Anche la Spagna vuol connettersi alle batterie

Un progetto già varato ufficialmente, Battchain, e un altro su cui si lavora a Barcellona per salvare l’impianto che Nissan abbandonerà a fine anno puntano sulle batterie

Nel breve spazio di una settimana si muove anche la Spagna per entrare nei settori collegati alla mobilità sostenibile: in particolare le batterie, ma non solo. Il 10 febbraio è stata resa pubblica la formazione del consorzio Battchain.

Guidato dall’azienda specializzata nelle energie rinnovabili EIT InnoEnergy, mette insieme partner industriali come Extremadura Mining, Fagor Ederlan, Ingeteam, SODENA, Scoobic e BeePlanet Factory, oltre al consorzio di ricerca CIC EnergiGUNE e al Ente Vasco de la Energia.

Una spesa in conto capitale di €1,2 miliardi sosterrà una gamma di progetti che spaziano dall’estrazione e raffinazione di 15.000 tonnellate annue di idrossido di litio in Extremadura (progetto che ha incontrato una reazione negativa in parte della comunità locale), la fabbrica di celle solid state Basquevolt con capacità di 10 GWh nei Paesi Baschi, la linea di assemblaggio Nabatt da 120.000 pacchi batterie l’anno in Navarra, un impianto di riciclo e smaltimento di batterie per second life e recupero materie prime dalle celle.

La Spagna può essere vista dall’italiano medio come paese di vacanze, ma in effetti da alcuni lustri ormai è un peso massimo della produzione auto: secondo i dati ACEA riferiti alle ultime cifre del 2019 era il secondo paese del continente per manifattura di veicoli passeggeri dopo la Germania e davanti alla Francia e Repubblica Ceca.

Per la fine della decade metà della produzione auto nella Penisola Iberica sarà elettrica, con la necessità di almeno 28 GWh di capacità annua per mettere le celle nei pianali di quei veicoli. Importante sarà quindi assicurare che la produzione di celle abbia come origine energie rinnovabili, per mantenere bassa l’impronta di emissioni delle auto elettriche nella fase di produzione delle celle, quella più rilevante.

Il consorzio Battchain prevede in effetti come siti produttivi dei propri progetti Andalusia, Paesi Baschi, Extremadura e Navarra: tutte zone ad alta concentrazione di rinnovabili, anche se in Extremadura l’attività non sarà direttamente collegata alle batterie ma alle sue materie prime.

Non legato alle materie prime ma proprio alle batterie è invece l’orizzonte del governo regionale della Catalogna per cercare di dare un futuro al sito produttivo nell’area di Barcellona che Nissan chiuderà a fine anno.

Il governo vorrebbe un Battery Hub da inserire là dove si producevano finora auto e furgoni, e per far decollare il progetto sta cercando di assicurarsi fondi per €6,8 miliardi da ritagliare nella quota di €140 miliardi destinati alla Spagna nel fondo allocato da Bruxelles. All’agenzia Reuters fonti locali hanno riferito di avere riscontrato interesse da più imprese per questa opportunità. Entro il 31 marzo gli interessati dovranno sottoporre proposte per accedere all’area, che sorge su terreni di proprietà pubblica.

Il sorgere di una fabbrica di batterie in Catalogna oltre a quelle di Battchain nei Paesi Baschi e in Navarra secondo la stampa locale avrebbe raccolto in particolare l’interesse della coreana LG Energy Solution (che è già fornitore del gruppo Volkswagen cui appartiene la catalana SEAT) e della francese Schneider Electric.

Quest’ultima non produce finora celle in proprio, ma materiali ed equipaggiamenti per la mobilità elettrica sì: dalle colonnine anche con potenze elevate ed elevatissime fino agli impianti industriali necessari nelle linee, settore che la vedrà partecipare alla realizzazione della fabbrica di celle francese a cui punta la startup transalpina Verkor.

Credito foto di apertura: ufficio stampa BMW Group