nuovo ID Buzz, che entrerà in scena nel 2022 o 2023, per testarli in applicazioni di guida autonoma avanzata e poi, una volta affinata la tecnologia, trovarle una destinazione commerciale.

I sensori ad alta precisione e basso consumo Aeva candidati a equipaggiare l'ID Buzz
Con la nuova generazione Aeries, Aeva presenta sistemi LiDAR FMCW (Frequency Modulated Continuous Wave) che integrano tutti gli elementi di un sensore LiDAR in un chip miniaturizzato (credito foto: ufficio stampa Aeva via Business Newswire)

Credito foto di apertura: ufficio stampa Volkswagen AG