Nuovi magneti senza terre rare per i motori elettrici Honda

Honda, in partnership con Daido Steel, ha sviluppato il primo motore elettrico adatto all’impiego con auto ibride che possa fare a meno di metalli derivati da terre rare pesanti (le terre rare hanno anche componenti leggeri e medi). Si tratta, come osserva oggi sul sito di PC World Martyn Williams, di un passo avanti decisivo per un settore in cui la tecnologia era finora alla mercé degli umori del governo cinese.

Le terre rare sono infatti determinanti nella realizzazione di una quantità di dispositivi ad alto contenuto di tecnologia, dagli smartphone ai magneti dei motori (visibili nella foto di apertura) e finora il fatto di avere il semi-monopolio mondiale su queste materie prime, che provengono per quasi l’80% dalla Cina, ha dato al paese asiatico una possibilità di leva particolarmente inquietante. Nel 2010, come molti ricorderanno, proprio il Giappone era rimasto escluso per due mesi dalle forniture per una questione territoriale in ballo col governo di Pechino.

Ma proprio quell’episodio è stato una sorta di campanello d’allarme per i giganti giapponesi della tecnologia, che da allora si sono dedicati a sviluppare prodotti che potessero fare a meno delle terre rare. Il motore Honda i-DCD è proprio il primo esempio riuscito di questa caccia alle alternative: insieme al fornitore Daido Steel sono stati realizzati magneti per  il motore che fanno a meno di disprosio e terbio. Honda spiega che l’impiego di magneti privi di disprosio e terbio consentono un risparmio del 10% rispetto alla produzione odierna. Al tempo stesso, i nuovi componenti hanno un peso inferiore, circa l’8% in meno rispetto ai magneti tradizionali. La casa nipponica prevede di far esordire i nuovi propulsori elettrici sul minivan Freed, derivata dalla Jazz, il prossimo autunno.


Credito foto di apertura: Honda Motor media website