Anche in piena pandemia preferenza alle postazioni di ricarica DC
L’università di California San Diego ha una rete di colonnine per veicoli elettrici tra le più folte: i suoi ricercatori hanno esaminato i comportamenti di ricarica in fase di pandemia
Quattro ricercatori dell’università di California San Diego, Graham McClone, Jan Kleissl, Byron Washom, e Sushil Silwal, raccomandano una quota più rilevante di postazioni di ricarica veloce per rispondere alle esigenze dalla mobilità sostenibile post-pandemia.
La conclusione è basata sullo studio dei comportamenti di ricarica dei veicoli elettrici che hanno accesso alle colonnine presenti nel campus dell’università pubblica sul Pacifico: da gennaio a maggio 2020 l’ateneo man mano ha spostato la grande maggioranza delle proprie attività a distanza.
I risultati sono stati pubblicati in un articolo apparso sulla rivista scientifica Journal of Renewable and Sustainable Energy e, secondo gli autori, sono applicabili a un gran numero di contesti oltre a quelli di un campus universitario. La novità dello studio è che a quanto risulta è stato il primo a tracciare i comportamenti di ricarica nei luoghi di lavoro durante la prima ondata della pandemia Covid-19.
Come prevedibile, con la maggior parte delle attività a distanza molte colonnine accelerate AC sono rimaste inattive a lungo, in sintonia con un calo delle percorrenze nordamericane che sono scese del 40% tra metà marzo e metà aprile 2020, secondo i dati del National Bureau of Economic Research.
E anche qui prevedibilmente solo l’ospedale collegato all’università, dove le attività in presenza sono invece proseguite, è stato tra le poche aree in cui le operazioni di ricarica sono continuate, per consentire a medici e personale di tenere le celle dei loro veicoli cariche. In questo caso la ricarica è scesa solo del 50%.
E qui si nota la differenza di uso tra i due tipi di ricarica: nelle 100 colonnine studiate nella struttura universitaria di San Diego, solo 4 delle quali con hardware ad alta potenza, la frequentazione delle colonnine veloci DC che ricaricano all’80% in mezz’ora è calata poco rispetto al crollo delle colonnine Tipo 2, che richiedono fino a otto ore.
Al consumo di energia che durante l’apice della pandemia 2020 è crollato dell’84%, è corrisposto un calo iniziale del 67% nell’uso delle colonnine a ricarica veloce, ma i clienti sono tornati quasi subito a ripristinare l’utilizzo a livelli non troppo distanti a quelli pre-pandemia. Al contrario di quanto avvenuto con quelle Tipo 2, rimaste in maggioranza inattive.
Il tasso di utilizzo delle ricariche precedente alla crisi sanitaria richiederà tempo per ritornare ai livelli precedenti, ritiene il leading author Kleissl, con un numero significativo di attività per cui lo smart working rimarrà una possibilità.
Il co-autore Washom ritiene che le indicazioni sui comportamenti delle ricariche di veicoli elettrici in una situazione particolare come la crisi sanitaria suggerisca che per una struttura come l’ateneo californiano che ha oltre 35.000 studenti (più corpo docente e collaboratori), e quindi per aziende con analogo numero di frequentatori possa essere appropriata una quota di 20 postazioni veloci DC. Un numero abbastanza cospicuo che segnala come questa disponibilità non sia un fattore solo per i grandi assi viari, come inizialmente si tendeva a ritenere, specie in alcuni mercati come la Germania.
La distribuzione dei flussi di energia operata durante ogni ricarica in fase di pandemia invariata rispetto all’epoca di normalità precedente suggerisce anche al Professor Kleissl che consentire agli utilizzatori di usare servizi graditi come la ricarica veloce sul luogo di lavoro sarebbe anche un contributo alla sostenibilità.
Pandemia o no, la ricarica DC che avviene durante il giorno è quella che può meglio recepire energia rinnovabile dagli impianti fotovoltaici e (al contrario di quella notturna che in America fa ancora spesso ricorso a una rete alimentata da molti impianti alimentati da combustibili fossili) incoraggiarla significa creare i presupposti per evitare di sprecare ore di sole con energia che non sarebbe altrimenti usata oppure andrebbe stoccata in impianti di accumulo.

