Il laboratorio QuantumScape accumula strati nelle sue celle «solid state»

Insieme al primo resoconto da quando è quotata a Wall Street, QuantumScape annuncia che in soli due mesi è passata con successo da celle mono-strato a quattro strati, avvicinando il traguardo della prossima commercializzazione

Ieri QuantumScape ha diffuso il primo resoconto trimestrale da quando è entrata in borsa dopo fusione inversa con Kensington Capital Acquisition Corp., a novembre 2020 e l’azienda ha riferito una perdita di $2,41 ad azione. Nel dopo-borsa ieri e in pre-apertura oggi mentre scriviamo l’umore era tuttavia positivo: perché sono le precisazioni sullo sviluppo della tecnologia della società californiana ad interessare, più dei suoi conti.

Nel primo intervento pubblico a inizio dicembre, la società guidata da Jagdeep Singh aveva esposto una parte dei propri progressi nel percorso verso una tecnologia di celle allo stato solido, in grado di accogliere più energia rispetto a quelle convenzionali agli ioni di litio con elettroliti liquidi grazie a una impostazione anode-free: il litio metallico prende il posto della grafite. Una alternativa resa possibile da separatori in materiale ceramico che restano il principale segreto aziendale (anche se molti esperti scommettono su materiale garnet LLZO).

QuantumScape ha ottenuto buoni risultati nei primi esperimenti con celle mono-strato, e lo stesso amministratore delegato era stato chiaro nel precisare che il successo era analogo ad aver prodotto una carta da gioco: ma occorre un mazzo di carte per giocare.

Quello che QuantumScape ha confermato nel report trimestrale è che sono state realizzate le prime celle a più strati nella produzione-pilota. “Sebbene ci sia ancora un sacco di lavoro da fare e possiamo incontrare nuovi ostacoli man mano aumenteremo il numero di strati, questo è un risultato incredibilmente importante e siamo entusiasti di esserci arrivati così presto quest’anno” ha commentato Singh nella lettera agli investitori, nel cui novero figura anche il gruppo Volkswagen.

Per arrivare a un utilizzo commerciale credibile, le celle da presentare alla clientela dovranno avere tra una dozzina e fino ad una ventina di strati, mentre adesso ne sono stati realizzati quattro. I prossimi mesi vedranno aumentare ancora la capacità delle celle, per poi metterle alla prova in condizioni di impiego reale.

Per i tedeschi affamati come tutti i gruppi auto di offerta di celle (per Volkswagen specie in America dopo i problemi di un fornitore coreano) si prospetta quindi la possibilità di una joint venture sempre più credibile. Volkswagen ha già lanciato un programma del genere in Germania con la svedese Northvolt, per il sito di Salzgitter. Un impegno nella manifattura di celle di nuovo tipo potrebbe richiedere circa $1,6 miliardi per passare dalla produzione sperimentale a quella di massa, credibilmente all’inizio della seconda metà della attuale decade.

Attualmente, secondo i bilanci presentati, QuantumScape conta su $1 miliardo di cash ed equivalenti dopo l’ingresso a Wall Street mediante la diffusa strada della fusione inversa. Singh e i suoi adesso prevedono come primo passo la realizzazione di una struttura produttiva in scala ridotta a San José, dove la startup ha sede, per produrre abbastanza celle da farle sottoporre a collaudo in centinaia di auto elettriche. Secondo i piani entro il 2023, test a cui dovrebbero partecipare anche altri potenziali clienti oltre ovviamente al gruppo di Wolfsburg.

Credito foto di apertura: ufficio stampa QuantumScape