A luglio esce l’ultima Lotus a motore termico

Dopo il lancio della nuova Emira, la marca sportiva inglese investirà due miliardi di sterline per passare a una gamma completamente elettrica, ma soltanto a partire dal 2028

Lotus ha appena rivelato il nome della sua prima nuova sportiva dal 2009, l’anno in cui era uscita la Evora: si chiamerà Emira ed è la prima auto della marca fondata da Colin Chapman da quando era uscita la Evora. La Emira sarà anche l’ultima auto della casa di Hethel con motori convenzionali: un quattro cilindri da due litri o in alternativa il V6 con compressore volumetrico comune alla Evora.

Dopo il lancio della Emira previsto il prossimo luglio, investimenti e sforzi della Lotus saranno concentrati sulla riconversione alla produzione di sportive a propulsione elettrica, un piano che richiederà un impegno di oltre due miliardi di sterline per espandere la capacità produttiva e passare a produrre soltanto auto a zero emissioni locali entro il 2028.

Entro fine anno uscirà la Evija, prima elettrica pura della casa, ma in questo caso un pezzo da amatori in soli 130 esemplari e con un cartellino del prezzo da hypercar ben lontano dalla base di 45.000 sterline (circa €51.000) che è quella minima prevista per l’Emira.

I manager della casa britannica hanno detto in una conferenza stampa virtuale che il fardello economico sarà sopportato dal maggiore azionista, il gruppo cinese Geely di proprietà di Li Shufu, convinto della correttezza di passare da un livello di produzione di circa 1.500 vetture immatricolate l’anno ad alcune decine di migliaia.

Vetture che sempre più spesso saranno vendute ad una clientela disposta a comprarle online direttamente dalla casa piuttosto che attraverso la rete di concessionarie. Del resto si tratta di un meccanismo che all’interno del gruppo cinese è già attualmente collaudato da Volvo Cars e da altri marchi più giovani come Polestar e Lynk & Co.

Una parte di quegli investimenti rimarrà in Cina, a Wuhan, ha confermato all’agenzia Reuters il direttore generale Matt Windle. Ma parte di quel flusso di spesa in conto capitale finirà anche in un nuovo reparto verniciatura nel sito produttivo britannico del Norfolk.

Inoltre il peso specifico di uno dei maggiori gruppi dell’auto cinese si farà sentire per settori come gli acquisti, mentre tra le sinergie possibili in futuro c’è anzitutto quella con Geely Auto per una evoluzione della piattaforma modulare SEA dedicata ai modelli elettrici che interesserà un notevole numero di modelli, tanto distanti quanto nuove Volvo o le Jidu car autonome realizzate insieme a Baidu.

Così il fatto che le Lotus del 2028, anno in cui l’azienda spegnerà l’ottantesima candelina, possano essere al 100% elettriche non solo dipenderà dal successo del prossimo lancio, ma anche dalle ricette di progettazione e manifattura rese possibili da un lato dalla collaborazione col gruppo cinese. Nonché dai risultati di uno sforzo collettivo che interesserà anche i partner Alpine e Renault, che per sportive elettriche da grandi volumi hanno altrettanto interesse dell’azienda britannica.

Credito foto di apertura: ufficio stampa Lotus via Newspress UK