Le prospettive degli “abbonamenti all’auto” sul filo del rasoio: retromarce GM e progetti Toyota

General Motors sospende il servizio in stile “Netflix dell’auto” della sua marca Cadillac, invece in Giappone Toyota lancerà presto abbonamenti, car sharing e app di mobilità multi-modale

Era partito quasi due anni fa il servizio di abbonamento all’auto battezzato Book by Cadillac con cui la marca di lusso di General Motors aveva cercato di trasferire di peso nella mobilità il crescente gradimento ed abitudine ai servizi in abbonamento, come l’ormai dominante Netflix.

Gli abbonati Cadillac, ai quali non era richiesto un impegno di lungo periodo, pagavano $1.800 dollari al mese per la possibilità di cambiare modello di auto o SUV con una certa frequenza, fino a 18 volte l’anno, secondo quanto riferisce il Wall Street Journal, che ha dato per primo la notizia della fine del servizio.

General Motors ha commentato che si tratterà di una sospensione, e non di una definitiva archiviazione dell’offerta di servizi da “Netflix dell’auto”. Ma per il gruppo americano, alle prese con un impegno a tagliare i costi che lo ha appena spinto ad iniziare a proporre una buonuscita anticipata ad oltre 50.000 dipendenti nordamericani, probabilmente non è stato facile riuscire a tenere sotto controllo le difficoltà che questo tipo di abbonamento comporta.

Tenere in servizio una flotta, efficiente e pulita, sempre a disposizione di cambi di idea (e modello) degli abbonati con breve preavviso è una sfida logistica non di poco conto. Inoltre anche piccole trovate, magari gradite dagli abbonati come la consegna della vettura sotto casa, sono aspetti che una azienda ben difficilmente può addomesticare quando la scala del servizio cresce. Anzi, probabilmente in quel caso i costi invece che crescere aumentano senza dare vita ad economie di scala.

E anche per i clienti, a parte il sollievo da incombenze di manutenzione ed accesso a molti modelli diversi, la convenienza era ancora da dimostrare. Secondo calcoli di Edmunds.com, il leasing triennale in America di un tipico SUV Cadillac Escalade costava $49.000. Iscriversi alla “Netflix dell’auto” di GM per lo stesso periodo avrebbe alleggerito il portafoglio del cliente di oltre $64.000.

E tuttavia proprio come General Motors da inizio 2017 hanno avviato programmi analoghi anche Porsche, Audi, Mercedes-Benz e Volvo, quest’ultima forse la marca più convinta di tutte del roseo destino dell’abbonamento all’auto. Tanto che il suo leader Håkan Samuelsson ha voluto la nuova divisione “M”, che promette di puntare al superamento della visione dell’auto come oggetto da possedere.

Proprio mentre General Motors si fa da parte, per la prima volta un gruppo giapponese come Toyota decide invece di investire in un futuro in cui la mobilità conterà più della proprietà del veicolo.

Una soluzione, quella convenzionale, che secondo un recente sondaggio della confindustria giapponese dell’auto attira oggi appena il 12% dei cittadini single dell’arcipelago, già oberati da mille altre spese e balzelli.

Così Toyota ha appena presentato programmi alternativi per non farsi trovare impreparata, puntando anche ad una riorganizzazione dei canali di vendita che li orienterà verso un futuro che tenga conto dei tempi che cambiano rapidamente.

L’abbonamento mensile all’auto, ad un prezzo che verrà formalizzato in seguito, si chiamerà KINTO ed includerà assicurazioni, tasse e servizi di manutenzione. All’inizio del prossimo anno apriranno gli abbonamenti, che Toyota si aspetta in media avere durata compresa tra i due ed i tre anni.

Anche se l’approccio Toyota non mancherà di proporre la possibilità di guidare SUV o modelli premium come quelli Lexus sembra che, rispetto a quello Cadillac o di alcuni marchi premium europei, darà meno opportunità di frequenti cambi di modelli, il che dovrebbe aiutare a contenere i costi.

E il tema dei costi regna anche guardando alle caratteristiche del servizio di car sharing che
partirà
nel 2019: per questa iniziativa, che segue un progetto-pilota già avviato con successo alle Hawaii, Toyota ha pensato di integrare l’offerta collegandola strettamente alla rete di vendita ed assistenza.

Si inizierà a dicembre a Tokyo coinvolgendo saloni di proprietà della casa automobilistica. Ma ci sono circa 5.000 concessionarie del marchio delle tre ellissi in Giappone, attualmente ancora suddivise rigidamente per fasce di prezzo nei rispettivi canali.

Toyota ha in mente che a medio termine tutte debbano passare a vendere ogni modello del marchio, tutte possano offrire abbonamenti ed assistenza ai clienti KINTO e gradualmente tutte entrino nel servizio di car sharing.

Per cominciare, possono farlo iniziando ad utilizzare la flotta di circa 40.000 vetture demo. Questa flotta, una volta inserita in un circuito di noleggio a brevissimo termine, potrà produrre un ulteriore flusso di ricavi per la rete senza richiedere l’investimento di capitale di una flotta specifica, che potrà comunque affiancarsi alle demo quando la domanda per il nuovo servizio crescerà.

Toyota peraltro sta lavorando anche all’integrazione a più ampio raggio dei servizi e oltre a vendere abbonamenti all’auto sta già facendo un passo verso una “Netflix della mobilità”. Includendo la proposta di biglietti e viaggi del trasporto pubblico.

Nella città di Fukuoka il 1 novembre è partita, in collaborazione col gruppo ferroviario Nishitetsu ed otto fornitori di servizi, l’app my route che integra servizi multi-modali di trasporto, dalle due alle quattro ruote a metropolitane e treni con shopping ed eventi.

Una proposta che segue il solco di servizi di cui anche in Europa esiste già qualche esempio. Una app di mobilità che integra servizi privati e pubblici è quella di Moovel (gruppo Daimler) che propone servizi taxi, car/bike sharing collegandoli per itinerari anche complessi con le offerte della rete ferroviaria e delle metropolitane tedesche.


Credito foto di apertura: ufficio stampa Toyota Motor Co.