I benzinai stanno a guardare, mentre paghi senza scendere

Jaguar e Shell ci danno un assaggio della gara che vedremo presto per gestire una fetta sempre più grande di pagamenti

Sono sempre più numerose le iniziative per velocizzare e semplificare gli acquisti. Jaguar e Shell offrono un esempio che riguarda quelli del carburante. Da oggi, spiega la nota della casa automobilistica britannica, i clienti di alcuni modelli potranno servirsi degli schermi touchscreen delle loro vetture per pagare direttamente il rifornimento in tutte le stazioni di servizio Shell già abilitate, seguendo la procedura elementare (che include un PIN) che si vede nel video.

Per chi è registrato ai servizi PayPal o Apple Pay (più avanti anche ad Android PaY), sarà possibile pagare dall’abitacolo delle Jaguar F-PACE, XE e XF. Per ora ci si potrà avvalere del servizio solo in Gran Bretagna, ma Jaguar pensa di allargarlo su scala globale, lavorando nel frattempo allo sviluppo di altri servizi che permettano di pagare ai parcheggi o ai drive-in.

Il servizio di pagamento Jaguar sembra per ora far risparmiare più tempo ai cassieri delle stazioni di servizio che ai clienti (che dovranno scendere in ogni caso, se si fermeranno ad un impianto self-service), ma la frazione di tempo risparmiato è solo una parte dell’interesse che i gruppi dell’auto manifestano verso questo aspetto particolare della mobilità come servizio.

Perché i servizi di pagamento attraggono sempre di più. In queste ore Visa ha annunciato, in collaborazione con IBM, un programma che mira a collegare la possibilità di effettuare pagamenti direttamente da ogni oggetto che sia in rete: dai braccialetti per la fitness alle lavatrici. O magari alle automobili. L’idea è di andare oltre i pagamenti convenzionali come quelli con carta di credito (business originale Visa) o quelli ora effettuati sempre più spesso mediante smartphone.

Lo sviluppo delle attività di ricerca sull’apprendimento automatico che costituiscono il cuore dell’attività del settore Watson all’interno di IBM, sarà in grado di collegare mediante il cosiddetto internet delle cose un numero sempre crescente di aziende, da Whirlpool a BMW. A Visa sarà fornita una piattaforma di distribuzione da cui far passare le transazioni, e non manca forse molto allo scoprire che, anche da una BMW (o qualsiasi altro gruppo che lavori con IBM) si potrà pagare carburante, o la ricarica di energia elettrica, o i parcheggi.

Per chi punta (come anzitutto i gruppi della tecnologia, da Google a Facebook, ma evidentemente anche le case auto) a entrare nel servizio dei pagamenti disintermediando i tradizionali ruoli delle banche, non ci potrebbe essere più tempismo di questo.

L’Unione Europea sta finendo di ultimare la sua direttiva PSD2: ovvero una sigla dietro cui si nasconde una legge, pronta nel 2018, che per aumentare la concorrenza obbligherà le banche a cedere a terze parti (quindi oltre alle varie Amazon e Facebook perché non anche Jaguar, o Daimler?) l’accesso ai dati dei clienti che lo consentiranno.

Questo permetterà alle terze parti di originare pagamenti a individui e aziende direttamente dai loro conti correnti, senza passare più dalle carte di credito o di debito. Se questa direttiva darà l’impulso previsto alla rincorsa delle aziende cosiddette FinTech e magari anche a nuove tecnologie come blockchain o IOTA, è pensabile che questo comporti una discesa dei costi delle transazioni, analogamente a quanto successo nella telefonia mobile.

Peraltro anche in questo caso quello dei pagamenti in un ambiente sempre più connesso resta appetibile, e la mossa di Jaguar è un altro promemoria che le case auto hanno tutto l’interesse a non perdere una potenziale fonte di futuri ricavi. E in tanti si sono già mossi: lo scorso gennaio Daimler ha acquisito PayCash Europe: si occupa di pagamenti elettronici ed è equipaggiata anche con soluzioni per le valute virtuali come i Bitcoin. I servizi offerti saranno radunati sotto il logo Mercedes pay, utilizzabile per tutti i clienti registrati dallo smartphone.

Il braccio finanziario del primo gruppo auto al mondo, Volkswagen Bank, era stata ancora più sollecita della rivale Daimler. Nel 2015 ha acquisito la maggioranza dell’azienda tedesca Sunhill Technologies, che ha un servizio già popolare chiamato Travipay, col quale si possono pagare dal parcheggio alla ricarica energia elettrica, metro o bus, tutto con la stessa app.

Sembra possibile che, col tempo, Volkswagen pensi ad offrire un servizio globale, visto che lo scorso anno ha rilevato anche un’altra società attiva nei pagamenti: la canadese PayByPhone. A Londra sta sperimentando una procedura di pagamento dei parcheggi legata alla targa delle auto: velocizzerà ulteriormente il servizio, scavalcando perfino l’uso dello smartphone.

 


Credito foto di apertura: Jaguar Land Rover international media website