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Parigi val bene una batteria, ma a Vincent Bolloré costa cara

Il miliardario bretone sembra volersi arrendere sull’auto elettrica ma vuole rilanciare su batterie, bus e servizi

Non abbiamo finora capito se la guerra sul terreno dei media tra Vincent Bolloré e la famiglia Berlusconi avrà un vincitore . Sappiamo per certo invece che il miliardario bretone sta ridimensionando i propri piani nel settore dei veicoli elettrici, proprio mentre i grandi gruppi dell’auto li ampliano. Così le ambizioni per la produzione di massa di auto elettriche sembrano destinate a fare posto ad altre attività in cui le sue aziende hanno più opportunità di crescita.

I servizi, la sicurezza, gli autobus elettrici e le batterie: su quelli Bolloré spiega ora di volere continuare a puntare. Blue Solutions SA, la società del gruppo francese che produce batterie non sta dando i risultati previsti: il mese scorso il magnate ha lanciato un’OPA a €17 ad azione per rilevare la parte restante del capitale in mano agli investitori: l’11% circa.

Investitori che si sono raffreddati man mano Blue Solutions ha mancato gli obiettivi. La sua tecnologia dei polimeri di litio ha un’alta densità di energia, non è soggetta a surriscaldamento e inoltre la durata della vita dei pacchi si sta rivelando superiore al previsto. Ma per auto per uso privato ha altri svantaggi: le batterie vanno tenute in carica a lungo rispetto alle altre concorrenti, ad esempio.

Sono state vendute solo 2.500 batterie l’anno scorso, con una perdita di circa €250 milioni. Finora il bretone ha messo nel progetto circa €2 miliardi, e l’impegno non ripagato dimostra come sia difficile il settore, nonostante la crescita rapidissima del mercato. Crescita sì ma per chi centra il prodotto: e nessuno certo ha mai paragonato le Bluecar elettriche francesi alle Tesla. Infatti ne sono state vendute solo 944 l’anno scorso, e le cose non sono andate molto meglio nel partenariato con PSA, che ha portato a vendere 725 Citroen e-Mehari.

Bolloré però è convinto di poter trovare per la sua Blue Solutions una soluzione che permetterà di mettere in moto un accordo con un grande gruppo dell’auto. E’ anche l’unica strada: nel business delle batterie o i numeri sono grandi o si è condannati al declino. Intanto, sembra che abbia imparato una lezione dalla tedesca Deutsche Post sull’importanza delle nicchie, perché mira a vendere centinaia di veicoli al gigante della ristorazione Elior Group.

Intanto le Bluecar della società di car sharing Autolib’ arrivate al quinto anno di vita non vanno poi così male: ci sono in circolazione 4.000 auto, 1.100 stazioni e 6.300 punti di ricarica, molto popolari a Parigi ma presenti in circa cento comuni. Con quelle 320.000 abbonati a fine 2016 avevano percorso 165 milioni di chilometri. Si sono anche affacciate a Torino, in quello che è stato una sorta di ritorno a casa, perché le assembla la Cecomp in Piemonte.


Credito foto di apertura: profilo Twitter Autolib’