AUTOMAZIONE

Dal tramonto della Google-car spunta Waymo

Lanciata la nuova azienda consociata di Alphabet che offrirà servizi e software per la mobilità: anche a FCA?

La giornata più corta dell’anno era ieri: Santa Lucia. È stata però lunghissima per chi si appassiona alle notizie sulla tecnologia applicata all’auto. Alphabet, la società che controlla il reparto che da anni sviluppa le Google-car a guida autonoma, ha annunciato importanti novità per gli avveniristici veicoli. Tra breve non li vedremo più, almeno nella forma con cui stavano iniziando a diventarci familiari.

Dal programma della Google-car invece nasce Waymo, una società che non si occuperà di produrre auto, neppure futuribili, ma di mobilità. Un termine generico entro il quale troverà una folla di rivali. Altre società della tecnologia, come Uber ed Apple, ma anche nuovi marchi legato a case automobilistiche. Come Moia, appena svelato dal gruppo Volkswagen.

John Krafcik l’ex-manager Hyundai che guida il nuovo brand californiano, ha sottolineato durante il lancio di ieri che Waymo non sarà un marchio automobilistico, e che l’azienda non avrà come proprio business fare auto o auto migliori. L’idea, dice, è di fare migliori guidatori. Presumibilmente togliendogli un sacco di lavoro nella guida, viene da dire. Al quotidiano della Silicon Valley Mercury News, Bryant Walker Smith della Stanford University ha commentato che l’approccio della neonata cugina di Google “inizia a suonare come qualcosa che è più orientata al consumatore“.

Curiosamente, appena pochi giorni dopo che lo stato del Michigan ha approvato norme per dare libero accesso alle proprie strade alle auto senza guidatore o senza pedali (come Google prevedeva nel proprio concetto radicale di auto a guida autonoma priva di presenza umana) la nuova azienda californiana si orienta ora verso l’ampliamento della collaborazione con case tradizionali, piuttosto che affrontarle con un proprio prodotto rivoluzionario.

C’è già un primo candidato: FCA. Lo ha riportato ieri mattina l’agenzia americana Bloomberg, anche se nessuno dei due ha finora confermato. Il gruppo italo-americano appoggiandosi al gruppo Alphabet si metterebbe forse nella condizione di essere la Foxconn di Waymo, la qual cosa ad esempio ha trattenuto molti marchi tedeschi dallo stringere accordi con Apple sul Project Titan, accordi nei quali la casa americana pretendeva di tirare i fili.

Ma l’espansione dell’attuale collaborazione con Google permetterebbe ad FCA di entrare in un settore dove è stata finora quasi inattiva, risparmiando peraltro i relativi capitali delle risorse in ricerca e sviluppo. Ed il primo risultato si vedrebbe in azione non con veicoli autonomi destinati alla vendita ai privati, qualcosa che oggi sarebbe possibile solo in Michigan, ma in servizi di ride sharing, che potrebbero iniziare già l’anno prossimo in versione pilota ed adattarsi meglio a limare tutti i difetti di un servizio ancora tutto da inventare.

L’idea che ai servizi di mobilità in condivisione si debba guardare come primo passo verso le auto pienamente autnome è una convinzione che condividono in molti, incluse le rivali dirette Ford e General Motors, per non dire di Uber. Se vedremo delle Chrysler Pacifica con lo stemma Waymo lo scopriremo presto. Intanto Krafcik ha detto che “FCA è stata un partner straordinario“, confermando anche che i minivan della casa di Sergio Marchionne saranno presto in strada per i test.

Il numero uno Mercedes-Benz sostiene che arrivare troppo presto, come troppo tardi, in un settore può essere un problema. Ma arrivare per primi ad offrire software e servizi con relativamente poca concorrenza ha i suoi vantaggi. Michael Ramsey, analista del settore per la società di consulenza Gartner, ha detto al sito thedrive.com: “i ricavi derivanti dalla vendita di un buon sistema potrebbero essere davvero alti, oltre i $10.000 per auto nei primi tempi“.

Un servizio di ride sharing con mezzi a guida autonoma avanzata su vasta scala richiederà probabilmente un periodo di avviamento discretamente lungo. Soprattutto per l’inserimento nel complesso panorama normativo e legale che circonda trasporti e circolazione, visto che non ovunque ci saranno le porte spalancate che i legislatori di Detroit e dintorni offrono a questo settore. La quantità di licenze vendute per i sistemi di controllo sviluppati sulle Google-car almeno inizialmente potrebbe quindi essere limitata. Ma Alphabet sembra voler correre per imporsi senza particolare timore di arrivare troppo presto nel nuovo scenario.


Credito foto di apertura: Waymo media kit