La IEA scatta la foto alla filiera dei minerali dell’economia green

Un’analisi delle materie prime indispensabili per veicoli elettrici e rinnovabili compiuta dalla IEA mostra i collegamenti complessi tra minerali fondamentali e prospettive di trasformazione sostenibile dell’economia

Un’auto elettrica attuale in media contiene 53,2 chili di rame, 8,9 chili di litio, 39,9 chili di nichel, 24,5 chili di manganese, 13,3 di cobalto, 66,3 di grafite e mezzo chilo di terre rare, laddove un veicolo passeggeri convenzionale mosso da combustibili fossili richiede in media 22,3 chili di rame, 11,2 di manganese e quantità trascurabili delle altre materie prime.

Nel grafico tratto dal report IEA sono indicati in alto con colori diversi da sinistra a destra i minerali necessari alla filiera della manifattura di un’auto elettrica: rame, litio, nichel, manganese, cobalto, grafite e terre rare. (Credito grafico e fonte dati: IEA)

Questi dati, pubblicati dall’Agenzia Internazionale per l’Energia all’interno del suo recente, ampio report intitolato “The Role of Critical Minerals in Clean Energy Transitions” aiutano a capire quanto un sistema energetico basato su veicoli a zero emissioni locali, così come la generazione di energia da rinnovabili, molto diversa da quella alimentata da combustibili fossili, differiscano per le risorse di cui necessitano e le materie prime di cui si alimentano rispetto agli scenari abituali.

La transizione ad un sistema energetico più amichevole verso le necessità del clima comporta grandi e diverse filiere delle materie prime. Fino a metà degli Anni ’10 per la maggior parte dei minerali strategici (che non vuol dire necessariamente rari) il settore dell’energia rappresentava solo una piccola parte della domanda totale.

Ma il cambio di direzione vede una domanda che accelera gradualmente e anzi rapidamente, se il traguardo è andare verso il rispetto dell’Accordo di Parigi sul clima, che nel report IEA viene indicato come Sustainable Development Scenario o SDS.

La manifattura di un’auto elettrica media richiede sei volte gli input di minerali di una convenzionale, un impianto eolico offshore necessario per alimentare una rete elettrica sostenibile 13 volte i minerali di un impianto che brucia gas metano.

Gli esperti della IEA, guidati dal lead author Tae-Yoon Kim, hanno usato strumenti di modellazione e simulazione per creare un database in grado di mostrare le necessità della futura domanda di minerali quali rame, litio, cobalto, nichel e terre rare in base a vari percorsi di tecnologia e ricerca di mitigazione sul clima.

Domanda totale di minerali (in Mt) per le tecnologie energetiche pulite divise per scenari dal 2020 al 2040; dal basso in alto i colori indicano solare, eolico, altre forme di generazione a basse emissioni, veicoli elettrici e accumulo, reti elettriche, idrogeno (credito grafico: IEA)

Arrivare ai traguardi dell’Accordo di Parigi comporterebbe quadruplicare la necessità di reperire risorse entro il 2040 rispetto all’offerta attuale di materie prime. Un’accelerazione, approvata finora in poche nazioni, verso uno scenario net zero per il 2050 richiederebbe sei volte le risorse attuali di materie prime essenziali entro il 2040.

Né l’uno né l’altro risultato sono quello che emerge come più probabile viste le politiche energetiche ed economiche globali attuali secondo la IEA: in quello che viene definito dagli esperti guidati da Kim Stated Policies Scenario o STEPS, la continuazione del percorso attuale richiederebbe comunque il doppio delle materie prime disponibili attualmente per il 2040.

Fatih Birol direttore generale della IEA ha commentato durante il webinar di presentazione del rapporto: “le sfide non sono insormontabili, ma i governi devono dare chiari segnali sul come hanno in programma di trasformare le loro promesse sul clima in azioni. Agendo ora ed agendo insieme, possono significativamente ridurre i rischi di volatilità dei prezzi e di turbamenti dell’offerta”.

Il report IEA offre sei raccomandazioni a chi traccia politiche istituzionali per promuovere la stabilità della filiera dei minerali decisivi per l’accelerazione della transizione a una clean energy. Queste includono la necessità per i governi di impostare i loro impegni a lungo termine per la riduzione di emissioni, che assicurerebbe la fiducia necessaria ai fornitori per investire ed espandere l’attività estrattiva. I governi dovrebbero anche promuovere il progresso tecnologico, dare impulso all’economia circolare per alleviare col riciclo la pressione sulle materie prime, mantenere standard ambientali e sociali elevati e rafforzare la collaborazione internazionale tra produttori e consumatori.

Nel presentare il suo report, Kim ha segnalato come l’approccio estremamente graduale agli investimenti nella filiera delle materie prime possa rischiare di creare uno scollamento tra domanda ed offerta di minerali; uno scarto più pronunciato man mano si tentasse di avvicinare l’obiettivo dell’Accordo di Parigi, come nel caso del modello del grafico (Credito immagine: IEA)
Credito foto di apertura: Photo by Alexander Schimmeck on Unsplash