L’auto tedesca vuole il suo 5G: il futuro, dalla manifattura alla guida autonoma è wireless

I grandi gruppi della manifattura, da case auto come BMW e Volkswagen a gruppi industriali come BASF e Osram puntano alle reti dati per migliorare produttività e catena del valore

I grandi gruppi della manifattura tedesca, e quando si parla di manifattura è quella dell’auto che fa la parte del leone, in quello che chiamiamo IoT (Internet of Things) ci hanno creduto ed investito. Di quell’epoca sempre più vicina in cui la produzione sarà sempre impregnata di strati di informazioni, di dati destinati a viaggi in tempo reale, le reti wireless 5G saranno un pilastro.

Così le reti cellulari 5G saranno un componente essenziale di auto dalla guida sempre più spesso delegata ai computer, digitalizzazione dei processi industriali e flessibilità delle produzioni, quelle di auto (magari elettriche) per cominciare.

In Germania, come ci ricorda anche l’accordo di ieri tra Volkswagen e Mobileye/Intel, ci sono manager convinti (forse con troppo ottimismo) che il 2021 possa essere già l’alba della produzione di veicoli a guida autonoma avanzata.

Probabilmente si tratterà solo di robo-taxi e non di auto vendute ai privati, ma che la nostra supposizione sia corretta o meno i veicoli avranno bisogno di reti cellulari dalle capacità smisurate.

Un’auto a guida autonoma avanzata di Livello 4 SAE sarà una instancabile divoratrice di Watt, ma soprattutto di Giga: anche oggi le auto connesse possono generare fino a 25 Giga di dati l’ora. Quelle ad elevata automazione? Oltre 300 Tera di dati l’anno, secondo gli addetti ai lavori. All’approvvigionamento di energia i gestori telefonici saranno estranei, non così alla preparazione della rete cellulare di nuova generazione

Le prime reti 4G (o se preferite reti LTE), lanciate nel 2011, arrivano alla velocità massima di 600 Mbit/s a fronte dei 10.000 Mbit/s previsti per la prossima generazione. La differenza pratica equivale a poter scaricare un film come “Il Signore degli Anelli” in 25″ oppure in 1″.

Come precauzione per essere certi di riuscire ad avere lo spazio nell’etere di cui hanno bisogno, gruppi auto tedeschi stanno cominciando a farsi i network di cui avranno bisogno in proprio, il che sarà anche la garanzia di avere il pieno controllo su quello che passerà nelle reti.

Secondo quello che scrive il sito specializzato Automobil-Produktion, BMW ha già informato la BNA, l’agenzia federale preposta allo spettro delle radiofrequenze, di essere interessata a gestire ed operare le proprie reti 5G. Anche i gruppi Daimler e Volkswagen sarebbero intenzionati a fare lo stesso (ad agosto ha preso il via una collaborazione tra Audi ed Ericsson sul tema).

La BNA ha ricevuto richieste analoghe da gruppi con gli stessi obiettivi: non è difficile immaginare BASF oppure Osram al lavoro per gestire internamente i dati di una ragnatela di sedi e siti produttivi, senza dimenticare la logistica di materiali e prodotti in arrivo o in partenza dalle linee.

Alla fine del mese di novembre la BNA chiarirà cosa avrà deciso sulle aste delle frequenze 5G federali e locali, con queste ultime che non hanno ancora avuto una valutazione dal punto di vista della richiesta del prezzo ai partecipanti interessati.

In Italia, a inizio ottobre, l’asta che ha messo in palio i blocchi di frequenze nazionali (3,6/3,8 MHz) si è conclusa con un incasso per le casse dello Stato di oltre €6,5 miliardi: il doppio di quanto preventivava l’ultima legge di bilancio.

Malgrado salassi del genere che pesano sugli operatori telefonici a quanto pare i colossi della manifattura esitano a mettere il cosiddetto “petrolio del 21° secolo” (i dati) nelle mani delle varie Deutsche Telekom, Vodafone o Telefónica.

In un universo in cui la sicurezza anche di roccaforti della Silicon Valley come Facebook è stata messa in discussione, il potersi gestire internamente, a circuito chiuso, l’affidabilità del sistema può essere un asset fuori dal comune, per questo l’auto tedesca vuole il suo 5G.

Senza contare che ormai con l’ingegneria gestionale che ha spremuto quasi tutto dalle catene del valore, e ulteriori strette ai fornitori ormai improponibili (a meno di voler far crollare i livelli di qualità) andare a cercare incrementi di produttività richiede nuovi strumenti.

Mentre l’intelligenza artificiale non è ancora arrivata in modo capillare nella manifattura e richiederà un periodo di adattamento, visto che è basata sulla moltiplicazione all’infinito dell’esperienza, aprire il rubinetto dei dati facendoli passare dalle nuove reti 5G può essere una soluzione molto più prossima e rapida per tornare a migliorare la produttività. Ampliando inoltre le successive possibilità di successo di AI e deep learning applicato all’industria.


Credito foto : ufficio stampa Daimler AG