Nuovi investimenti verso la rete Ionity

Il network europeo basato su colonnine ultra-veloci HPC si avvia a una seconda fase di crescita: i gruppi auto aderenti al consorzio vogliono l’espansione anche sulle autostrade minori e nelle città

La rete Ionity sta per ricevere un sostanziale impulso per una ulteriore espansione delle postazioni di ricarica ultra-veloci grazie a un nuovo impegno finanziario da parte delle case automobilistiche che hanno formato il consorzio, le principali tedesche più Ford Motor Co. e dallo scorso anno il gruppo Hyundai, scrive stamattina l’agenzia Bloomberg.

Fondata nel 2017, Ionity ha ricalcato lo schema dei Supercharger Tesla, con un accento ancora maggiore sulla presenza lungo i grandi assi viari europei. Nel caso italiano, inizialmente trascurato rispetto al Nord Europa, il network è partito nel 2018 col primo punto di supporto alle auto elettriche in Valdichiana, accanto all’Autostrada del Sole.

Grazie alla collaborazione con Enel X si è poi portata a 20 postazioni, tutte equipaggiate da colonnine HPC con potenze fino a 350 kW, molto più di quanto l’auto elettrica media in circolazione oggi sia in grado di immettere nelle celle presenti nel suo pianale.

Il traguardo finale di Ionity per l’Italia era a quota 60 stazioni, alcune delle quali in aree di servizio ENI, mentre altre potrebbero essere inserite nel fin troppo tardivo piano di investimenti in queste infrastrutture di Autostrade per l’Italia. Dopo aver a lungo rinviato l’accesso delle colonnine ultra-veloci nelle aree di servizio coperte dalla propria concessione, anche ASPI ha cambiato rotta indicando che avrebbe identificato 67 aree di servizio appropriate per accogliere postazioni HPC con 4-6 colonnine ciascuna.

L’amministratore delegato di Ionity Michael Hajesch non ha fatto riferimento specificamente alla rete italiana, ma ha confermato che la joint venture e i suoi azionisti stanno valutando l’espansione della rete, comprese le necessità di investimenti aggiuntivi che questo richiederebbe.

Secondo Bloomberg questo consentirebbe di aggiungere alla presenza autostradale che (con l’eccezione italiana e in parte quella francese) è già ben coperta in Europa, nuovi punti di appoggio anche su assi viari nei quali ora è assente. E di inserire postazioni anche in aree metropolitane, che finora non sono state un obiettivo primario della strategia di crescita.

Le colonnine ultra-veloci sono una preoccupazione in particolare per alcune case premium, come ad esempio Audi e Porsche, che proprio pensando alle esigenze della clientela dei loro costosi modelli hanno iniziato a fare progetti per una rete autonoma, esclusivamente dedicata al proprio pubblico e con in mente una collocazione in aree urbane anzitutto.

Non è chiaro quanto gli azionisti dovrebbero versare per consentire il varo di una seconda fase della strategia Ionity. Finora ciascun membro del consorzio ha versato una quota di ingresso nella società di circa €200 milioni. Se non è chiaro come Audi e Porsche affronteranno la proposta di espansione che si sovrapporrebbe a loro progetti autonomi, sembra scontato che la maggior parte dei partecipanti al consorzio approveranno la necessità di maggiori investimenti.

Dopo tutto le associazioni datoriali del settore stanno facendo pressione sull’Unione Europea per programmi che agevolino la crescita delle postazioni continentali di ricarica pubblica di quattro volte entro il 2024 fino a raggiungere a quella data il totale di 1.000.000 di postazioni attrezzate per la ricarica pubblica.

Credito foto di apertura: ufficio stampa BMW Group