La Mini elettrica si è rivelata “contagiosa”

Il nuovo face-lift della piccola icona britannica dell’auto da città si abbevera a più di una fonte di stile dalla versione elettrica Cooper SE; nessuna novità invece a livello di scheda tecnica

Secondo face-lift per la terza generazione di Mini, quella che per la prima volta ospita una elettrica pura nel panorama di versioni della citycar britannica del gruppo BMW, e che ha contribuito con le vendite dello scorso anno al rispetto dei limiti di emissioni europee da parte della flotta di modelli che fanno capo a Monaco di Baviera.

Si tratta di un restyling che servirà a mantenere acceso l’interesse sul modello in attesa dei due o forse tre anni necessari per passare a una piattaforma nuova, in questo caso realizzata insieme al partner Great Wall Motor. Chissà, forse anche con contenuti nuovi di batterie: magari senza cobalto visto che lo spinoff Svolt sta costruendo in Germania vicino al confine con la Francia un nuovo polo produttivo per la propria linea NMX, che in effetti è basata su chimica del catodo LMNO.

L’intervento stavolta si nota anche ad occhio nudo e riguarda soprattutto il volto della Mini: il contorno esagonale si accentua, inglobando le prese d’aria e una banda del colore della carrozzeria prende più spazio. I musi tipici delle elettriche pure, che non hanno bisogno delle griglie di raffreddamento perché non hanno i radiatori delle termiche, si può dire stiano conquistando spazio anche nell’estetica dei modelli convenzionali.

Sono spariti i fari supplementari, al cui posto appaiono ora prese d’aria verticali, che fanno molto feritoie di raffreddamento di freni poderosi da sportiva. Dietro nell’area porta-targa si nota un motivo nero che fa da richiamo alla cifra del muso, mentre restano gli inconfondibili fari posteriori con la firma della Union Jack.

Un elemento inconfondibile della nuova Mini sarà il tetto multi-tono, che nella parte che sfuma verso lo spoiler può virare da un San Marino Blue al Jet Black passando per il Pearly Aqua. La tecnica di verniciatura è stata integrata nella linea di produzione in modo automatizzato, ma il sovrapporsi di colori farà sì che ogni Mini abbia infinitesimali differenze tra un’unità e l’altra.

Negli interni la clientela troverà un volante del tutto nuovo e più ergonomico. Lo schermo del cruscotto da 5″ che aveva debuttato sulla versione elettrica sarà comune ora anche alle altre versioni, mentre le bocchette sono più proporzionatamente inserite nella pannellatura. Il quadro centrale da 8,8″ è da questo restyling in poi divenuto lo standard.

Nessuna novità invece per quanto riguarda le motorizzazioni, non solo per le convenzionali ma per l’elettrica Cooper SE, che continua a contare su una batteria CATL con capacità utilizzabile di 28,9 kWh che supporta una autonomia di 225 chilometri WLTP e motore da 135 kW e 270 Nm di coppia.

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Il responsabile del design della casa britannica Oliver Heilmer si coccola una delle novità estetiche del face-lift: il tetto in tonalità di colore degradanti (credito foto: ufficio stampa Mini )
Credito foto di apertura: ufficio stampa Mini