Northvolt acquisisce la startup californiana Cuberg

Con l’acquisizione la società svedese getta le basi per la prossima generazione di batterie al litio metallico, che dopo l’esordio in aviazione passeranno anche gradualmente ad auto ed altri automezzi

Una startup che è cresciuta ne acquista un’altra ancora in fasce ma che si è fatta già sentire: la prima è la scandinava Northvolt che sta avvicinandosi a produrre celle nella sua Gigafactory Ett, la seconda è uno spinoff dell’università californiana di Stanford, che lavora alla prossima generazione di batterie per veicoli di ogni tipo: Cuberg

I rapporti tra i fondatori delle due aziende, Peter Carlsson e Richard Wang, avevano iniziato a consolidarsi a partire dal giugno 2018, quando si erano incontrati al World Materials Forum in corso in Francia.

Le celle di Cuberg promettono più autonomia e una capacità maggiore del 60% rispetto a quelle a cui siamo abituati, ed ha già attirato l’interesse, tra gli altri, di colossi come Boeing e di imprese come BETA Technologies, Ampaire, e VoltAero. Con la nuova realtà che entra nel gruppo, Northvolt, la startup diventerà una antenna tecnologica avanzata nella Silicon Valley.

Per Northvolt, che finora ha raccolto fondi per $3,6 miliardi tra debito ed equity per finanziare il proprio lancio, l’acquisizione, sui cui termini economici la nota ufficiale non si è soffermata, significa poter migliorare prestazioni e sicurezza migliorando nello stesso tempo i costi.

Non è immediatamente chiaro come questo si trasferirà nei partenariati che Northvolt ha già stretto, tra i quali rapporti con i gruppi tedeschi BMW e Volkswagen. Con quest’ultima, che ha partecipato ad alcuni round di finanziamento, gli svedesi sono partner nella creazione di un polo produttivo di celle a Salzgitter, uno dei grandi siti manifatturieri del gruppo tedesco.

Carlsson ha però precisato che combinare le rispettive forze, malgrado la rilevante presenza di Cuberg nel settore dell’aviazione, “sia decisivo per accelerare lo spostamento verso veicoli totalmente elettrici e rispondere alle esigenze di società leader dell’automotive all’interno di un lasso di tempo adeguato”.

Fondata nel 2015 da Wang e Mauro Pasta, allora alle prese col dottorato nel gruppo di Yi Cui a Palo Alto presso l’università di Stanford, Cuberg ha lanciato celle che hanno per punto di forza il puntare su un anodo al litio metallico, un notorio fattore di moltiplicazione della densità di energia rispetto agli anodi convenzionali in grafite o a quelli come sulle Tesla con un 5/7% di silicio.

Il problema dell’anodo in litio metallico è la sicurezza del materiale, particolarmente reattivo: la soluzione di Cuberg è basata su un non meglio precisato elettrolita liquido particolarmente efficace nel tenerlo sotto controllo e con la caratteristica di non essere infiammabile (il che fa pensare che la scelta dell’elettrolita sia caduta su liquidi ionici, famiglie di sali che sono liquidi a temperatura ambiente).

Grazie a questo elettrolita ad alta stabilità non solo si possono raggiungere alte densità di energia, che Cuberg indica nel migliore dei casi poter superare del 70% le autonoma considerate normali, ma insieme Northvolt e la startup californiana potranno puntare al dichiarato obiettivo di densità di energia volumetrica di 1.000 Wh/litro per il 2025 quando la cella potrebbe entrare in commercio.

La cosa più interessante della tecnologia di Cuberg è che sarà compatibile secondo l’amministratore delegato Wang coi processi produttivi esistenti, e le linee di produzione che la adotteranno inizieranno dai mercati meno price-sensitive dell’aviazione elettrica, dove c’è grande fermento tra droni e veicoli per il settore della Urban Air Mobility, che dopo le simulazione e test stanno iniziando ad ottenere le certificazioni per passare al momento commerciale.

Nel 2019 Cuberg era uscita allo scoperto con un confronto tipico della pubblicità americana: aveva rilasciato un video nel quale due droni veninvano lasciati volare fino ad esaurimento: quello con celle agli ioni di litio convenzionali volava per 17 minuti prima di spegnersi, quello con le celle Cuberg provviste di anodi in litio metallico e dell’elettrolita liquido della svolta durava oltre 27 minuti.

Se in Northvolt c’è una figura manageriale chiave italiana come Paolo Cerruti, nella genesi di Cuberg c’è un altro italiano: Mauro Pasta, professore associato di scienza dei materiali all’università di Oxford.

Pasta nel Regno Unito è il leader del progetto Solbat, lanciato dal consorzio pubblico-privato Faraday Institution per traghettare più rapidamente ricerca e industria verso la prossima generazione di batterie con elettroliti allo stato solido. Praticamente un progetto concorrente, visto che Cuberg a partire dall’estate 2016 ha deciso di puntare invece su elettroliti liquidi.

Credito foto di apertura: press kit Cuberg