La tecnologia che lavora per sottrazione: arriva la visione “lean”

L’italiano Luca Verre guida Chronocam, che punta sulla tecnologia di acquisizione dei dati visuali per rivoluzionare il settore dei sensori

Il settore tecnologico dei supporti avanzati alla guida autonoma sta diventando teatro di una sfida tra grandi aziende: gli accordi tra Intel e Mobileye, così come quelli tra Bosch ed Nvidia, sembrano fatti apposta per intimorire i concorrenti più piccoli. A prima vista questo dovrebbe essere ancora più vero per le startup, che rischiano di trovare sempre meno spazio per lanciare le loro soluzioni innovative.

È proprio l’attualità a rendere particolarmente interessante l’intervista del sito americano EETimes a Luca Verre, uno dei rari protagonisti italiani (ex-Politecnico di Milano) nel mondo della tecnologia che si rivolge all’autonomia e non solo. La francese Chronocam SA, di cui è amministratore delegato e co-fondatore, sta mettendo a punto sensori di visione che traggono ispirazione dalla biologia, anche dal funzionamento dell’occhio umano.

Il motivo per cui l’Alleanza Renault-Nissan ha deciso di dare un’apertura di credito alla startup parigina investendoci capitali, è che il suo approccio è assai diverso da quello della concorrenza nel campo dei sensori di visione. Quello che hanno in comune società come Intel o Nvidia è che sono quasi sinonimo della sfida tra potenza di calcolo (basandosi rispettivamente su CPU o GPU). Entrambe si concentrano sul versante dell’elaborazione dei dati; quello su cui punta la piccola ma ambiziosa azienda di Verre è invece l’acquisizione dei dati.

Mentre fondamentale per il successo Toyota è stata la lean production, la startup parigina conta di emergere grazie alla sua lean vision, anche se non è così che ha scelto di chiamarla. La tecnologia dei sensori di Chronocam è progettata per acquisire in modo più efficiente dati semplificati e “compattati” a misura delle macchine che debbono usarla. Nel caso delle auto (ma anche, ad esempio, nell’internet delle cose), così sollevate dal fardello di un eccessivo carico di lavoro, questo dovrebbe tradursi nell’opportunità di lavorare quasi in tempo reale.

La società francese sta sviluppando una tecnologia di visione computerizzata event-driven: ovvero cattura dati grazie al fatto che ciascun singolo pixel si attiva con l’input istantaneo e l’insieme di pixel tende a comunicare solo l’acquisizione importante per l’attività in quell’istante, eliminando la ridondanza. La tecnologia di Chronocam, come certi scrittori del Novecento, tende a lavorare per sottrazione. Il lavorare su dati visuali, invece che su immagini comporta, conseguentemente accelera la possibilità di lavorarci ed elaborarli in tempo reale.

Se volete figurarvi un esempio della tecnologia Chronocam in azione, immaginatela all’opera durante la finale del torneo di Wimbledon. Un magma di dettagli e colori: ma i singoli fili d’erba oppure le sfumature dei colori dei vestiti delle signore sovraccaricherebbero l’attenzione dell’occhio o del cervello umano. Che invece si concentra sulle volée di Roger Federer o sul gioco di gambe di Andy Murray. La tecnologia che lavora sui dati visuali imita la natura umana, rendendo periferico quello che non è essenziale dell’intera immagine.

Inoltre, come ha spiegato Verre alla ferratissima collega Junko Yoshida che lo ha intervistato, l’azienda punta molto anche su un altro asset peculiare: perché la concezione della visione computerizzata di Chronocam ha un vantaggio nella sua gamma dinamica. In soldoni: è molto più efficiente indipendentemente dalle condizioni di luce.

Ormai per questa tecnologia si avvicina anche il momento in cui si confronterà col mercato. Dei tre principali potenziali settori, realtà aumentata, auto e robotica l’ultimo è quello in cui entrerà per primo. Infatti è proprio là dove i sensori event-driven possono rapidamente essere messi al lavoro: nei processi in cui robot ed esseri umani interagiscono gomito a gomito.

Nel settore automotive lo spazio per chi si avvicina al banchetto dei sistemi di assistenza e supporti alla guida autonoma munito di ricette frugali sembra potenzialmente ampio. Anche più di quello a cui si può pensare a prima vista. Curiosamente, curiosamente perché la prima rivale a cui verrebbe da pensare è Mobileye che domina il mercato delle telecamere CMOS per auto, le particolari caratteristiche della tecnologia di Chronocam potrebbero farla considerare come rivale all’impiego dei più costosi LiDAR. Si tratta di quesiti ai quali presto verrà data risposta.


Credito immagine di apertura: sito internet Chronocam