E ora gli ioni di litio daranno la carica anche alle Toyota

Mentre la Cina comincia a “scaldarsi” per le ibride convenzionali il gruppo che le ha lanciate scopre le batterie…

Mentre in Italia era notte, l’agenzia Reuters ha pubblicato un articolo in cui i ricercatori di Toyota Motor Corp rivelavano il loro entusiasmo per i progressi compiuti nella tecnologia delle batterie agli ioni di litio: lavorando insieme a Panasonic, la casa automobilistica giapponese sarebbe riuscita ad aumentare la quantità di potenza che si può stoccare nel pacco batterie senza aumentare particolarmente i costi e soprattutto senza pregiudicare la sicurezza del sistema.

La maggior parte del lavoro compiuto è ora riversato nel pacco batterie da 8,8 kWh della nuova Prius Prime. Ma la cosa sembra destinata a non concludersi lì. Kouji Toyoshima, il capo progettista, ha detto all’agenzia: “sviluppare batterie agli ioni di litio per le ibride e le ibride ricaricabili ci metterà nelle condizioni di produrre anche auto totalmente elettriche nel futuro. È ragionevole disporre di una gamma di batterie adatte a diversi tipi di propulsione“.

Toyota batterie ioni litio
Kouji Toyoshima, capo progettista della Toyota Prius Prime (Credito foto: Toyota global media website)

Come noto finora Toyota si era orientata, anche in modo pionieristico, verso la tecnologia ibrida e l’ibrido ricaricabile per contenere le emissioni, mentre per la ricerca avanzata ha puntato sulla tecnologia delle pile a combustibile, lasciando a rivali da Nissan Motor Co a Tesla Motors l’opportunità di cercare la leadership nel settore delle auto a batteria. Per le proprie ibride Toyota preferiva la soluzione meno costosa delle batterie nickel-idruro di metallo.

Ma l’essere riusciti a scavalcare i problemi di costi, e soprattutto quelli di sicurezza resi palesi dai problemi avuti nel recente passato dalle batterie agli ioni di litio in settori tanto diversi come aeronautica e telefonia (parliamo di Boeing Dreamliner e dei Samsung Note 7, chiaro), sembra dover portare ad una clamorosa marcia indietro nelle strategie globali di Toyota ed all’aggiunta di un nuovo e scomodo player globale intento a puntare ai clienti dei V.E.

È curioso che la vettura che ha portato i tecnici Toyota ad ampliare la fiducia nella tecnologia degli ioni di litio, la nuova Prius Prime, sia invece stata accolta con una malcelata delusione, specie negli Stati Uniti. Malgrado l’autonomia di questa ibrida ricaricabile sia aumentata a 40 km (secondo gli standard americani EPA) non è facile trovare una prova in cui non venga negativamente comparata con, ad esempio, quella della Chevrolet Volt: quasi il doppio.

Ma i progettisti Toyota invece indicano con convinzione come, rispetto alle precedenti generazioni Prius, le nuove batterie agli ioni di litio siano realizzate impiegando anche metalli come nickel, cobalto e manganese, la cui combinazione contribuisce a stoccare più energia e a facilitare la ricarica rapida. Con questa generazione di batterie è stata raggiunta una precisione di progettazione, manifattura e controllo qualità che ha permesso di superare i problemi di sicurezza e di affidabilità che rischia un prodotto che, al contrario della batteria di uno smartphone, si intende funzioni e sia ricaricato per un paio di lustri o più.

L’assemblaggio e la realizzazione delle batterie, che avviene in un ambiente controllato quasi altrettanto maniacalmente di quanto fanno i produttori di chip, permetterebbe ai tecnici Toyota di identificare in modo capillare i potenziali problemi delle celle, problemi che porterebbero poi a corti circuiti ed a cedimenti delle batterie. Tali progressi possono aprire nuove opportunità per Toyota aiutandola a reagire ai recenti sviluppi di mercato che riguardano proprio la filiera Prius.

Sia in America sia in Europa proprio il riscontro delle Prius nel recente passato non è stato così entusiasmante per la casa delle tre ellissi. In America specialmente la versione plug-in Prius V, arrivata nel 2011, è stata una delusione vera e propria. In Italia, dove pure il mercato delle ibride è in crescita, a settembre la Prius era solo la quarta dei modelli ibridi Toyota per vendite. In questo caso certo penalizzata dall’imminente arrivo di una nuova generazione.

Sia in America che in Europa, dove il mercato delle elettriche si sta nuovamente scaldando dopo un periodo sfavorevole di bassi prezzi dei carburanti, una generazione di Toyota a batteria avrebbe prospettive interessanti. Per non parlare della Cina: sul mercato numero uno dell’elettrico, le opportunità sembrano anche più interessanti. Ma non solo per l’elettrico.

Fin dalla scorsa primavera è noto che a partire dal 2018 Toyota aveva in mente di vendere in Cina più auto ibride convenzionali ed ibride ricaricabili. Ma le autorità cinesi hanno sempre tenuto a mettere dei paletti per consentire di partecipare alle campagne di incentivi. Ad esempio sull’autonomia raggiungibile in condizioni di sola propulsione elettrica. I progressi sulle batterie di Toyota sembrano arrivare al momento giusto, visto che tra l’altro adesso il governo sembra deciso a richiedere che un veicolo su quattro entro il 2030 sia ibrido, puntando all’8% del mercato già nel 2020.


Credito foto di apertura: Toyota global media website