La Grandsphere è una ammiraglia Audi A8 in incognito

Al Salone Auto di Monaco una delle indiscusse regine sarà il concept Audi, che presenta un futuro concreto e attraente quanto a estetica, ma lascia intravedere azioni mirate a svuotare quanto prima il posto di guida delle ammiraglie

Dopo la Skysphere, Audi a pochi giorni dal via dell’IAA Mobility 2021 alza il velo sulla Grandsphere, un concept di berlina dai grandi, grandi volumi e soprattutto accreditata di un livello di Autonomia SAE 4, che non richiede l’intervento umano che in circostanze eccezionali (o se il proprietario ha voglia di guidare): in pratica l’ultimo lancio di uno studio di un modello di ammiraglia dotato di volante.

La prima parte del trittico di concept elettrici Audi si è già concretizzata con Skysphere, una sorta di escursione fuori dai sentieri battuti per il team di progettazione guidato da Marc Lichte: auto da super-eroe Marvel con passo variabile, per niente noiosa ma probabilmente ancora un po’ velleitaria.

In attesa del terzo concept, in arrivo nel 2022, al Salone Auto di Monaco di Baviera tocca alla Grandsphere, che si affida a un registro più classico e concreto e che potendo spaziare nell’opulento settore delle ammiraglie non ha timori a esagerare.

Nelle dimensioni anzitutto: la smisurata limousine è infatti lunga 5,35 metri e larga 2, con un passo di 3,19 metri e si appoggia a cerchi da 23 pollici (che si richiamano alla indimenticata Avus degli anni ’90). Si tratta di proporzioni però che sono estremamente gradevoli all’occhio anche se le misure sono esagerate anche più della A8 allungata creata apposta per la Cina, sebbene a Ingolstadt gli uomini della matita e della creta da modelli preferiscano pensarla come una GT quattro porte o un coupé 2+2, piuttosto che, come alla maggioranza apparirà, una esclusivissima limousine.

Dal punto di vista estetico Audi sembra aver trovato un registro diverso ma con punti fermi consolidati, a cominciare dall’avantreno nel quale non si è rinunciato alla grande calandra single frame, adesso contornata da luci molto più affusolate e ammiccanti. Un “volto” che richiama quanto si era scoperto sul concept di A6 E-Tron.

La Grandsphere si basa sulla piattaforma elettrica PPE realizzata a metà strada tra Wolfsburg, Ingolstadt e Weissach, che verrà utilizzata in particolare dalla A6 E-tron, dalla Q6 e dalla imminente Porsche Macan elettrica. Il concept Audi ha una batteria da 120 kWh che funziona con impianto elettrico a 800V e può caricare fino alla potenza di 270 kW, che consentirà di assorbire in dieci minuti l’energia necessaria a percorrere 300 chilometri o in 25 minuti di passare dal 5% all’80% di energia nelle celle.

Valori che fanno pensare a una realistica prefigurazione della prossima A8, considerato che un prototipo puro e duro poteva accreditarsi di valori ancora più sbalorditivi, considerato che ormai appaiono prototipi di colonnine che vantano potenze teoriche vicine a 400 kW. I due motori elettrici della Grandsphere erogano 720 cavalli e 960 Nm di coppia.

L’altra grande area di lavoro per Audi è il livello 4 della guida autonoma. Anche se ne siamo ancora molto lontani poiché il numero di veicoli di produzione nel livello 3 è oggi molto raro e si ferma a Audi A8, Honda Legend e qualche modello cinese. Un Livello SAE 4 in teoria consente di non guardare più la strada e lasciare che sia la macchina a farlo. Questo ha permesso ad Audi di progettare il veicolo partendo dall’interno e immaginare un interno modulare, aperto verso l’esterno con porte contrapposte senza montante centrale.

Gli interni del concept Grandsphere sono caratterizzati da superfici decorative con andamento spiccatamente orizzontale delle linee (Credito foto: ufficio stampa Audi AG)

Ricca di tecnologia che sulla carta potrebbe essere comune nella fascia alta di prezzo per la prossima generazione Audi A8 (la Grandsphere propone cuffie per la realtà virtuale per i passeggeri, controllo gestuale e vocale, tracciamento oculare, comandi touch integrati nei braccioli delle portiere e altro nella fiera dei gadget), il concept inaugura una visione ultra-tecnologica del futuro dell’automobile che colloca le spiegazioni su motore, le prestazioni e la tecnica quasi in secondo piano.

Quasi a immaginare che tutto il pubblico delle ammiraglie di fine decade o oltre assomiglierà sempre più a quello delle attuali ammiraglie cinesi che, come noto, tendono a fidarsi più di chip e sensori che delle proprio doti di guida. Chissà se si tratta dell’interpretazione giusta.

Nella parte frontale spicca la reinterpretazione esagonale della griglia single frame, con transizioni morbide tra linee orizzontali e verticali (credito foto: ufficio stampa Audi AG)
Credito foto di apertura: ufficio stampa Audi AG