Ibride, elettriche da record al Nürburgring, ora McLaren è regina

Nell’inferno verde tedesco si fanno ancora valere le auto verdi e chi non si ferma davanti a convenzioni ingessate

La pista più affascinante del mondo, il Nürburgring, è sempre stata l’obiettivo a cui guardare per assicurarsi immediata fama. Quello che vale per i piloti, ai quali veniva assegnato in altri tempi il titolo di meister della pista, vale per i marchi dell’automobile. Le cose non sono cambiate ora che sul tracciato dell’Eifel si affacciano protagonisti sempre meno convenzionali. Anzi, adesso che le protagoniste sono ibride, elettriche da record al Nürburgring i tempi da primato diventano più frequenti.

E ieri non c’era testata dedicata alle quattro ruote che non sottolineasse l’impresa (nel video qui sopra) dello svedese Kenny Bräck: su una McLaren P1 LM ha girato in 6:43.22 in quello che Jackie Stewart ha battezzato inferno verde. Per la prospettiva di Auto21 la cosa interessante è che la vettura sottoposta alle cure della Lanzante Motorsport (struttura inglese già vincitrice a Le Mans con una McLaren F1) sviluppa 986 cavalli, ma quasi 180 sono da accreditare al motore elettrico.

La ibrida costruita dalla casa fondata da Bruce McLaren ha tolto il primato ad un’altra vettura realizzata in piccolissima serie: la Nio EP9 che con lo scozzese Peter Dumbreck al volante aveva girato in 6:45.9. La vettura da 1360 cavalli sviluppata dalla britannica RML Group per conto della marca cinese, è rimasta la più veloce vettura completamente elettrica scesa in pista sulle colline attorno ad Adenau.

Nella sfida tra ibride ed elettriche realizzate in piccolissima serie, ormai sembra quasi una vettura “convenzionale” la cattivissima Lamborghini Huracán Performante, che con l’italiano Marco Mapelli alla guida ha staccato un tempo di 6:52.01.

La serie di record fa pensare che sempre più spesso vedremo costruttori cercare gloria immediata per un nuovo modello, specie se non si tratterà di una vettura sportiva spinta dal solo motore endotermico. Infatti il singolo giro del Nürburgring e l’accelerazione 0-60 miglia sembrano i due standard di performance più adatti a mettere in luce le qualità di un’auto in cui la spinta nasca da flussi di ioni.

La P1 LM che ora è la nuova regina è stata messa “a dieta” fino a 1.390 chili grazie a sedili e scarichi più leggeri, e il carico aerodinamico è invece aumentato del 40%. Che della McLaren, come della Nio, esistano esemplari per contare i quali bastino le dita di una mano fa alzare il sopracciglio ad alcuni, che non considerano vere auto di produzione l’una e/o l’altra.

Un genere di obiezioni che però esistono da sempre nell’avvicinarsi al libro dei record del Nürburgring. Il fatto è che sulla pista tedesca l’ufficiosità e l’andare contro le convenzioni è nei geni. La stessa autorità che tiene traccia dei record della pista è un mensile tedesco, Sport Auto, grazie alla tradizione ed al proprio prestigio. E con tipica concretezza tedesca il periodico aveva solo tre regole ufficiose per prendere nota di un tempo record: 1) la vettura doveva essere immatricolata 2) non usare benzine speciali ma acquistabili alla pompa 3) montare gomme omologate per uso stradale.

Come si vede la seconda regola di fatto non può essere rispettata da un’auto elettrica a 18 carati, ma Sport Auto non per questo si rifiuta di prendere nota dei tempi delle auto elettriche. Auto21 come i tedeschi pensa che l’unica considerazione che dovrebbe contare oggi, è se un’auto sia street legal, effettivamente utilizzabile per strada, come le sue gomme.

Tutti gli altri cavillosi pareri da esperti dei social media (ai quali tra l’altro mancano per definizione quello che ha una rivista storica come Sport Auto: tradizione e prestigio) sono superflui. Perché le auto più performanti sono da sempre sinonimo di piccole o piccolissime linee di produzione artigianali. E va aggiunto che in alcuni casi auto che hanno guidato la lista dei tempi su questo tracciato a volte nemmeno avevano una linea di produzione: una delle regine della pista tedesca, a pensarci bene è stata una Caterham. Avete presente? Quell’auto che vi consegnano in scatola di montaggio…

Così, non dovrebbe essere un problema il fatto che Lanzante Motorsport abbia trasformato in auto stradale una McLaren P1 GTR nata per l’uso nei track days di facoltosi clienti. Oltretutto lo stesso Nurburgring (inteso come società che gestisce la pista ed organizza corse di gran successo per pubblico ed iscritti) proprio in questo fine settimana è teatro di una delle più apprezzate gare di 24 ore. In pole position c’è la SCG003, vettura nata dalla passione di un magnate americano, senza ambizioni di essere una vettura di produzione da grandi numeri. Ma i tedeschi non si sono sognati di lasciarla a casa…

Una ulteriore evidenza che il Nürburgring resta un palcoscenico che offre a chi ha qualcosa di buono da mettere in mostra le opportunità di farlo, anche quando si va contro le convenzioni. Dalla storia del circuito poi, chi vuole imporre paletti di legittimità, potrebbe imparare molto.

Ad esempio che le 1000 chilometri di durata che là si sono disputate, negli anni ’50 e ’60, hanno impartito lezioni su cui riflettere a chi pensava che tutta l’evoluzione dell’auto (da competizione in quel caso) stesse tutta nei motori endotermici e nei loro cavalli. Invece il Nürburgring, come in tutt’altro contesto l’italiana Targa Florio, premiava costantemente i modelli che si segnalavano per altre qualità: leggerezza, affidabilità. Saperlo non è obbligatorio ma non farebbe male, specie agli ingegneri da social media.


Credito foto di apertura: ufficio stampa McLaren Automotive Limited.