Porsche acquisisce il controllo della startup Cellforce Group

Rilevando l’84% del capitale della società di Tubinga, Porsche avrà a disposizione una fabbrica di celle sull’uscio di casa, su cui conterà per avere batterie adatte a ricaricare all’80% della capacità in meno di un quarto d’ora

Non è passato molto tempo da quando AUTO21 aveva avuto modo di scrivere come Porsche dimostrasse interesse a mettere mano direttamente su una piccola e performante linea di produzione di celle: quella progettata da Custom Cells, uno spinoff basato nella città universitaria di Tubinga e nato da una costola del Fraunhofer Institute.

Adesso la casa di Stoccarda ha confermato che investirà una somma alta a doppia cifra in milioni di euro (che presumiamo dover intendere come superiore ai €50/€60 milioni) in un futuro impianto di batterie realizzato da Cellforce Group GmbH, a cui proprio Custom Cells stava lavorando da tempo e che rientrerà anche nel secondo IPCEI sulle batterie approvato dalla Commissione Europea, potendo quindi accedere a sostanziali aiuti e sgravi.

Quella che con ogni probabilità Cellforce Group installerà proprio a Tubinga non sarà una Gigafactory perché non ne avrà le dimensioni, né per i volumi Porsche pare opportuno che ci sia interesse e convenienza ad arrivare a quella capacità.

Quella che l’amministratore delegato Oliver Blume ha indicato alla stampa tedesca come desiderabile è una capacità annua di circa 100 MW, un traguardo confermato come auspicabile anche dall’amministratore delegato Torge Thönnessen: abbastanza per equipaggiare un migliaio di elettriche pure del Cavallino Rampante di Stoccarda e anche per assicurare un ruolo stabile a un organico di circa 80 tecnici ed ingegneri.

La joint venture Cellforce Group, che la società che fa capo al gruppo di Wolfsburg controllerà all’84%, avrà come partner di minoranza Custom Cells. Grazie al supporto e al know-how da questa sviluppato, Porsche è ottimista di poter avere sui propri modelli elettrici entro il 2024 pacchi batterie che saranno in grado di caricarsi all’80% della capacità totale in meno di un quarto d’ora.

Durante l’evento sulle batterie del gruppo Volkswagen tenutosi lo scorso marzo, Blume aveva accennato alla tecnologia di anodi con alta percentuale di silicio come indispensabile per affrontare le necessità dei modelli elettrici ad alte prestazioni.

A questa tecnologia viene quindi spontaneo ritenere che in gran parte si dedicherà la nuova joint venture controllata da Porsche, che in pratica si porrà come pilastro per agevolare ulteriormente la transizione dei rifornimenti di energia verso tempi più simili a quelli dell’auto convenzionale.

Un obiettivo che Porsche ha sempre avuto ben chiaro nei propri piani, ad esempio favorendo leggerezza e rapidità con soluzioni come l’impianto elettrico a 800V e la elevata potenza di ricarica, per la quale gli ingegneri e manager si sono anche impegnati nello sviluppo di infrastruttura ad alta potenza, sia in coabitazione con altre case come nel consorzio Ionity, sia col nascente network per la propria clientela.

Se Taycan (e la derivazione Cross Turismo) per il momento è ancora solitaria, non manca ancora molto all’arrivo del prossimo modello a batteria di trazione, la Macan il cui esordio è previsto nel 2023 e i cui collaudi delle versioni pre-produzione sono già in corso anche su strade aperte al pubblico.

Entro la fine della prossima decade secondo i vertici Porsche la gamma sarà elettrificata all’80%, mentre per la quota rimanente, che sembra potersi concentrare nell’iconica 911, Porsche sta lavorando comunque a un futuro che la renda carbon neutral grazie a una frenetica attività di sviluppo di Efuel, i cui test sono già stati avviati nelle flotte usate per le competizioni in collaborazione con partner come Siemens Energy ed ExxonMobil.

Credito foto di apertura: ufficio stampa Porsche