A Francoforte Thunder Power e Borgward si sono guadagnate un premium

Due concept cinesi, il Thunder Power SUV e la Borgward Isabella, colgono di sorpresa per le ambizioni, per la qualità e per il posizionamento

In questa edizione del salone di Francoforte la presenza cinese non scarseggiava certo. La cosa interessante da sottolineare è che i modelli che hanno attirato l’attenzione erano esemplari quanto mai lontani dagli stereotipi della produzione del paese asiatico, ovvero sinonimo di bassa qualità e segmenti modesti. Invece due loro stand si sono segnalati per gli standard delle vetture esposte: Thunder Power e Borgward.

Certo, c’erano anche presenze come il gruppo Chery, che con la linea Exeed sembra puntare a vendere globalmente un prodotto concepito e sviluppato anzitutto sul e per il mercato cinese. Ma che i concept cinesi a Francoforte fossero di tutta un’altra pasta lo ha dimostrato, per cominciare, Thunder Power.

La loro Sedan, berlina elettrica in cui avevano messo le mani anche Zagato e Dallara e portata dalla marca asiatica al salone 2015 evidentemente non era un fuoco di paglia. All’edizione 2017 ha deciso di presentare, oltre all’evoluzione della Sedan, anche il concept di un ambizioso SUV.

Il gusto orientale ha avuto un palese accesso ai modelli portati allo stand di Francoforte nella calandra, che riproduce il logo aziendale, e nei fari, ispirati alla calligrafia cinese. Ma, sorpresa, si tratta di una scelta operata in Italia: il design della società di Hong Kong è infatti ancora italianissimo, con la sede nella zona di Malpensa.

La società dispone di una fabbrica a Ganzhou, in Cina, ma ha in programma di aprirne una seconda in Catalogna, mentre le batterie sono realizzate a Taiwan. Batterie le cui caratteristiche fanno pensare che Thunder Power voglia superare anche i maestri di Tesla e i loro celebri comandamenti su autonomia e capacità.

Come la Sedan anche il SUV, ancora senza nome, ha una capacità di ben 125 kWh. Numeri con pochi pari sul mercato e sufficienti a spingersi a 650 chilometri di autonomia, secondo il ciclo NEDC. Un “cuore” così generoso consente di pubblicizzare potenze di 577 cavalli (430 kW) espressi da fino a tre motori elettrici e con performance di riguardo: velocità massima limitata a 250 km/h, accelerazione da 0 a 100 km/h in meno di quattro secondi.

Non quello che ci si attende da una modesta auto cinese, anche se ci sarà, pare, una opzione alternativa meno ambiziosa quanto a performance. Molto, ma molto cinese invece sarà, con ogni probabilità, la pressione sui prezzi che Thunder Power si appresta ad esercitare sulla concorrenza.

Se non si accenna ancora ai prezzi del SUV, commercializzato a partire dal 2020, la berlina invece, che si può prenotare in Asia per il momento, ha un prezzo iniziale di €52.000 circa. Si tratta di una ricetta che l’apprezzato giornalista tedesco Georg Kacher aveva indicato come appropriata per arrivare al successo puntando ad un nuovo settore premium accessibile, ancora tutto da inventare.

Kacher peraltro allora si riferiva non a Thunder Power ma ad un’altra marca cinese la cui presenza a Francoforte non è passata inosservata: quella di Borgward. E non solo perché la marca in origine era tedesca, prima di essere riportata in vita dai capitali cinesi di Beiqi Foton Motor (da pochissimo partner Piaggio per i veicoli commerciali).

Al salone è arrivata con un concept battezzato Isabella (come una due porte lanciata nel 1954) che anticipa la filosofia di design futura delle auto che saranno costruite nella città d’origine: Brema. Sarà infatti molto tedesco lo sviluppo sulle auto elettriche future, una aggiunta agli impianti cinesi che oggi producono la BX7 ed il SUV BX5 e che dovrebbe portare per il 2020 la produzione globale a 800.000 pezzi. Un livello che sembra accennare ad una grande fiducia nelle opportunità di marchi con ambizioni premium ma senza quei prezzi.

Di quell’obiettivo di produzione di Borgward non è chiaro quale sarà la quota di vetture elettrificate; in compenso la Isabella è stata presentata provvista di due motori elettrici in grado di erogare 300 cavalli con 450 Nm di coppia e assicurare un’autonomia di 500 chilometri. Lo 0-100 può essere archiviato in 4,5 secondi, insistendo poi fino alla velocità massima di 250 km/h.

Anders Warming, già designer nell’ultima generazione di Mini, ha fatto un bel lavoro nel tracciare le linee di questo concept, di gusto a tratti francese: guardate con calma il video di YouTube che abbiamo inserito nella pagina. Senza voler essere irriverenti: sarebbe stata una fortuna per il gruppo Renault se queste fossero state davvero le linee della nuova Alpine.

Warming ha lavorato su un linguaggio adattato da una tipica espressione cinese che in italiano può suonare come “sensazione di flusso”. Quanto siano proporzionati i tratti della Isabella lo si deduce anche dal fatto che non hanno avuto bisogno di cerchi smisurati per attrarre senza difficoltà gli sguardi…

I concept cinesi a Francoforte ci ricordano così che i marchi asiatici che cercano di sgomitare sono un trampolino di lancio per giovani designer e per piccoli studi così come per centri di sviluppo che invece i grandi gruppi ormai tendono a concentrare.

Le linee della vettura di Warming sono originali anche dove una soluzione come le porte scorrevoli (in un concept, s’intende) non lo sono più. Gli interni sono ariosi fino all’agorafobia, e tocchi retro come il volante ben studiati, mentre anche gli schermi, certo non retro, si integrano bene col tunnel centrale. Anche se resta da capire a cosa serva un tunnel centrale in un’auto elettrica? Ma Borgward sulle batterie è stata molto vaga, quindi dovremo tenerci la curiosità.


Credito foto di apertura: ufficio stampa Thunder Power