Uber fa due passi alla volta verso la guida autonoma

Mentre la concorrenza si scatena la società di San Francisco sigla due accordi “pesanti”: con Volvo ed Otto

Per schiudere le porte ad un mondo in cui i veicoli non hanno bisogno di essere guidati, e che arriverà sia prima che in modo differente da quello che ci si aspetterebbe, ieri sono state rivelate due operazioni in corso che riguardano Uber, il gigante mondiale del ride sharing, il servizio di trasporto a chiamata in vertiginosa diffusione globale.

Paradossalmente, dei due programmi quello meno sorprendente è quello che coinvolge un tradizionale costruttore auto: Volvo. A Pittsburgh, dove da tempo sfruttando l’eco-sistema ad alto tasso di tecnologia nato attorno alla prestigiosa Carnegie Mellon University la società di San Francisco ha aperto un centro ricerche, entro poche settimane vedremo in azione Volvo XC90 modificate col software sviluppato dagli americani e dotate di tutti gli accessori più aggiornati: radar, telecamere e LiDAR. Per ora sulle vetture svedesi vedremo anche persone sedute al posto del guidatore. Ma i robo-taxi di Uber tra non molto cominceranno anche ad accogliere passeggeri (viste le abitudini aziendali forse anche prima dell’arrivo di una normativa specifica). Volvo peraltro continuerà parallelamente a sviluppare il proprio programma DriveMe sulla guida autonoma.

Ma la cosa più interessante della lunga giornata di giovedì è stato invece scoprire che Uber ha acquisito Otto. Si tratta di una piccola (solo 90 persone) e giovane startup dedicata alla tecnologia della guida autonoma applicata ai mezzi commerciali. Questo aspetto può essere di immediato o quasi aiuto per i progetti di Uber, che di recente ha fatto ingresso proprio nel settore delle consegne merci, sia pure non su quello di grandi e medie dimensioni su cui sembra più concentrata Otto, che nei propri piani iniziali prevedeva di vendere la sua tecnologia per la guida autonoma a tradizionali costruttori di veicoli pesanti. Ma il know-how potrebbe essere con un relativo agio alle consegne urbane dove Uber, anche in Italia, ha deciso di sfidare le startup concentrate sulle consegne di pasti come Deliveroo, JustEat e Delivery Hero. E in questo campo anche Volvo è un competitor, avendo iniziato in proprio una collaborazione per le consegne a domicilio.

Per Uber le ricerche del team di Otto offrono opportunità che spaziano dai settori dell’auto alle consegne merci

Inoltre l’approccio di Otto alla guida autonoma (diretto da Anthony Lewandosky, ex-leader del progetto Google per la self-driving car) per la prospettiva particolare della tecnologia dei camion, può essere un valore aggiunto per Uber indicando soluzioni magari per ora accantonate dai costruttori auto. Infatti non bisogna perdere di vista il fatto che in passato in molti casi proprio i camion, che hanno un prezzo di acquisto alto, hanno fatto da battistrada per la diffusione capillare di tecnologie anticipando anche le stesse auto, salvo magari quelle della fascia del lusso.

Karl Brauer, analista di punta della società di ricerca sull’automobile Kelly Blue Book ha commentato sul New York Times le ultime notizie: “Sembra che il 2016 passerà alla storia come l’anno delle partnership per la guida autonoma”. Perché l’accordo tra Volvo e Uber che vale $300 milioni, è l’ultimo anello di una catena partita a gennaio con l’investimento di General Motors nella rivale di Uber Lyft ed il cui ultimo elemento è stato l’annuncio di Ford del rafforzamento dei progetti nella Silicon Valley per portare su strada un’auto autonoma dedicata alle flotte a partire dal 2021 (lo stesso traguardo che si è posta Volvo, se ve lo state chiedendo).

Forse proprio quell’annuncio della Ford è stato un ulteriore sprone per Uber ad accelerare sul calendario dei propri piani, finalizzando anche l’accordo con Otto per rafforzare il pacchetto di tecnologie e software con cui essere leader nella guida autonoma. Perché? Potremmo dire che per Uber i propri futuri robo-taxi sono la ragione di stare nel business e da una posizione di forza. La prima cosa che viene in mente è ovviamente la rivalità nel settore della guida autonoma con Google, e forse Apple.

Ma c’è altro, sia a livello generale che specifico. Anzitutto non tutti credono che l’impressionante tasso di crescita che ha contraddistinto l’espansione di Uber ed altre rivali sia destinato a durare nel tempo. Uno scetticismo che ha anche portato qualche analista finanziario a ridimensionare il valore della società in modo sostanziale. Ma è invece, secondo noi, un fattore più specifico ad essere una minaccia concreta ed esistenziale : quello che ha appena annunciato Ford e che altri costruttori generalisti potrebbero imitare. Perché apre la porta a futuri concorrenti armati di solidi capitali e desiderosi di ritagliarsi una fetta di mercato.

Gli ultimi sviluppi del mercato globale del ride sharing, con Uber in dignitosa ritirata dal mercato cinese, hanno ammaestrato sulla tendenza di questo settore a premiare player sì con le spalle finanziariamente larghe ma con orientamento regionale. Un gruppo di investitori con fondi importanti a disposizione (e coi tassi bassi attuali e l’abbondante liquidità in cerca di business questo non è così difficile da trovare) potrebbe aprire un fronte su un mercato promettente (ad esempio: i paesi ricchi del Golfo Persico) e diventare un rivale pericoloso nel giro di pochi mesi comprando una flotta di robo-taxi Ford. Con l’eliminazione del maggiore input di costo dai servizi di ride sharing (il guidatore) il servizio stesso è indubbiamente destinato a diventare conveniente, aprendo forse un segmento di mercato con effetto dirompenti quanto l’arrivo delle compagnie low-cost lo è stato per il trasporto aereo.


Credito foto di apertura: Volvo Cars USA media website