Il “Toyota Guardian” è già così sicuro che i giapponesi non vogliono tenerselo tutto per se’

Il concetto che controlla la guida dei piloti di jet prevenendo i loro errori o distrazioni si rivela prezioso anche nell’uso automotive e promette di ridurre gli incidenti a giovanissimi ed anziani

Il centro ricerche noto come Toyota Research Institute, punta di diamante dei giapponesi per sviluppare i  sistemi di guida autonoma, sta ottenendo risultati entusiasmanti basandosi su un concetto già familiare nel settore aerospaziale. E ora la casa giapponese è così convinta della sua efficacia da ritenere che dovrebbe far parte della “cassetta degli attrezzi” di chiunque costruisca veicoli.

Il TRI lo chiama blended envelope control, ed è il controllo bilanciato del pilota o di chiunque sia alla guida. Con Toyota Guardian il reparto diretto dal professor Gill Pratt intende un sistema evoluto di assistenza alla guida che combina e coordina le capacità di controllo del pilota, di aereo o di auto, con i limiti e le caratteristiche del mezzo.

Sui jet attuali sistemi di controllo di volo passano i comandi dei piloti all’apparecchio tenendo il risultato all’interno di limiti di sicurezza. Il sistema non permette di effettuare una picchiata improvvisa a 90° con un Airbus A380, per fare un esempio limite. Ma gli apparati traducono le intenzioni nei migliori effetti possibili per la sicurezza del viaggio.

Quando serve inoltre, il Toyota Guardian anticipa le reazioni, come sarebbe stato necessario nel video che vedete e col quale Pratt ha iniziato il suo intervento al CES di Las Vegas. Il Guardian è stato progettato e sviluppato per allargare le possibilità umane di controllare il veicolo piuttosto che per sollevare le persone da questo compito, perciò opera in sottofondo.

Nel video si vedono tre veicoli tra i quali uno del TRI in quel momento controllato in modo manuale. Ma i sensori ed i sistemi stavano raccogliendo dati: così i tecnici hanno potuto esaminarli e accertare come il Toyota Guardian avrebbe reagito, se inserito. Nello specifico raccogliendo i dati sull’ambiente e i veicoli circostanti avrebbe anticipato la reazione del guidatore ed accelerato togliendolo d’impaccio.

Accanto al sistema di protezione al TRI stanno lavorando anche sul Toyota Chaffeur, quello che si chiama sistema di guida autonomo in senso pieno. Ma, ha insistito l’occhialuto ex-scienziato del DARPA, quello a cui dobbiamo mirare non dovrebbe essere l’autonomia delle macchine, ma l’autonomia delle persone.

Peraltro manca ancora molto ad arrivare al risultato della piena guida autonoma: nel frattempo ci si dovrebbe quindi concentrare sulle possibilità e benefici del Toyota Guardian. Anche a costo di togliere il marchio giapponese e farne un Guardian per tutti, condividendolo anche con altri gruppi auto, se questo servirà a tagliare drasticamente le cifre di incidenti in cui più pesano gli errori: quelli di giovanissimi ed anziani.

Il Toyota Guardian è ancora un prodotto che è in corso di sviluppo, quindi il numero uno del TRI non è stato in grado di dire già quando potrebbe essere pronto per le auto di normale produzione e come potrebbe essere ceduto ad altre case, se mediante licenza magari open source o come un kit hardware provvisto con annesso stack software.

Ma è stato chiaro nel sottolineare che Toyota sente l’obbligo morale di “aprire” a tutti il suo sistema al più presto possibile per salvare più vite possibili. Col Guardian per tutti, ha detto Pratt “it’s about correcting for human mistakes and human weaknesses and assisting the most vulnerable people at both ends of the age spectrum where far too many lives are lost “.


Credito foto di apertura: ufficio stampa Toyota Motor Co.