A Francoforte Qualcomm pubblicizza il chip per tenere le auto sempre in rete

Il prossimo chip 9150 C-V2X della casa americana è studiato per fornire il meglio con l’arrivo della futura rete cellulare super-veloce 5G

Non molto tempo fa sembrava strano che i gruppi dell’auto fossero presenti alla super-vetrina globale dell’elettronica (il CES di Las Vegas): ora non solo non è più così, ma anche il percorso inverso diventa meno insolito. Il salone di Francoforte, che si avvia ormai alla sua chiusura, è stato scelto da un protagonista della tecnologia delle telecomunicazioni come Qualcomm per un ambizioso discorso del suo amministratore delegato Steven Mollenkpof.

Presentando il suo New Mobility World la casa californiana non ha lesinato sforzi nel sottolineare quanto la tecnologia prossima ventura del 5G sia un elemento chiave dell’innovazione con quattro ruote nel prossimo lustro ed oltre. Qualcomm è nota per produrre chip che nei nostri smartphone organizzano i compiti instradandoli alle giuste risorse dei vari apparecchi per ottimizzarne e velocizzarne il funzionamento.

Non è affatto una nuova arrivata nel settore dell’automotive, visto che da tempo è presente come fornitore della rete di connettività OnStar che General Motors ha ormai reso stabile e apprezzata. A Francoforte ha pubblicizzato il suo chip 9150 C-V2X (che sarà pronto per la commercializzazione su larga scala a fine 2018) ed è destinato, come lasciano intuire le ultime lettere della sigla, a chi vuole lavorare sulla comunicazione tra veicoli ed infrastrutture o tra veicoli e veicoli.

Usiamo il termine veicoli, invece che semplicemente auto, perché oggi chip Qualcomm sono presenti persino in mezzi quali le popolari bici a noleggio di Mobike, anticipando una capillarità che apparentemente sta per dilagare. In particolare la tecnologia dell’ultima generazione mira a supportare la comunicazione tra auto, cellulari e nodi infrastrutturali appoggiandosi alla rete cellulare a 5,9 GHz ITS senza bisogno di ricorrere a SIM card in ogni differente ambito.

Pertanto un dispositivo abilitato si inserirà nella attuale rete per poi lavorare un giorno in 5G (per la quale Mollenkopf prevede i primi telefoni in arrivo entro il 2019, in anticipo sulle previsioni di appena un anno fa). Ford, Audi, PSA e la cinese SAIC sono già in attesa di provare i chip, contando su questa tecnologia per fornire servizi con qualità da fibra per i loro servizi di streaming, per attività di produttività in viaggio, per la navigazione.

Ma la connettività che dilaga consentirà anche di far evolvere i sistemi coordinati di un’auto sempre più autonoma: fondendo insieme i dati dei sensori con mappe di precisione e prossimità alla realtà via via più fedele.

Mentre il nuovo chip Qualcomm sembra un gol segnato per l’affermazione della futura rete 5G quale standard per la connettività della mobilità prossima ventura, sempre a Francoforte la più grande società di chip per auto, l’olandese NXP (il cui controllo proprio Qualcomm intende acquisire) ha lanciato un modem, il SAF5400 basato sulla tecnologia concorrente DSRC.

Ma NXP non intende rilanciare la rissosa dicotomia tra le due alternative: al contrario, il suo ultimo prodotto è pensato per l’agevole integrazione col massimo numero di scatole nere telematiche possibili: come il chip Snapdragon della stessa Qualcomm, ad esempio.

Con EETimes Lars Reger, il chief technology officer della società olandese, ha sottolineato che l’idea è di andare verso una integrazione. Del resto tra gli esperti c’è chi non manca di sottolineare che anche il chip 9150 C-V2X usa una parte dello stack DSRC ed il suo spettro 5,9 GHz.


Credito foto di apertura: sito internet Qualcomm