Cambia ancora, dopo sei mesi, il timoniere dell’Autopilot Tesla

Nella Silicon Valley si strappano di mano i N. 1 del software e Tesla, dopo Apple, pesca dall’università di Stanford

L’Autopilot come noto è il cuore che irrora non di globuli rossi ma di dati e numeri il sistema di guida autonoma Tesla. Quel cuore e quel settore sembrano dare le palpitazioni a più di un protagonista delle vicende della casa di Palo Alto. Perché sì, anche le aziende automobilistiche più futuristiche come Tesla, sono aziende fatte di nomi in settori chiave e non solo di un leader, anche se è Elon Musk. Lo sa bene chi ricorda la storia FIAT e confronta il periodo, ad esempio, di Vittorio Ghidella con le direzioni dei suoi successori.

E non per esagerare coi paragoni con la FIAT degli anni 90, ma anche in California ora si assiste ad una girandola di nomi illustri proprio attorno al settore-chiave del software, dell’Autopilot Tesla. Aveva fatto scalpore quando, sei mesi fa, il numero uno del software della marca di Musk Sterling Anderson aveva lasciato il suo ruolo per andare a fondare una sua startup ancora molto misteriosa, Aurora Innovation, insieme a Chris Urmson, uno dei padri della Google-car. Anderson era anche stato seguito da alcuni stretti collaboratori.

Ma Tesla aveva parato il colpo. Anzi, aveva per così dire rilanciato non solo rinfoltendo le schiere del suo team con nuovi arrivi, ma portando in casa nientemeno che da Apple un star del software come Chris Lattner. A Cupertino per undici anni aveva lasciato tracce profonde come sviluppatore del linguaggio Swift.

Per una azienda come Tesla, ben orientata dal punto di vista dell’hardware per la guida autonoma, nel quale ha puntato sull’integrazione di radar e telecamere accantonando invece l’uso del più costoso LiDAR, un mago del codice pareva l’uomo giusto per compiere altri passi avanti significativi ai propri sistemi.

Ma non è andata così e Lattner ha invece usato uno strumento da celebrity come Twitter per far sapere che non c’era identità di vedute con Musk e che per lui Tesla è già il passato ed è alla ricerca del prossimo lavoro, dopo soli sei mesi. Così Lattner ha rinunciato alla posizione di vice-president del software Autopilot. La risposta è stata dare più responsabilità al capo dell’hardware dell’Autopilot Tesla Jim Keller: ora supervisiona anche il software del sistema.

Una conferma che Musk ha la massima fiducia in Keller la si può trovare nella narrativa della casa americana riguardo a sensori e sistemi dell’attuale Autopilot 2.0. Secondo Tesla l’hardware (radar, telecamere e sensori) sono già sviluppati a sufficienza per gestire la piena guida autonoma, quella di Livello SAE 4 in cui il computer ha pieno controllo del veicolo.

Il che sembrerebbe implicare anche che il software non sia pronto. Lattner ha difeso i suoi risultati nei sei mesi al lavoro sull’Autopilot Tesla. Dopo la rivoluzione nei sistemi di bordo seguita all’incidente fatale della primavera 2016 in Florida, il cosiddetto Hardware2 non solo è tornato ai livelli pre-sinistro, ma secondo Lattner con gli ultimi rilasci è ormai davanti senza dubbio. La clientela sembra iniziare a confermare. l’ottimismo.

Ma se l’uomo di Apple non ha portato Tesla fino al Livello 4 SAE, potrebbe invece riuscirci l’ultimo acquisto di una campagna che ,tra le aziende californiane, ormai ricorda a tratti il calcio-mercato: Andrej Karpathy. Proveniente dall’università icona della Silicon Valley, Stanford, dove si è occupato di computer vision e deep learning.

A Tesla sarà direttore dei settori intelligenza artificiale e Autopilot vision. I suoi studi sembrano fatti apposta per venire a capo delle più complesse situazioni che un sistema che deve agire nel traffico debba gestire. Perché nel suo lavoro finora ha puntato a descrizioni e identificazioni di scenari di immagini molto complessi, analizzandoli e sviscerandoli con reti neurali convoluzionali o stratificate, strumenti e materie che ha anche insegnato.

Un sistema che, come si vede a pagina 17 della sua tesi di dottorato, identifica non solo un gatto in un immagine, ma colore e pelo del gatto, il fatto che sia su uno skateboard ed il pavimento di legno su cui poggia lo skateboard, come potrete immaginare è già bene avviato sul lavoro di gestire i dati che ci si attende da un dispositivo che deve cogliere ogni dettaglio del traffico che lo circonda. Si tratta proprio del lavoro che ora attende Karpathy: se quasi ogni mese l’Autopilot 2.0 riceve un aggiornamento, con lui ai comandi forse in Tesla sono già partiti col 3.0…


Credito foto di apertura: sito internazionale Tesla