Tesla condivide un po’ del suo sprint coi bitcoin

Elon Musk non aveva fatto nulla per nascondere l’interesse verso le criptovalute: Tesla conferma ufficialmente che ha acquistato $1,5 miliardi di bitcoin e che dove possibile inizierà ad accettarli in pagamento dai clienti

Era da qualche giorno che il tema dei bitcoin tornava nel mirino di Elon Musk nelle sue apparizioni sui social media. Non poteva essere un caso, che il vulcanico imprenditore di origine sudafricana avesse aggiunto al suo profilo Twitter un hashtag bitcoin: Tesla ha confermato oggi l’acquisto della più nota delle criptovalute per un valore equivalente a $1,5 miliardi.

Lo ha fatto in una comunicazione ufficiale all’autorità di borsa americana SEC (Securities and Exchange Commission), in cui l’azienda di Palo Alto ha indicato di avere acquistato bitcoin, che nel corso del 2020 hanno effettuato una rapida conversione da settore del selvaggio West a realtà istituzionale o quasi, per avere più flessibilità nel diversificare ulteriormente e massimizzare il ritorno che ottiene dalla propria liquidità.

Non solo: Tesla ha anche indicato che inizierà ad accettare pagamenti in bitcoin per i propri prodotti, sia pure con un occhio alle legislazioni vigenti. Si tratta della prima casa auto che faccia questa apertura. L’entità dell’ingresso Tesla nelle criptovalute è facile da misurare, seguendo da presso conti relativi all’ultimo trimestre 2020 nei quali la liquidità aziendale era misurata attorno ai $19 miliardi di cash ed equivalenti.

L’apertura a un settore finora considerato non solo volatile ma anche border-line dal punto di vista della legalità in pratica significa un ulteriore impulso alla istituzionalizzazione delle valute al di fuori delle emissioni di banche centrali.

I messaggi positivi provenienti dal CEO della società auto più valutata e che è entrata a dicembre nell’indice S&P500 che incarna il Gotha del tradizionale capitalismo americano sono messaggi rassicuranti sulla sicurezza e stabilità delle valute digitali. L’effetto diretto visibile oggi dell’endorsement Tesla è stato il rialzo del bitcoin fino ai valori record mai registrati in precedenza.

Musk in passato si era messo in difficoltà da solo per le opinioni e progetti espressi via social su attività e piani aziendali, con ben note conseguenze (due multe accumulate per $40 milioni totali) nel 2018, quando pensava ancora di ritirare dalla borsa una società che invece da allora si è trasformata in un sinonimo di fortuna a Wall Street.

Attorno alla decisione Tesla si stanno scatenando curiosità ed interesse: ma da parte delle case auto va tenuto presente anche il tradizionale meccanismo della paura di arrivare tardi in una novità. Poter pagare in bitcoin è una opportunità pratica che potrà interessare un numero molto limitato di nerd e che potrà quindi accrescere la simpatia di una fetta di pubblico verso un marchio di cui probabilmente ha già una buona opinione.

Ma in passato l’aprirsi di campi quali il blockchain (collaterale rispetto alle criptovalute), ci mettono in guardia dall’effetto-moda: in molta comunicazione aziendale di tre, quattro anni fa sembrava di capire che nessun gruppo auto avrebbe potuto fare a meno di molti esperti di blockchain.

Ma a distanza di relativamente poco tempo, quello che sembrava un filone aurifero si è ridimensionato ad una soluzione che può utilmente servire ad alcuni specialisti, ad esempio per sviluppare nuovi strumenti nella logistica e nella catena della fornitura.

Credito foto di apertura: André François McKenzie on Unsplash