Tesla lascia ad Apple il monopolio d’immagine della Silicon Valley

La casa di Elon Musk espanderà la produzione nella “storica” fabbrica di Fremont, ma sposta in Texas, presso la Gigafactory di Austin che sorge a ritmi accelerati, il suo nuovo quartier generale globale

Come molti segnali lasciavano da tempo trasparire, Elon Musk ha confermato durante l’Assemblea Annuale degli azionisti che Tesla trasferirà la propria sede centrale da Palo Alto, forse la città-faro dell’intera Silicon Valley, ad Austin.

La città universitaria del Texas sta crescendo vertiginosamente, sull’onda di continui arrivi di aziende tecnologiche. Non a caso l’incontro annuale degli azionisti si è svolto presso la Gigafactory che si avvicina rapidamente al completamento, piuttosto che in California come negli anni precedenti.

Malgrado gli scontri ormai entrati nella storia industriale dello stato del Pacifico con le istituzioni locali, in particolare all’apice della crisi sanitaria, questo non vuol dire che Musk non voglia espandere le attività in California.

Al contrario la produzione a Fremont (che è impegnata oltre che a produrre auto e SUV anche con un impianto-pilota di nuove celle di grande formato) dovrebbe aumentare del 50%. La fabbrica che ha lanciato Model S e Model X è oggi in grado di produrre quasi 500.000 Model 3 e Model Y all’anno e altre 100.000 modelli della fascia luxury.

Tesla nel 2020 aveva intentato una causa contro la contea di Alameda per la chiusura dello stabilimento di produzione dell’azienda a Fremont, in California, per fermare la diffusione di COVID e limitare qualsiasi attività non ritenuta essenziale.

All’epoca Musk aveva minacciato di portare la sua attività al di fuori dello stato. La casa automobilistica aveva fatto retromarcia sulla causa solo un paio di settimane dopo, ma Musk non aveva nascosto di restare fermo su quel progetto.

Di certo in Texas sono meno criticati i suoi approcci contro i sindacati, mentre è ampio il sostegno delle istituzioni dal punto di vista di sgravi ed agevolazioni. Proprio come nel corso della pandemia Musk aveva ricevuto in Cina da autorità locali e nazionali a Shanghai, praticamente rimasta sempre attiva anche quando il paese asiatico era il principale sito globale di diffusione del virus.

Ma quest’anno Musk ha anche scoperto cosa può avvenire in Cina quando ci si lega totalmente al sostegno delle autorità, con una fase di scontro con i vertici del Partito di cui hanno temporaneamente ma decisamente sentito gli effetti le vendite, poi ritornate a livelli buoni quando le acque si sono calmate.

Forse memore di questa esperienza Musk nel confermare lo spostamento verso il Texas ha preferito accennare a un problema concreto che tocca lui, ma anche tutti gli abitanti della Silicon Valley: quello dell’infernale traffico che perseguita i pendolari per ore al giorno, e che è stato uno degli spunti che lo hanno fatto lanciare nel settore del trasporto alternativo con l’hyperloop e la sua Boring Company.

Ad Austin gli itinerari dei pendolari dovrebbero effettivamente essere migliori. Molto bene per chi ci lavora alle Model 3 e Model Y e anche sull’importantissimo Cybertruck presentato da Tesla ormai nel 2019: proprio ad Austin la sua più volte ritardata produzione dovrebbe partire alla fine del 2022, mentre una produzione di massa riguarderà il 2023.

Per gli altri modelli slittati come Semi e Roadster l’inizio della produzione ad Austin secondo il numero uno Tesla è ora previsto per la fine del 2023, con Musk che prevede ancora ritardi alla catena della fornitura, inclusa la penuria di semiconduttori in corso, come motivo del ritardo.

Il divorzio parziale ma sostanziale tra California e Tesla significa che il Golden State perde un marchio che era del tutto in linea con l’immagine di regione all’avanguardia e protagonista del futuro. Ma significa anche che la casa di Musk perderà quell’aura di campione della Silicon Valley che è stata certo preziosa per convincere specialmente nei difficili inizi molti nerd di successo a comprare una Model S o una Model X in un’epoca in cui il prodotto Tesla di massa era ancora di là da venire.

Di certo Tesla era la sola azienda con una manifattura in grado di contendere ad Apple, che ha nel suo fantascientifico quartier generale (nella foto) un nuovo simbolo della Silicon Valley, il primato di prodotto californiano per eccellenza. Ora Apple, se davvero costruirà un giorno la iCar, potrebbe diventare la marca auto della Silicon Valley…

Altri colossi spiccano in California, come Google o Facebook, in grado di contendere alla casa di Cupertino il ruolo di leader della tecnologia. Ma tutte, al contrario di Tesla e Apple, non vendono alcun prodotto fisico.

Probabilmente Musk portando ad Austin la sua sede ha valutato che la reputazione della società sia ormai al di là della necessità di conservare il cordone ombelicale con la Silicon Valley. Peraltro, l’altra amatissima società di Musk, SpaceX, per ora resta in California…

Credito foto di apertura: Carles Rabada on Unsplash