Tesla apre un centro ricerca e sviluppo presso il Politecnico di Atene

Ad Atene un piccolo reparto di ingegneri si concentrerà sul settore dei motori elettrici, che in California sono già sviluppati da un gruppetto di tecnici greci

Ieri il sito Electrek.co, sempre informatissimo su quello che succede nel giro-Tesla, ha pubblicato una notizia che è sia interessante sia edificante. La casa di Palo Alto non ha mai avuto fisime sulla nazionalità dei suoi ingegneri o sulla provenienza delle tecnologie necessarie a primeggiare nell’auto elettrica.

Nomi tedeschi (il designer Franz von Holzhausen , l’ex-Audi Peter Hochholdinger, la filiale Grohmann a suo tempo acquisita) e marchi giapponesi (Panasonic) per cominciare. Ma anche nomi, scopriamo ora, greci.

Tesla infatti aprirà un piccolo centro di ricerca e sviluppo (dieci tecnici per ora) ad Atene. Un centro specializzato in tecnologie dei motori elettrici. Questo avviene perché tre dei suoi progettisti condividono la carriera accademica al Politecnico di Atene (la cui denominazione ufficiale è NTUA: università tecnica nazionale di Atene).

Un portavoce dell’azienda di Elon Musk ha confermato che sulle rive dell’Egeo c’è una solida tradizione di ricerca sui motori elettrici, un trampolino di lancio che è servito a Konstantinos Laskaris, Konstantinos Bourchas ed a Vasilis Papanikolaou di portare un pezzo di Grecia in California.

Poiché Tesla punta a farsi in casa il maggior numero possibile di componenti, si potrebbe dire che si colloca  all’estremo opposto di General Motors che ha decentrato la quasi totalità dello sviluppo della sua Chevrolet Bolt, il recente sviluppo del motore elettrico della nuova Model 3 destinato a finire anche sul camion Semi (uno per ogni asse) lascia pensare che questo settore abbia molto con cui occupare il suo tempo, anche in futuro.

Insomma ci sono buone probabilità che Laskaris, Bourchas e Papanikolau non siano gli ultimi greci al lavoro sulle auto di Musk. Dove la cosa diventa edificante (significa qualcosa che dà il buon esempio, come tutti sappiamo) é nel cordone ombelicale che non si è spezzato tra gli ingegneri e la loro università, malgrado la timeline lasci pensare che i tecnici si siano laureati in anni economicamente tempestosi per la Grecia.

Si tratta di una vicenda che non riusciamo a non paragonare con le frasi insensate che abbiamo letto su qualche social media indirizzate a nostri connazionali che sono andati a studiare e a lavorare all’estero e che lì volenti o nolenti sono rimasti.

Gente a cui, secondo alcuni, non dovrebbe più essere consentito di votare fino a quando non tornerà, se mai riuscirà a tornare, in Italia. Ecco, secondo il loro metro evidentemente è sensato tradire due volte le centinaia di Laskaris, Bourchas e Papanikolau col passaporto italiano.

La prima costringendoli a partire e la seconda dopo che sono andati via. Se poi non contribuiranno più a riportare un centro ricerca e sviluppo in quell’ateneo da cui sono partiti, a chi importerà mai una simile inezia?


Credito foto di apertura: sito internet NTUA / Politecnico di Atene