Saranno le e-bike a beneficiare maggiormente del bonus rottamazione del Decreto Clima?

Le biciclette elettriche sono il settore che appare più pronto a dare presto concretezza alle misure volute dal ministro dell’Ambiente Sergio Costa con cui si inizia a lavorare ad un Green New Deal

Oggi pomeriggio il consiglio dei ministri ha approvato il Decreto Costa, che contiene le misure già precisate nella bozza diffusa dalle agenzie di stampa ieri. Il testo come noto non riguarda solo la mobilità, ma norme che puntano a dare un contributo a contrastare l’emergenza climatica.

Un primo passo che secondo il ministro Sergio Costa inaugura il Green New Deal: “il primo pilastro di un edificio le cui fondamenta sono la legge di bilancio e il Collegato ambientale, insieme alla legge Salvamare, in discussione alla Camera, e a ‘Cantiere ambiente’, all’esame del Senato”.

Contiene quindi tra l’altro incentivi per la riduzione degli imballaggi, attivando esercenti e mercati, misure con fondi per la riforestazione urbana e campagne di informazione e di formazione ambientale nelle scuole. L’annosa questione dei sussidi ambientalmente dannosi da ridurre è stata spostata nella legge di bilancio. Qui ci soffermeremo in particolare sulle norme che riguardano i trasporti, privati e pubblici.

Il provvedimento sarà come noto rivolto non a tutte le aree d’Italia ma ai residenti delle zone più inquinate, già colpite da procedure di infrazione dell’Unione Europea. La logica sembra essere stata in questo caso che le medicine vanno somministrate là dove ci sono i malati, piuttosto che mandare confezioni di farmaci per fare prevenzione, viste le risorse limitate a disposizione. Risorse che, ci ha tenuto a precisare il ministro, provengono tutte dalle aste verdi, il sistema di scambio europeo delle emissioni di gas clima-alteranti.

La platea raggiunta dal bonus in effetti non sarà però piccolissima, perché tra procedura 2014/2147 e 2015/2043 sono state toccate numerose città metropolitane ed aree di Piemonte, Lombardia, Veneto, Lazio e anche Liguria, Toscana, Molise e Sicilia. Il ministro ha ottenuto la creazione di un fondo ad hoc da €255 milioni che finanzierà il Programma sperimentale buono mobilità.

Entro il il 31 dicembre 2021 sarà possibile rottamare auto (fino ai modelli Euro 3) o motocicli (fino alla classe Euro 2 e Euro 3 a due tempi). L’importo per le auto sarà di €1.500 e di €500 per le due ruote. Nella sua prima versione la rottamazione era allargata anche agli Euro 4 e la cifra di cui era prevista l’erogazione era di €2.000.

Il ministero dell’Ambiente è riuscito anche a spuntare €40 milioni per agevolare il Trasporto Pubblico Locale mediante progetti per la creazione, il prolungamento, l’ammodernamento e la messa a norma di corsie preferenziali. E a questi si aggiungeranno altri €20 milioni per i mezzi di trasporto ibridi, elettrici o non inferiori a Euro 6 immatricolati dal primo settembre 2019 e destinati ai servizi di trasporto scolastico dedicati ai bimbi degli asili e agli alunni delle scuole elementari.

La parte più controversa del Decreto Clima sarà probabilmente la modalità di utilizzo del ‘buono’: da spendere per abbonamenti e servizi del TPL. L’idea è tutt’altro che peregrina visto che non mancano grandi città, ad esempio Helsinki, dove la pianificazione della mobilità urbana è già in via di sviluppo con l’idea di far arrivare il cittadino “dal punto A al punto B” via integrazione multi-modale, e non risparmia nulla  per dissuadere dall’uso dell’auto privata.

Peraltro per essere certi che incentivi e sussidi producano risultati, occorre che i cittadini abbiano una buona offerta su cui contare. Un esempio eloquente di carenza di offerta nel recente passato è stato, in Germania, l’avvio degli incentivi all’acquisto delle auto elettriche.

Se ora quel mercato per le auto elettriche “tira”, tre anni fa non era così. Poca offerta di modelli e con poca autonomia, a cui si aggiungeva una situazione di scarsità della diffusione delle postazioni di ricarica pubblica. Con queste premesse, anche se c’erano i soldi per gli incentivi, ben pochi cittadini si disturbavano a chiederli.

Nel caso del Decreto Clima italiano appena approvato, questo vorrebbe dire che per incoraggiare i cittadini delle località potenzialmente beneficiate dal bonus a rottamare vecchi veicoli per chiedere i crediti, occorre una offerta adeguata di mobilità, metro, tram, bici, autobus.

Chi legge periodicamente il rapporto di Legambiente “Pendolaria” sullo stato dei servizi di chi usa il trasporto pubblico da pendolare, sa che anche nel solitamente virtuoso Nord le condizioni sono… complicate. Ci sono quindi, purtroppo, le premesse per ritenere che a parte qualche fortunata eccezione, ad esempio l’area milanese, non ci saranno interminabili code agli sportelli per rottamare vecchie auto per avere in cambio un bel carnet di biglietti di autobus o ferrovie.

E tuttavia al di là di una sana dose di realismo, per capire se il Decreto Clima possa dare un suo contributo in funzione delle risorse disponibili, bisogna guardare anche in prospettiva a medio termine, piuttosto che attendersi che all’apparire del bonus, come girando un interruttore, il cittadino rottami il suo vecchio diesel e corra a fare l’abbonamento a Trenord.

Perché migliorare la mobilità nel complesso vuol dire porre le condizioni per muoversi in ambito urbano e dintorni avendo alternative valide ed efficienti. E nelle realtà urbane ancora oggi il fattore-congestione è un fatto e non una invenzione di chi va in piazza per i Fridays for Future.

Così, premettendo che non ci sarà da scandalizzarsi se queste misure non saranno subito un successo conclamato, nel Decreto Clima riteniamo in particolare importanti e benvenuti quei provvedimenti che mettono le basi per migliorare il Trasporto Locale o quelli che supportano le due ruote.

Autobus e scuolabus trasportando per definizione più persone, un sollievo alla congestione urbana lo forniscono. Quanto alle due ruote, che in molte parti d’Italia trovano conformazione e clima favorevoli, incoraggiare la transizione dai modelli attuali alle biciclette ma soprattutto a quelle a pedalata assistita non sarà solo un beneficio sulle emissioni, ma per le dimensioni di queste due ruote anche un contributo alla congestione del traffico delle città.

Rispetto ai sussidi destinati alle auto elettriche, incentivi all’acquisto che favoriscono la diffusione di autobus e filobus oppure collocati sulle biciclette ed e-bike avranno anche il vantaggio che esiste in entrambi i settori una filiera italiana, laddove FCA sta appena iniziando a muoversi in quello delle auto a zero emissioni.

Secondo i dati di Confindustria/ANCMA su un milione e mezzo di biciclette vendute nel complesso lo scorso anno le e-bike, che dopo l’incremento a doppia cifra del 2017 hanno fatto segnare nuovamente un +16,8%, erano ben 173.000.

E anche la produzione italiana ha volato nel corso del 2018. Grazie all’introduzione dei dazi anti-dumping introdotti dall’Unione Europea per la concorrenza sleale delle biciclette elettriche provenienti dalla Cina: 102.000 pezzi, il 290% più del 2017.

Per il settore della manifattura italiana di e-bike dove la piccola e media impresa è bene rappresentata, le possibilità offerte alla clientela di sostituire con le agevolazioni (pur non generosissime) del Decreto Clima i vecchi due tempi con biciclette a pedalata assistita ormai estremamente moderne e comode potrà essere una buona opportunità da cui tutti avranno da beneficiare.


Credito foto di apertura: ufficio stampa Bosch